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Catene ricorsive di sant’Antonio

30 Gennaio 2008 , di Boliboop

Come saprete, un metodo molto semplice per raccogliere indirizzi e-mail, al fine di organizzare truffe informatiche o inviare spam su prodotti farmaceutici venduti illegalmente, è quello di avviare una catena di sant’Antonio. Non voglio sostituirmi al lavoro di Paolo Attivissimo, ma una catena in particolare mi ha colpito per la sua straordinaria stupidità. Ecco l’inizio del testo:

Mi hanno mandato questa e-mail…non è molto bella all’inizio ma di certo dopo aiuta a riflettere. Leggetela con attenzione. Sto inviando questa lettera per il significato che ha, fa pensare, e per ciò che dice.. Che tu ci creda o no, il destino esiste.. Ma anche se i casi che troverete qui sotto non sono positivi. . noi siamo capaci di fare della nostra vita ciò che vogliamo.. Basta desiderarlo..

Leggi da solo….specialmente l’ultima parte..

CASO 1:

Kelly Sedey aveva un desiderio: che il suo ragazzo, ormai da tre anni, David Marsden, le chiedesse di sposarla. Così, un giorno, quando lei era a cena con lui, David le chiese di sposarlo!!! Lei accettò, ma poi dovette andarsene, a causa di un appuntamento di li a 20 minuti.
Quando arrivò in ufficio, notò che sul suo computer c’erano nuove e-mail. Le controllò: le solite lettere da parte del suo amico… Ma poi ne vide una che non aveva mai visto prima. Era questa lettera. Lei la cancellò senza neanche leggerla tutta.

Stop. Ma come caspita si fa a scrivere un testo in cui un personaggio cestina una lettera in cui si parla di lei che cestina la lettera stessa. Un groviglio logico da cui non si può uscire, un controsenso, un nodo alla catena stessa.

A parte il fatto che, considerando le sventure che capitarono alla povera Kelly (in due parole il promesso sposo muore) indicano chiaramente che la premessa “noi siamo capaci di fare della nostra vita ciò che vogliamo.. Basta desiderarlo..” è sbagliata, visto che per ottenere qualcosa non dobbiamo solo desiderarlo, ma anche leggere fino in fondo tutte le e-mail, soprattutto di spam, che ci arrivano… altrimenti lui muore.

Roba da centro di igiene mentale.

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I chip del futuro sfrutteranno la luce anziché i segnali elettrici?

10 Dicembre 2007 , di Boliboop

Da Macitynet:

Supercomputer grandi quanto due campi da tennis che richiedono chilometri di cablature in rame per collegare i propri “cervelli” informatici potranno un giorno entrare in un semplice computer
portatile. Mentre i supercomputer odierni possono arrivare a consumare una quantità di energia pari al fabbisogno di centinaia di case, questi piccoli supercomputer su chip del futuro non consumeranno più dell’ equivalente energetico di una semplice lampadina.
Questo è il risultato che, a detta di IBM, si potrà avere anche grazie alla scoperta dei alcuni loro ricercatori.

In un articolo pubblicato nella rivista specializzata “Optic Express”, i ricercatori IBM hanno illustrato l’importantissima scoperta che permetterà di inviare su un chip le informazioni tra i “core” (i “cervelli”) multipli di un chip utilizzando pulsazioni di luce attraverso il silicio al posto dei tradizionali segnali elettrici nei cavi.

La scoperta * nota nel settore come modulatore elettro-ottico al silicio Mach-Zender * è un modulatore da 100 a 1000 volte più piccolo rispetto ai tradizionali modulatori della stessa categoria.
Questo favorirà la nascita di molti altri dispositivi del genere che permetteranno un giorno di integrare le reti ottiche di interconnessione in un singolo chip, riducendo drasticamente i costi, i consumi energetici e il calore generato ma allo stesso tempo consentendo un aumento della larghezza di banda per le comunicazioni tra i vari nuclei di più di cento volte rispetto ai chip cablati.

