Archivio per dicembre, 2006
Chiedo scusa se a molti potrà sembrare solo una “scoattata”… ma certe cose son soddisfazioni! Infatti grazie alla pubblicazione di un articolo su un’occultazione asteroidale di cui ho parlato in questo articolo, ora sono presente nel Smithsonian/NASA Astrophysics Data System, ovvero nel database di articoli ed abstract di articoli più frequentato di Astronomia e Fisica.
Se infatti andate su l’Astronomy and Astrophysics Search, spuntate la voce Physics nell’opzione “Databases to query:” e scrivete “Troise, Davide” nel campo Author. Ed ecco che vi comparirà la lista degli articoli da me pubblicati… beh per ora solo uno, questo, ma son soddisfazioni!
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E’ possibile che tra qualche anno nasca la prima automobile “open source”, una macchina cioè per la quale nessuno potrà rivendicare il benché minimo diritto di brevetto. L’”open source” in informatica indica un programma messo in internet con un tipo di licenza per la quale il codice sorgente (cioè il linguaggio di programmazione) è lasciato alla disponibilità di eventuali sviluppatori, in modo che con la collaborazione libera e spontanea il prodotto finale possa raggiungere una complessità maggiore di quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di lavoro. E questo modo di avvicinarsi all’informatica sta “contagiando” positivamente il mondo della tecnologia.
Un ex dipendente della BMW, Markus Merz, che ora è proprietario di una società di consulenza automobilistica in Germania, ha dato vita al progetto OSCAR, acronimo di “Open Source Car”. L’idea di base del progetto è quella di permettere a chiunque lo voglia di copiare, modificare e redistribuire informazioni generalmente segrete sullo sviluppo tecnologico di un’automobile di elevato livello senza rivendicare alcun diritto sulle modifiche proposte al suo miglioramento. Il progetto sta portando a riunire un mondo di ingegneri, disegnatori e altri esperti in un forum online che sta ottimizzando giorno dopo giorno le caratteristiche dell’auto in oggetto, dal suo design alle sue caratteristiche tecniche. Continua a leggere ‘OSCAR: Open Source Car’
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Dopo i primi divertentissimi video che illustrano, attraverso alcune ironiche gag di due attori bravissimi, le differenze tra un Mac e un PC [via levysoft] ecco che la serie si amplia con l’aggiunta di altre esilaranti scenette. Ecco l’elenco completo:
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Antonio di Levysoft mi ha mandato questo link http://multimedia.repubblica.it/tecnologia/489587 e mi posto la seguente domanda
Perché le immagini dei telescopi sono in bianco e nero e non a colori? C’è una ragione, secondo te?
E’ una domanda decisamente interessante, per cui ho deciso di dedicarmi esaurientemente alla risposta, pubblicandola di seguito:
I telescopi lasciano passare un certo range di frequenze (ad esempio i telescopi ottici, rifrattori o riflettori, lasciano passare il visibile, un po’ di infrarosso e poco di più, mentre i radiotelescopi… le onde radio). All’interno di questo range di frequenze ci sono praticamente tutte le frequente, e se siamo nel visibile, tutti i colori.
Il fatto è che per motivi di studio scientifico non è quasi mai interessante misurare l’intensità luminosa nell’intero range osservabile, ovvero fare una misura di tipo bolometrica, ma piuttosto scegliere delle bande di frequenza spesso molto sottili. Ad esempio piuttosto che vedere il Sole in tutti i suoi colori, è più utile interessarsi solo ad una sfumatura specifica del rosso, quella a 6563 Angstrom, ovvero la prima riga di emissione dell’idrogeno che si trova sulla superficie solare. In questo modo, tanto per dirne una, si vedono molto meglio le protuberanze solari che invece sarebbero affogate in un mare di luce se lasciassimo passare tutte le frequenze del rosso, figurarsi di tutto lo spettro visibile. Continua a leggere ‘Perché le immagini dei telescopi sono in bianco e nero’
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Ha appena visto la luce il mio nuovo photoblog: In qualche angolo dell’universo. E’ la prosecuzione naturale di photoniKBlog; infatti la sigla “kb2″ nell’URL sta ad indicare che si tratta della seconda versione del precedente photoblog.
PhotoniKBlog era strutturato in modo da enfatizzare non solo la fotografia, l’immagine, ma anche il come essa fosse stata realizza. In fatti, a corredo di ogni immagine, era presente un testo che spiegava gli accorgimenti tecnici (durante lo scatto o nell’elaborazione al computer) e la situazione contingente durante la realizzazione dello scatto. Spesso erano inseriti aneddoti o considerazioni di varia natura.
