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Archivio per febbraio, 2007

Risolvere un bug in Ultimate Tag Warrior 3

28 febbraio 2007 , di Boliboop

A chi usa, sulla piattaforma di blogging WordPress, il plugin Ultimate Tag Warrior 3 per gestire i tag nei propri post, potrebbe presentarsi un fastidioso bug dopo l’upgrade alla versione 2.1.x di WordPress. Il bug consiste nella scomparsa dei tag inseriti nei nuovi post, scomparsa che avviene non immediatamente, ma dopo che il post è stato visualizzato alcune volte. In questo modo chi scrive un articolo corredato da tag, potrebbe venire ingannato dall’apparente normalità del post appena pubblicato.

La soluzione a questo bug (oltre a scaricare l’ultima versione del plugin perché sempre buona abitudine dotarsi della versione meno fallata di qualsiasi software) è quella di recarsi nella pagina “Manage Tags”, nel pannello di amministrazione del proprio blog, e cliccare su Force Reinstall che permette di forzare la reinstallazione di UTW.

Non ho approfondito la natura di questo bug per cui non so a cosa sia dovuto e perché questa soluzione abbia funzionato sia a me che ad Antonio di Levysoft (che non si era nemmeno accorto di avere questo problema :P ). Chi avesse ulteriori informazioni può lasciare un gradito commento.

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Apple Store Roma: apertura il 31 Marzo

28 febbraio 2007 , di Boliboop

Il buon Levysoft ha contattato il Gruppo PAM per chiedere notizie sul nuovo centro commerciale Roma-Est e gli è stato confermato che l’apertura del centro è prevista per il 31 Marzo 2007. Allora richiesta di notizie riguardo la presenza di un Apple Store ha confermato che la Apple ha aperto un negozio presso il loro centro.
Peccato che hanno già assunto tutto il personale :)

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Lo Zune Phone sconfiggerà l’iPhone?

28 febbraio 2007 , di Boliboop

Ebbene sì, è nato lo Zune Phone, o meglio lo z-Phone, l’ultimo competitore dell’iPhone di Apple. Non solo telefonate e musica, ma anche MS Paint, il DOS, l’orologio, il fantastico gioco Reversi e tanto altro ad un prezzo incredibile! Buona visione!

Ah, ovviamente è una parodia, trovata su TUAW :)

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Creative Commons 3.0: senza DRM

27 febbraio 2007 , di Boliboop

cc-30-splash.png

Come previsto sono state formalmente annunciate le nuove licenze Creative Commons, che giungono così alla versione 3.0, un aggiornamento che porta con sé alcune novità sostanziali e che conferma, dopo un lungo dibattito in seno alla comunità CC, l’incompatibilità delle licenze con il DRM.

Simbolo stesso del copyleft, del nuovo concetto di diritto d’autore che trova in rete le sue applicazioni più interessanti e che adegua il controverso concetto di “proprietà intellettuale” alle nuove esigenze dell’era dell’informazione, le CC 3.0 si propongono come uno strumento se possibile ancora più internazionale. Continua a leggere ‘Creative Commons 3.0: senza DRM’

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Undead Pixel 2.1

27 febbraio 2007 , di Boliboop

Undead Pixel è una semplice applicazione che promette di individuare i pixel morti del vostro monitor LCD e di tentare di resuscitarli. E’ gratuito che non ha bisogno di installazione (ma ha bisogno di .Net Framework per funzionare).

Il primo obiettivo di individuare i pixel morti è raggiunto grazie alla possibilità di rendere l’intero schermo di un unico colore con un semplice clic. I colori visualizzati sono rosso, verde (lime), blu, bianco, nero e giallo, o tutti i colori a rotazione. Una volta individuato un eventuale pixel morto, o congelato su un solo colore, è possibile passare alla seconda fase, ovvero quella di rigenerazione. La tecnica usata è quella di flashare il pixel alternando i colori ogni 40 millisecondi (opzione di default) su un area di 5×5 pixel spostabile trascinandola con il mouse. L’alternanza veloce di colori può contribuire a sbloccare il pixel, anche se non è una garanzia di successo.

Personalmente ho avuto esperienza di un pixel che si era bloccato sul rosso, risolvendo il problema spegnendo spesso il monitor. All’epoca non conoscevo questo programmino ma evidentemente ho applicato in modo rudimentale lo stesso principio.