Si sta, in sostanza, lavorando per poter arrivare ad inserire il maggior numero possibile di core in un singolo chip-. Oggi, un dei chip avanzato come il processore Cell - cuore della Playstation 3 * contiene già nove core in un singolo chip. La nuova tecnologia mira alla di un metodo a bassi consumi che permetta l’interconnnessione di centinaia di migliaia di core su di un chip minuscolo, attraverso l’eliminazione di tutto il cablaggio normalmente necessario in questo tipo di funzione. Utilizzare la luce al posto dei fili per inviare tra core può aumentare la velocità di trasmissione di 100 volte e ridurre l’energia consumata di 10 volte.

Fonte:
http://www.ibm.com/news/us/en/2007/12/2007_12_06.html

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Hymne à la beauté - Inno alla bellezza

22 Novembre 2007 , di Boliboop


Que tu viennes du ciel ou de l’enfer, qu’importe,
Ô Beauté ! monstre énorme, effrayant, ingénu!
Si ton oeil, ton souris, ton pied, m’ouvrent la porte
D’un Infini que j’aime et n’ai jamais connu?

De Satan ou de Dieu, qu’importe? Ange ou Sirène,
Qu’importe, si tu rends, - fée aux yeux de velours,
Rythme, parfum, lueur, ô mon unique reine! -
L’univers moins hideux et les instants moins lourds?

Charles Baudelaire (Les fleurs du mal)


Venga tu dall’inferno o dal cielo, che importa,
Bellezza, mostro immane, mostro candido e fosco,
se il tuo piede, il tuo sguardo, il tuo riso la porta
m’aprono a un Infinito che amo e non conosco?

Arcangelo o Sirena, da Satana o da Dio,
che importa, se tu, o fata dagli occhi di velluto,
luce profumo, musica, unico bene mio,
rendi più dolce il mondo, meno triste il minuto?

Charles Baudelaire (I fiori del male) - tradotto da Gesualdo Bufalino (Mondadori, 1983)


Che tu venga dal cielo o dall’inferno, che importa,
Oh Bellezza! mostro enorme, spaventoso, ingenuo!
Se il tuo occhio, il tuo sorriso, il tuo piede, mi aprono la porta
Di un Infinito che amo e che non ho mai conosciuto?

Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena,
Che importa, se tu rendi - fata dagli occhi di velluto,
ritmo, profumo, luce, oh mia unica regina! -
L’universo meno orribile e gli istanti meno pesanti?

Charles Baudelaire (I fiori del male) - tradotto da me, perché adoro poter rimanere il più possibile fedele all’originale dell’autore, pur peccando d’eleganza.

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Gerablog: considerate la vostra esposizione

21 Novembre 2007 , di Boliboop

Gerablog è il neonato blog di Simone Gerardiello, nel quale sono apparsi già alcuni interessantissimi articoli di fotografia, elaborazione grafica e post-produzione con Photoshop (ma non solo). Lo stile è proprio il mio preferito, appassionato e meticoloso: proprio l’ideale per farsi venire voglia di provarci per conto proprio ma anche l’ideale per riuscirci, dal momento che le spiegazioni sono molto dettagliate. Ecco cosa troverete nel Gerablog:

  1. La fotografia digitale in bianco e nero
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  3. Ancora HDR, guida alla post-elaborazione con Photoshop
  4. Fotografare in movimento

Buona lettura!

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Assistenza tecnica: report on-line

14 Novembre 2007 , di Boliboop

Dopo un po’ di studio e di lavoro con PHP e con le API di Filemaker, ho realizzato per il sito di Computime un’interfaccia web che permette di verificare velocemente se è pronto un Mac o un iPod (o qualsiasi altro prodotto) che avete portato a riparare (qui la pagina dell’Assistenza se volete dare un’occhiata). Un piccolo script che permette di velocizzare lo scambio di informazioni tra Assistenza tecnica e clienti. Una piccola soddisfazione personale :D

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Google introduce il “molto grande”

9 Novembre 2007 , di Boliboop

Piccola modifica/miglioria al motore di ricerca per le immagini di Google: ora è possibile Mostrare solo le Immagini molto grandi, oltre che grandi, medie e piccole. Segno dei tempi, la risoluzione delle fotocamere digitali aumenta, lo spazio di storage cosa sempre meno e Google si adegua ed offre un quarto livello di grandezza.

