Dopo duearticoli sugli hard disk, eccone uno sul principale utilizzo che vorrei fare del mio prossimo disco rigido: il backup. Dopo aver scritto questo post su melablog, ho notato che molti altri ne hanno parlato in rete, sia in Italia che nel resto del mondo… evidentemente non è solo a me che il software di cui ho parlato è veramente ottimo
Dopo l’ottimo SmartBackup, oggi vi parliamo di Carbon Copy Cloner, giunto da poco alla versione 3. Questa applicazionedonationware permette di fare backup completi di un disco fisso su di un altro (non solo connesso ad una porta USB o Firewire, ma pure di un Mac anche se connesso in una rete locale) fino ad ottenere una copia identica (clone) anche a livello di blocco. Prima di fare questo si può chiedere all’applicazione di cancellare completamente il volume di destinazione. Il formato di destinazione è il dmg (immagine disco) che può essere compresso e frazionato.
Ma CCC non si limita a clonare dischi, ma permette in modo intuitivo di fare backup di parte del contenuto del proprio hard disk (selezionando tgtOptSync in Opzioni di clonazione) in modo incrementale. E’ bene precisare che con alcune impostazioni di backup può essere necessario che il volume di destinazione abbia il doppio dello spazio richiesto dal volume di origine. Per ripristinare un backup, ivece, è sufficiente selezionare restore_from_backup nell’opzione Disco Origine.
Cliccando su Carbon Copy Cloner nella barra dei menu, possiamo accedere alle Operazioni Programmate, le quali permettono di schedulare i backup ogni ora, giorno, settimana o mese secondo i criteri impostati. Se si usa un iPod per fare il backup, il sistema di pianificazione può essere impostato in modo di attendere sempre che la sincronizzazione con iTunes si sia conclusa.
Dallo stesso menu possiamo accedere alle Impostazioni Avanzate che permettono di impostare una sottocartella di destinazione del disco clonato e di avviare automaticamente uno script prima (e uno dopo) l’esecuzione della copia.
Il prossimo Mercoledì 26 Settembre si terrà a Roma una dimostrazione gratuita di Creative Suite 3, l’ultima versione del pacchetto di applicazioni Adobe che comprende Photoshop. Questo workshop, organizzato da Computime, si svolgerà all’Hotel Villa Morgagni in Via Morgagni, 25 a Roma e si farà uso di un Mac Pro. L’orario è 9:30 / 13.00 con coffee break alle 11.30. Per partecipare è richiesta la registrazione scrivendo a info@computime.it. Io ci sarò, e voi?
Il buon Antonio ha parlato recentemente dell’interessante tecnica grafica del retargeting, grazie alla quale si può ridimensionare un’immagine scartando automaticamente solo quelle parti che non contengono informazioni rilevanti. Detto così non rende bene l’idea, ecco quindi un video esemplificativo (qui la versione ad alta qualità):
Nell’articolo di Antonio si dice che “Intanto, qualcuno ha anche pensato di farne una implementazione in Python: basterà poco che magari potremmo ritrovarcelo anche su Gimp.” E infatti, pochi giorni sono bastati affiché questo venisse fatto e che il buon Felipe ci mostrasse i primi risultati.
Questa tecnologia permette quindi di eliminare da un’immagine parti non gradite o di ridurre l’ingombro di parti poco interessanti, grazie ad un algoritmo illustrato in un articolo di Shai Avidan e Ariel Shamir “Seam Carving for Content-Aware Image Resizing” ACM Transactions on Graphics, Volume 26, Number 3, SIGGRAPH 2007 (qui il PDF, e già che ci siete fate un salto sul sito varipinto di Ariel Shamir). Nell’articolo, oltre ai fondamenti teorici e agli esempi visibili anche nel video, vengono discussi i limiti di questa tecnica, come la necessità di includere un face detector nel software per evitare il riconoscimento anomalo dei volti.
Un segno dei tempi che la ricerca scientifica, applicata all’informatica e alla grafica, debba riconoscere l’utilità di Flickr da cui sono tratte molte delle immagini utilizzate, tutte con licenza Creative Commons.
La divertente ed ironica striscia che vedete qui sopra (clicca per vederla in dimensioni normali) è stata pubblicata oggi da Albo, un giovane fumettista palermitano che fa ampio uso di un MacBook Pro per dare sfogo alla propria creatività. In realtà di tratta dell’ultima di una serie di 3 strisce dedicate all’iPod Touch ma, come avete potuto vedere, in questa è addirittura ospite Steve Jobs!