[via PI]

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Nuovi screenshot di Leopard

27 febbraio 2007 , di Boliboop

leopard-icons.jpgThink Secret ha pubblicato oggi una nuova serie di immagini relative al nuovo sistema operativo Mac OS X 10.5 “Leopard” e fa notare come ora ridimensionare una finestra sia istantaneo e fluido, al contrario di questo sperimentato da alcuni utenti di Mac OS X 10.4 “Tiger” il qualche finestra delle Preferenze di Sistema. C’è anche uno screenshot relativo ad una nuova funzione di telecamera di sicurezza che tramite la telecamera iSight integrata mostra una immagine quando davanti al Mac c’è qualcosa che si muove. Infine sono visibili le nuove icone del Terminale e di X11 (in foto a lato). Think Secret suggerisce come fine Marzo il rilascio di Leopard anche se pare ci sia ancora qualche baco da risolvere.

Ecco i link per gli screenshot delle ultime build di Leopard: 9a241, 9a283, 9a321, 9a343 (quella di oggi).

[via tuaw e applegazette]

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Perché non esite il drive B? E un OS dannatamente piccolo

27 febbraio 2007 , di Boliboop

“La perfezione è raggiunta non quando non c’è più niente da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere.” – Antoine de Saint-Exupery

floppy_disk_drive_top_cover_removed.jpg

Una mia ammiratrice mi scrive: perché esiste il drive A per i floppy disk (anche se stanno scomparendo), C per l’hard disk interno ma è del tutto mancante il drive B?

La risposta è semplice. I floppy disk sono stati per lungo tempo (sopratutto negli anni 1980) l’unico supporto di memorizzazione sufficientemente economico da essere diffuso su tutti i computer, infatti in quegli anni gli hard disk avevano prezzi proibitivi. Dopo la prima, poco diffusa, versione IBM a 8 pollici, ci furono i mitici floppy da 5 pollici e 1/4 e (introdotti da Apple) quelli 3 pollici e 1/4. Su questi supporti, grandi fino a 1,44 MB, vennero memorizzati i primi piccolissimi Sistemi Operativi.

Per cui appena acceso il computer si inseriva nel drive A il disco col sistema operativo (ad esempio il DOS) e il secondo drive, denominato appunto B, era usato per il trasferimento dati (sia verso la memoria RAM che verso l’eventuale hard disk). Col tempo l’uso del floppy disk è andato diminuendo fino a far scomparire del tutto il drive B.

La mia ammiratrice si è detta sorpresa della piccolezza dei sistema operativi dell’epoca. Allora mi sono ricordato di una mini distro Linux (conosciuta grazie a Luca) estremamente versatile, orientata al desktop e racchiusa in soli 50MB. Si tratta di DSL, acronimo di Damn Small Linux (Linux dannatamente piccolo) che non contiene solo il sistema operativo ma anche:

XMMS (MP3, Lettore CD e MPEG), clienti FTP, Dillo web browser, links web browser, FireFox, Foglio di calcolo, Sylpheed email, controllo ortografia (Inglese), un programma di videoscrittura (FLwriter), tre editor (Beaver, Vim e Nano [clone di Pico]), programmi di visione e manipolazione grafica (Xpaint, and xzgv), Xpdf (lettore PDF), emelFM (file manager), Naim (programma di chat per AIM, ICQ, IRC), VNCviewer, Rdesktop, clienti e server SSH/SCP , DHCP, PPP, PPPoE (ADSL), un web server, calcolatrice, supporto generico per stampante GhostScript , NFS, Fluxbox window manager, giochi, accessori per il monitoraggio del sistema, una valanga di programmi a linea di comando, supporto pieno per USB e pcmcia e supporto sperimentale per il wireless.

In più si avvia da un mini CD senza bisogno di installazione, oppure da una chiavetta USB, dall’interno di un altro sistema operativo (ad esempio Windows), e parte anche con un vetusto 486DX con 16MB RAM. Damn Small Linux inoltre ha la capacità di fungere da server SSH/FTP/HTTPD direttamente da Cd. E questo, per tornare ai floppy mi fa ripensare a Micro-Apache, una versione di Apache HTTP Server ridotta all’osso ma assolutamente funzionante che occupa solo 359 KB e non richiede installazione, per cui può girare anche da floppy disk.

“La perfezione è raggiunta non quando non c’è più niente da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere.” – Antoine de Saint-Exupery

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Una licenza per l’hardware open source

26 febbraio 2007 , di Boliboop

Un paio di settimane fa vi parlai di Chumby, Neuros OSD e Arduino, tre esempi hardware del fiorente movimento Open Source. Su Punto Informatico è apparsa la notizia di Tucson Amateur Packet Radio (TAPR), una delle più grandi associazioni americane di appassionati di elettronica che sta ultimando la definizione di una licenza open source specifica per l’hardware. La nuova licenza, che si chiama Open Hardware License (OHL) e di cui è possibile scaricare la bozza 0.9, è una licenza che adotta molti dei principi legali alla base delle equiparabili licenze software, quali il copyleft di GNU, e le applica alla documentazione e alle specifiche tecniche dei componenti hardware, come schemi di progetto, diagrammi eccetera.