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GoOSe e gOS: sistemi operativi con la G

7 Novembre 2007 , di Boliboop

gOS

Tempo fa vi parlare delle voci su GoOSe, acronimo di “Google Operating System Environment”, il quale più che un sistema operativo vero e proprio doveva essere un “ambiente” Web capace di sfruttare tutte le varie applicazioni in Ajax sviluppate da Google. In realtà si è scoperto che questo Google OS, era semplicemente una distribuzione Linux usata dagli sviluppatori Google con tutti i propri strumenti ed applicazioni utili.

Come riferisce downloadblog, invece, pare che sia stato distribuito un gPC (la g sta per green, non Google) che monta una distribuzione verde di Ubuntu:

si tratta del primo sistema operativo che esce con le applicazioni di Google come scelta primaria (è presente anche una installazione di OpenOffice).
Nella barra delle applicazioni OSX-style troviamo infatti oltre alle applicazioni di Docs & Spreadsheets, link a YouTube, Blogger, Google Maps ma anche a Facebook e Wikipedia.

Si può scaricare l’immagine del Live CD per provarla senza installarla. Si tratta però di un immagine più grande di un CD e va quindi masterizzata su un DVD. Il file torrent si trova qui.

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One Laptop per Child: le impressioni di Paolo Attivissimo

5 Novembre 2007 , di Boliboop

OLPC

Dimensioni ridottissime, carrozzeria giocattolosa ma robusta, ideale per i bambini, nessuno spigolo tagliente, una tastiera impermeabile con tasti piccoli per dita piccole, uno schermo che si vede benissimo in piena luce, Wifi integrato… questo è un laptop che farà gola anche a molti utenti del Primo Mondo. E’ quindi validissima la formula “con 399 dollari ne paghi due, ne prendi uno, e l’altro lo doni ai bambini” […] ha una webcam incorporata. E lo schermo è girevole per trasformare l’OLPC in un libro elettronico. Niente HD; solo memoria Flash, più che sufficiente per foto e testi. E ci gira su Linux.

questa la descrizione dell’OLPC, presentato al Linuxday di Cinisello Balsamo di pochi giorni fa, scritta da Paolo Attivissimo in questo post. Decisamente interessante.

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Stasera… Ratatouille!

2 Novembre 2007 , di Boliboop

Ratatouille

Stasera ho visto Ratatouille, un film Disney realizzato in collaborazione con i Pixar Studios. Un film divertentissimo, a tratti prevedibile e a tratti imprevedibile, dolce come un camembert, frizzante come un Dom Pérignon e gustoso come un piatto tradizionale provenzale a base di verdura stufata: la ratatouille, appunto.

Nei titoli di coda vengono ringraziati i Pixar Studios e, alla fine, anche Steve Jobs in persona :)

Insomma, da Mr. Jingles de Il Miglio verde, a Rémy di Ratatouille, i topi sono sinonimo di qualità :mrgreen:

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Recensione: Leopard, una belva nel proprio Mac

26 Ottobre 2007 , di Boliboop

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Leopard è finalmente fuori dalla gabbia. Come preannunciato, proprio in queste ore sta avvenendo in tutto il mondo il lancio di Mac OS X 10.5 “Leopard”. Ho provato questo sistema operativo installandolo su un hard disk esterno collegato al mio MacBook tramite una porta Firewire 400. Ciò che stupisce maggiormente sono le alte prestazioni di Leopard che, pur non girando sul disco interno, mostra una fluidità e una reattività inaspettata. La fluidità degli effetti grafici non è solo una gradevolezza estetica, ma soprattutto un mezzo per fruire senza limitazioni delle nuove funzionalità, come ad esempio gli utilissimi Stacks (o Pile) e i desktop virtuali di Spaces.

Per scoprire tutti i dettagli dell’installazione di Leopard, leggete la mia recensione approfondita e la seconda parte per le caratteristiche principali.

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