Che questa striscia abbia un fondo di verità lo si può ragionevolmente sospettare tenendo conto che pochi giorni fa si è saputo di un utente che ha acquistato un iPod Touch e che, quando ha attivato la funzione di blocco automatico ed ha inserito una password errata, si è visto comparire la scritta “iPhone è disabilitato”. Come si chiede giustamente Kiro:
Che gli ingegneri Apple abbiano dimenticato quel pezzo di codice nella fase di mietitura?
Qualche giorno fa Punto Informatico ha pubblicato un articolo che affronta un argomento che, potenzialmente, potrebbe cambiare per sempre il mondo della telefonia, e non solo. Un’azienda svedese, TerraNet, ha introdotto una tecnologia capace di far comunicare i telefonini tra loro e, con una rete peer-to-peer, veicolare chiamate verso terzi. Tutto questo senza bisogno di stazioni base, bypassando quindi gli operatori tradizionali, e azzerando di conseguenza i costi delle chiamate, sfruttando la potenza di segnale dei singoli apparecchi, che può arrivare ad un chilometro. Telefonia wired, wireless e VoIP in un colpo solo.
L’azienda produttrice di cellulari Ericsson è forse la meno scettica, secondo quanto riportato nell’articolo, ma prevede un forte impiego di questa tecnologia solo nei paesi in via di sviluppo, dove le stazioni base non sono disponibili. Voi cosa ne pensate? A un paese ricco non gioverebbe lo stesso che le tariffe telefoniche venissero azzerate e che la comunicazione fra persone fosse facilitata?
L’unico difetto potrebbe essere l’impossibilità di comunicazione di una persona isolata, a più di un chilometro da chiunque. In realtà anche nelle reti attuali esistono problemi di campo in posti isolati e, di solito, molte stazioni base e antenne telefoniche sono piazzate proprio dove c’è più densità di popolazione. I problemi sarebbero dunque analoghi, ma i costi abbattuti. Tutto qui.
Il buon Albo ha iniziato oggi una serie di tre strisce a tema Apple. La prima, molto carina e intitolata “Ricambio generazionale…” riguarda la voglia di Duke di comprarsi un iPod Touch, non appena il suo vecchio iPod Nano avrà bisogno di essere sostituito…
Per la terza, di Giovedì prossimo, mi ha già anticipato una chicca da non perdere… ma che non posso rivelarvi. Non posso fare altro che consigliarvi di collegarvi su AlboBlog!
Per i più smemorati, o per coloro che sono appena arrivati su questo blog, ricordo che Albo è anche l’autore della bellissima vignetta al centro di un manifesto AVIS realizzato da me.
Vortexmind ha pubblicato un bel post dove parla di Auction Ads e più in generale dei servizi di pubblicità online che ha provato negli anni. Ognuno con le proprie peculiarità. Sarei molto curioso di controllare se le clausole dei termini d’uso di ognuno permettono l’uso contemporaneo sulle stesse pagine di tutti questi servizi messi insieme… ma meglio non esagerare
Eccone un elenco con breve descrizione di ognuno:
Google Adsense: annunci pubblicitari contestuali, sia testuali che tramite immagini. Sei un blogger che scrive di informatica? Compariranno pubblicità per vedere computer. Sei Paolo Attivissimo e parli di bufale? Compariranno pubblicità di mozzarelle.
Text Link Ads: pubblicità tramite link testuali che possono quindi essere inseriti all’interno di un post. Metodo decisamente meno invasivo dei banner e sopratutto contestualizzato dal blogger (che decide dove e cosa linkare).
AlternateURL: permette di creare annunci sostitutivi qualora Google Adsense non trovi una pubblicità adatta alla pagina in questione.
Auction Ads: Permette di impostare alcune keywords specifiche e di mostrare quindi annunci pubblicitari delle aste eBay relative a quei prodotti.
Ecco una descrizione del mio modo di vedere (senza pretesa d’essere un critico musicale) il brano Disassociative di Marilyn Manson, contenuto nell’album Mechanical Animals, che vi consiglio di ascoltare mentre leggete provando a riconoscere i passaggi che descrivo.
Questo brano, forse uno dei migliori dell’autore, inizia con degli effetti sonori (fra l’acquoso e il vetroso) sullo sfondo, dopo 7 secondi entra una chitarra elettrica nemmeno poi tanto distorta che descrive un motivo semplice e relativamente pulito, ripetuto una seconda volta quando entrano le percussioni. Poi inizia la parte cantata. “I can tell you what they say in space/That our earth is too grey”, ritorna la chitarra con “But when the spirit is so digital/The body acts this way” e ancora con “That world was killing me/That world was killing me” per arrivare alla fine della strofa che recita il titolo “Disassociative”. Qui i drums eseguono un breve passaggio per arrivare al brigde “The nervous systems down,/ the nervous systems down/ I know” con delle tastiere che eseguono un lento si-la-sol-fa diesis che mi piace particolarmente. Finito il bridge (che viene eseguito due volte), ecco il ritornello (o chorus se preferite chiamarlo così) che attacca a 1′31″ dall’inizio. Si tratta della parte migliore della canzone in cui l’energia accumulata dei secondi precedenti è scaricata da batteria e chitarre, il cui testo recita “I can never get out of here/I don’t want to just float in fear/A dead astronaut in space” ripetuto due volte con l’ultimo verso a sfumare.
