Ecco una nuova infornata di frasi appiccicate, la rubrica in cui riporto le nuove citazioni brani e canzoni che più rispecchiano il mio modo di vedere la vita e che da qualche tempo mantengo a portata di vista, incollandole sul lato interno della porta della stanza che uso come piccolo studio. In questa infornata troviamo citazioni di Jim Morrison, Luc de Clapiers de Vauvenargues, Voltaire, Stephen G. Tallentyre pseudonimo di Evelyn Beatrice Hall, in The Friends of Voltaire, spesso erroneamente attribuito a Voltaire, George Orwell, Homer J. Simpson (sì, lo so che è un persognaggio, non un essere vivente), brani dal film American Beauty, scritto da Alan Ball, e una frase citata da Gil Grissom, in CSI nell’episodio The Strip Strangler.
Infine, ed è una novità , anche una rielaborazione personale dello stemma nobiliare di Niels Bohr che riporta il motto latino “Contraria sunt complementa” e il simbolo T’ai-chi T’u.
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Mentre la Microsoft annuncia che non ci saranno più limitazioni al numero di volte che Windows Vista potrà essere trasferito su un nuovo PC (o il numero di volte in cui si può cambiare Hard Disk o scheda madre al proprio PC), perché i geni si sono resi conto che gli smanettoni non avrebbero potuto comprare un sistema operativo a settimana, è di oggi la notizia di una demenziale limitazione: l’impossibilità di utilizzare sulle edizioni Home di Vista, software di virtualizzazione come Virtual PC e VMWare. (fonte Punto-Informatico)
Mentre il mondo va a lunghe falcate verso l’Open Source e i Free Software, la Microsoft tenta di rimanere arroccata ad una ormai vecchia concezione non solo di software proprietario, ma anche di computer che decidono cosa l’utente debba fare e che software poter utilizzare.
Nel caso particolare dei software di virtualizzazione si tratta forse di rendere meno agevole la sperimentazione di sistemi operativi Linux da parte di utenti Vista per evitare una conseguente migrazione di massa verso sistemi più liberi e meno asfissianti? Oltre ad essere una limitazione palesemente arbitraria, è anche un po’ tardiva: come chiudere il recinto dopo aver lasciato fuggire i buoi.
Per concludere, se avete ancora XP (o inferiore) e volete provare al volo Linux senza partizioni o cose simili, ovvero se volete dare un’occhiata ad un sistema operativo virtuale, vi consiglio caldamente di scaricare VMware Player ed una delle tantissime Virtual Appliances, come ad esempio Fedora 6 e Ubuntu 6.06.
E fuggite da Microsoft finché siete in tempo.
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Sono state rilasciate da poco le nuove versioni dei browser Internet Explorer e di Firefox. Io non dico niente, altrimenti dicono che sono fazioso… lascio parlare Paolo Attivissimo:
Microsoft ha da poco annunciato la nuova versione di Internet Explorer, la numero 7, che finalmente si mette al passo con i tempi introducendo funzioni, sicurezze e compatibilità che la concorrenza (Opera, Firefox, Safari, Mozilla) ha già da tempo. Internet Explorer 7 ha già rivelato una falla di sicurezza (la dimostrazione è presso Secunia) che non è ancora stata corretta, e nel frattempo la concorrenza non è rimasta con le mani in mano. Oggi esce la nuova versione di Firefox, la 2.0, che è gratuita, disponibile per Mac, Linux e Windows in 39 lingue, e introduce nuove migliorie assenti in Internet Explorer 7, come il ripristino integrato della sessione in caso di crash o riavvio, e molto altro ancora.
Scusate, il grassetto è mio, dunque fazioso.
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Per chi usa LaTeX il corretto taglio sillabico, ovvero l’hyphenation, può rappresentare un problema. La corretta separazione delle sillabe quando si va a capo, infatti, dipende fortemente dalla lingua con cui si scrive il documento.
Nell’installazione standard di LaTeX con distribuzione MiKTeK, infatti, l’inglese viene sillabato bene, mentre caricando il pacchetto babel con il comando <strong>\usepackege[italian]{babel}</strong> e compilando il nostro file .tex, viene resistuito il warning
Package babel Warning: No hyphenation patterns were loaded for
(babel) the language `Italian'
(babel) I will use the patterns loaded for \language=0 instead.
(per la precisione il parametro italian dovrebbe essere caricato come globale nella dichiarazione della documentclass, di modo che anche altri pacchetti, oltre a babel, possano riconoscere tale impostazione senza doverla ribadire)
In rete non sono mai riuscito a trovare informazioni per risolvere il problema della scorretta sillabazione in lingua italiana. Si parla di un file chiamato language.dat che gli utenti Linux troveranno qui /usr/lib/texmf/texmf/tex/generic/config/ e gli utenti windows in una cartella tipo questa \texmf\tex\generic\config. Qui, ad esempio, si consiglia di modificare il file decommentando la riga italian ithyph.tex e commettanto quella riferita alla lingua tedesca. Dopo di che, gli utenti Linux dovrebbero “ricompilare il file di formato di LaTeX”(fonte).
Non so quanto questo sistema funzioni perché non ho LaTeX installato su Linux, ma per gli utenti Windows XP con distribuzione MiKTeX ho trovato la soluzione definitiva. Innanzitutto da Start>Tutti i programmi>MiKTeX cliccare su MiKTeX Options. Selezionare la scheda Languages, spuntare la checkbox corrispondente a italian e infine cliccare su OK. A questo punto appare il messaggio “To apply the new settings, it is necessary to rebuild the format files” a cui bisogna rispondere OK. Il software lavorerà qualche secondo con la finestra Format File Creation e quando questa si chiuderà il nostro file .tex non restituirà più quel fastidioso warning!
Tramite MiKTeK Option è possibile anche aggiungere sillabazioni nuove, cliccando su New e indicando il file .tex adeguato. I file per i tagli sillabaci standard sono tutti in una cartella del tipo \texmf\tex\generic\hyphen dove è possibile trovare i file ithyph.tex e ithyphen2.tex che differiscono sia per il codice proprio della sillabazione sia per la presenza, nel secondo, delle istruzioni per caricare questo pattern con una semplice procedura da linea di comando (anche per utenti Windows 95 or Windows NT/2000/XP, aprendo il Command Prompt cliccando su Start>Esegui e scrivendo cmd).
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