In questo nuovo photoblog, invece, il messaggio è veicolato sopratutto dall’immagine, a cui è affidato il massimo dello spazio della pagina. Il resto delle informazioni sono il titolo, la data di pubblicazione, i tag e gli exif. Questi ultime due classi di informazioni sono quelle che hanno sostituito il testo che accompagnava le foto nel mio precedente photoblog. Nei tag infatti inerisco informazioni riguardanti il luogo, il soggetto fotografato e gli eventuali effetti grafici applicati. Negli exif, invece, saranno riportate automaticamente le informazioni tecniche di ogni fotografia, così come impresse sul file originale dalla fotocamera digitale usata.
Spero che questo nuovo (per me) concept di photoblog sia gradito a tutti i visitatori. Buona visione!
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Mi chiedevo se fosse il caso di sospendere i pagamenti da parte di Google Adsense fin quando il dollaro non torni a livelli più alti. Negli ultimi anni il dollaro ha perso, nei confronti dell’euro, il 30% del proprio valore e farsi recapitare ora un assegno da Google Adsense non sarebbe un’ottima decisione. Allora tenendo conto che la crescita dell’euro pare stia rallentando (vedo grafico), forse conviene aver fiducia e attendere che il dollaro si apprezzi un po’. Per contro c’è chi dice che per un blogger certe questioni non si pongono dal momento che non si cerca il lucro dagli annunci pubblicitari ma solo un piccolo rimborso per le spese di gestione e di abbonamento hosting. Meglio avere pochi soldi, che rischiare di aspettare il crollo dell’economia americana!
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Testi con righe troppo lunghe non sono facilmente leggibili; se ci vuole troppo tempo per muovere l’occhio dalla fine di una riga all’inizio della successiva, si tende a perdere traccia della linea corrente. Perciò, per ottimizzare l’utilizzo di schermi particolarmente larghi, gli autori devono affidarsi a colonne di testo multiple, posizionate l’una accanto all’altra, come nei quotidiani. Sfortunatamente questo è impossibile da gestire con CSS e HTML, senza imporre a priori la fine di una colonna, restringere pesantemente i marcatori utilizzabili o usare script particolarmente complicati.
Una specifica CSS3 preliminare (senza valore di norma) suggerisce l’utilizzo di alcune nuove proprietà CSS per implementare questa funzionalità. Da Firefox 1.5 sono state implementate alcune di queste proprietà, in modo da ottenere il comportamento descritto nella bozza preliminare (con una eccezione descritta sotto).
Il blog di Robert O’Callahan utilizza le colonne CSS; provatele con Firefox 1.5 o successivi.
Per una prima descrizione sulle specifiche di questo interessante effetto grafico, continuare a leggere qui.
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Visto l’interesse suscitato da Fare le moltiplicazioni con le linee: dimostrazione ho pensato di riportare qui il link per un altro metodo grafico (ma non totalmente) che, pur sfruttando lo stesso algoritmo svelato nella dimostrazione già pubblicata, è certamente più veloce. Provare per credere, qui.
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A causa della migrazione ad un nuovo servizio di hosting dei siti membri, ed ospitati, del Troise Network, la loro visibilità è stata nulla o intermittente per quasi una settimana. Mi scuso con i lettori e spero che questo nuovo manteiner si dimostri efficiente quanto sperato, di modo che questi disagi non si ripetano.
In particolare sono migrato da tophost a upshost.
In sostanza si tratta di essere passato da un servizio buono ad uno decisamente migliore, con l’unica regressione da 4 database MySQL a soli 2. Siccome i siti ospitati da questo network e che necessitano di WordPress (e quindi di database MySQL) sono 4, ho dovuto far convivere a coppie le tabelle di questi siti che avevano inizialmente tutte il prefisso ‘wp_’ (dato che con 4 db non c’era possibilità di conflitto).
La soluzione non è stata semplicemente cambiando il prefisso alle tabelle di 2 dei 4 siti avendo cura di indicare il nuovo prefisso nel file wp-config.php, ma, assumento che abbia cambiato il prefisso da ‘wp_’ a ‘x_’ cambiando nella tabella x_options il nome dell’optione ‘wp_user_roles’ in ‘x_user_roles’ e fare la stessa cosa per ‘wp_capabilities’ e ‘wp_user_level’ nella tabella x_usermeta. (fonte)
Non fare tutti questi passaggi comporta il mancato riconoscimento come amministratore da parte del sistema di amministrazione di WordPress. Suggerirei di sviluppare un sistema meno macchinoso per cambiare prefisso alle proprie tabelle del database.
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