Dopo 27 secondi di energia dispersa (dispersione ravvisabile anche nel tono della voce e nel testo), ritorna il tema iniziale con lo stesso schema “Sometimes we walk like we were shot through our heads, my love/We write our song in space like we are already dead and gone”, “Your world was killing me/Your world was killing me” e poi “Disassociative”, salvo poi ripetere gli ultimi tre versi.
Qui il bridge viene inaspettatamente saltato, entra subito il ritornello come a scaricare un’energia ancora non disponibile e recita “I can never get out of here/I don’t want to just float in fear/A dead astronaut in space” (due volte). Poi ecco il bridge “The nervous systems down, the nervous systems down/I know” senza però quella spinta a trasformarsi in chorus. Infatti è seguito dal breve tratto musicale del chorus ma senza voce (parte decisamente azzeccata a mio parere), per poi ripetersi questa volta con la voce “I can never get out of here/I don’t want to just float in fear/A dead astronaut in space” (due volte) che finisce sfumando sugli effetti sonori e con un basso malinconico che conclude la sua parte mentre sembra entrare il suono di elicottero (suono che fa da ponte fra questa e il brano successivo nell’album (The Speed Of Pain).
Un brano musicalmente completo, mai ripetitivo e che può essere apprezzato anche da chi solitamente non ascolta questo genere o da chi non approva il personaggio di Marilyn Manson. Un esempio di bella musica in album di qualità superiore alla media dell’autore, il cui punto più alto è raggiunto però in un altro brano, Coma White, nei primi 24 secondi di chitarra acustica e poi batteria leggera, una perla di semplicità e bellezza. Se volete convincere qualcuno che non tutta l’opera di Marilyn Manson è brutta fategli ascoltare questi 24 secondi a tradimento (ovvero senza dirgli l’autore): avrete molte chance che cominci a capire che la musica di qualcuno non è mai tutta brutta o tutta bella (ok, ok… a parte quella di Bach )
Dopo la mia recensione sull’iPhone, dopo qualche giorno di utilizzo, vi propongo la lettura di quest’altra interessante e divertente recensione di Damiano Airoldi, pubblicata da Macitynet, dopo un mese d’uso. Pur essendo abbastanza approfondita dal punto di vista tecnico è anche densa di impressioni e sensazioni. Da non perdere la simpatica vignetta.
Ultimamente parlo spesso di hard disk, probabilmente perché ho in progetto di comprarne alcuni (almeno uno da 2,5″ e uno da 3,5″). Se avete suggerimenti sono ovviamente più che ben accolti, quindi non fate complimenti e lasciate un commento. Da parte mia, ultimamente, ho notato che i prezzi dei dischi LaCie stavano scendendo più di alti (stavolta è solo un’impressione, non ho fatto statistiche attendibili, quindi fidatevi ) e probabilmente questo non era altro che un indizio dell’uscita di nuovi modelli. Molto interessanti quelli recensiti da MacNN i questidue post. Si tratta dei modelli che descriverò qui di seguito e che LaCie metterà in vendita solo da Ottobre prossimo.
LaCie 2big Triple, tripla interfaccia (FireWire 800, FireWire 400 & Hi-Speed USB 2.0), con due dischi RAID usabili in 4 modalità a scelta: SAFE 100 (RAID 1): ridondanza completa dei dati; FAST (RAID 0): massima velocità; BIG: concatenazione per la massima capacità; JBOD: dischi usati separatamente; I dischi sono estraibili a caldo. Se si desidera un’interfaccia di rete Gigabit Ethernet 10/100/1000 Mbits, esiste il modello LaCie 2big Network. Entrambi i prodotti sono disponibili con capacità di 1 TB, 1.5 TB e 2 TB con prezzi (rispettivamente) di $409.99, $619.99 e $939.99.
LaCie Golden Disk è invece il nuovo disco da 500 GB con interfaccia USB 2.0 che abbandona il design minimalista e grigio di F. A. Porsche e accoglie quello liquido e dorato di Ora-Ïto per un costo di $189.00. Un po’ barocco, ma certamente più economico dei precedenti.