Questa licenza si fa segnalare soprattutto perché tra i suoi promotori c’è uno dei massimi guru dell’open source, Bruce Perens, che ne ha già sottoposto la bozza al vaglio dell’Open Source Institute (OSI), di cui Perens è stato fondatore insieme a Eric Raymond.

Secondo quanto riporta ArsTechnica.com, la prima reazione di OSI è stata di scetticismo. Raymond, sebbene non più presidente di OSI ma ambasciatore onorario, ha spiegato che l’idea di applicare l’open source all’hardware è lodevole, ma che licenze come OHL rischiano di snaturare il concetto di “distribuzione”, generando conflitti di non facile soluzione. Altri fanno notare come le tradizionali licenze open source, prima tra tutti la GPL, siano adatte anche all’hardware: testimonianza ne sarebbero la già citata iniziativa OpenSPARC di Sun e il progetto Arduino, che si avvale della licenza Creative Commons.

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Gli hard disk: una miniera di informazioni

26 febbraio 2007 , di Boliboop

hdd_od_srodka.jpgI dati contenuti negli hard disk sono soggetti a principali tre categorie di vulnerabilità: le rotture degli hard disk, la mancata cancellazione prima della rivendita e i furti.

Riguardo il primo punto Google ha recentemente effettuato di fare uno Scandisk globale e approfondito a tutti i propri hard disk e i dati ottenuti sono stati la base di uno studio (qui il PDF) che ha esaminato i risultati ottenuti con centinaia di migliaia di dischi fissi Parallel ATA e Serial ATA, con dimensioni comprese tra 80 e 400 gigabyte e velocità di rotazione dei piatti al minuto tra 5400 e 7200 rpm. Obiettivo quello di controllarne lo stato di salute, verificare quali unità avessero sviluppato difetti fisici e quali siano quelle più verosimilmente destinate a fallire entro breve.

Le conclusioni sono sostanzialmente 4: 1) esiste una correlazione ben precisa tra l’età, i modelli, le marche e l’affidabilità dei dispositivi. Non è dunque vera l’idea generalmente accettata dagli utenti che un disco fisso valga quanto un altro. 2) è sfatato il mito dell’affidabilità della tecnologia Self-Monitoring, Analysis, and Reporting Technology (SMART), usata per monitorare in tempo reale alcuni cruciali parametri per scongiurare rotture improvvise: il 56% dei dispositivi mal funzionanti non ha “allarmato” nessun particolare parametro usato per il monitoraggio dello stato. 3) Raffreddare eccessivamente i computer (qualcuno lo fa anche con l’azoto liquido) non ha nessun vantaggio nello scongiurare le rotture degli hard disk. Anzi, i dischi raffreddati in maniera eccessiva tendono a sviluppare malfunzionamenti in misura maggiore. 4) Usare in maniera intensiva un disco di produzione moderna non aumenta affatto le possibilità di crash. (fonte)

La seconda categoria di vulnerabilità dei dati è la necessità di sincerarsi del fatto che i dati risultino effettivamente inaccessibili prima di dare via i vecchi hard disk. Continua a leggere ‘Gli hard disk: una miniera di informazioni’

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A Marzo il boicottaggio della RIAA

26 febbraio 2007 , di Boliboop

Boicottaggio RIAALo lancia il popolare portale americano Gizmodo, secondo cui è ora di colpire l’industria della musica là dove fa più male: al portafoglio. Per tutto il mese invita di astenersi da certi acquisti

Gizmodo va alla guerra contro RIAA: il popolare gadget portal si fa promotore di una iniziativa di boicottaggio nei confronti di quelle etichette discografiche che foraggiano l’associazione, impegnata sì nella lotta alla pirateria ma anche nel pesante condizionamento delle pratiche di fruizione e di acquisto del pubblico appassionato di musica.

“Senza i suoi milioni di dollari da spendere in avvocati – si legge sul comunicato ufficiale dell’iniziativa – RIAA è sdentata. Le etichette prendono i loro soldi da noi, i consumatori, e se non vogliamo che si comportino come stanno facendo, possiamo farglielo sapere con i nostri portafogli”. Continua a leggere ‘A Marzo il boicottaggio della RIAA’

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