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Archivio per ottobre, 2007

Recensione: Leopard, una belva nel proprio Mac

26 ottobre 2007 , di Boliboop

leopard-macosx_herothumbnail.jpg

Leopard è finalmente fuori dalla gabbia. Come preannunciato, proprio in queste ore sta avvenendo in tutto il mondo il lancio di Mac OS X 10.5 “Leopard”. Ho provato questo sistema operativo installandolo su un hard disk esterno collegato al mio MacBook tramite una porta Firewire 400. Ciò che stupisce maggiormente sono le alte prestazioni di Leopard che, pur non girando sul disco interno, mostra una fluidità e una reattività inaspettata. La fluidità degli effetti grafici non è solo una gradevolezza estetica, ma soprattutto un mezzo per fruire senza limitazioni delle nuove funzionalità, come ad esempio gli utilissimi Stacks (o Pile) e i desktop virtuali di Spaces.

Per scoprire tutti i dettagli dell’installazione di Leopard, leggete la mia recensione approfondita e la seconda parte per le caratteristiche principali.

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Lancio di Leopard da Computime

23 ottobre 2007 , di Boliboop

apple-mac-os-x-105-leopard-480×360.jpg

Ci sarò anch’io, venerdì prossimo, al lancio ufficiale di Mac OS X 10.5 “Leopard”. Il negozio Computime organizza per le ore 18 (ora ufficiale del lancio in tutto il mondo) un evento in cui un esperto ci illustrerà le funzionalità principali di Leopard e sarà possibile visionarlo sui computer in cui sarà installato. Appuntamento, quindi, in via Morgagni 30G a Roma per chi vuole conoscere Leopard, e me :)


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Arriva il Leopardo: Mac OS X 10.5 in preordine

16 ottobre 2007 , di Boliboop

leopard-preordine.jpg

Finalmente è giunto il momento tanto atteso di Leopard! Da pochi minuti è possibile effettuarne il preordine dalle pagine dell’Apple Store(dopo essere stato offline per più di un’ora). La data della spedizione, che corrisponde alla data del lancio in tutti i negozi e nell’Apple Store, è stata confermata essere il 26, come preannunciato in questo post. I dettagli sull’annuncio di Apple, tra cui prezzi e caratteristiche principali di Leopard, potete leggerli su un mio articolo su Computime Blog.

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Leopard si avvicina: rilasciata la Golden Master Candidate

16 ottobre 2007 , di Boliboop

leopardgoldenmaster.jpg

La versione Golden Master di Mac OS X Leopard, ovvero l’ultimo passaggio del ciclo di rilascio, è ormai pronta, tanto che in questi giorni si è diffusa la notizia di una GM Candidate distribuita internamente alla Apple. Ne danno notizia Arstechnica e MacRumors. Dal momento che un precedente rumor, che fissava per il 26 ottobre prossimo la data probabile per il rilascio di Leopard, non è stato ancora smentito, questo significa che mancano solo due settimane affinché la Golden Master venga sottoposta agli sviluppatori e, sempre che non sorgano altri problemi, venga dato in fretta inizio alla fase di copiatura e all’impacchettamento della versione definitiva. Da Apple ci si può attendere di tutto, e a noi non resta che attendere, appunto.

[da un mio articolo su melablog]

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Due giorni con l’iPod Touch

15 ottobre 2007 , di Boliboop

ipodtouch-apple.png

Grazie a Computime ho potuto tenere per un paio di giorni l’iPod Touch e ho scritto una recensione sul loro neonato blog. Si tratta certamente di un prodotto eccezionale, anche se sapere tutto ciò che può fare l’iPhone mi fa domandare perché Apple abbia voluto limitare così l’iPod Touch. Tra parentesi, per collegare l’iPod Touch a Internet ho dovuto rispolverale la Fonera, poiché il mio modem wifi non è sufficiente: in parole povere, l’iPod Touch e l’iPhone non possono fare il PPPOE, ma ci vuole un router o un access point, come la Fonera appunto (salvo fraintendimenti da parte mia).

Dal momento che non si sa ancora quando l’iPhone arriverà in Italia, l’iPod Touch è l’unico dispositivo con la rivoluzionaria interfaccia multi-touchscreen con cui possiamo realisticamente avere a che fare. Se poi consideriamo che probabilmente le condizioni di abbonamento col carrier che lo distribuirà, il fatto che l’iPod Touch supporta una capacità anche doppia (fino a 16 GB) e che si tratta comunque di un dispositivo meno ingombrane e più leggero, allora si può concludere che chiunque non abbia assoluta necessità di un nuovo cellulare potrà trovare nell’iPod Touch molte caratteristiche affascinanti.

Vi invito quindi a leggere la mia recensione su Computime Blog.

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Il gatto sotto il cerchio: il perché e il per come

14 ottobre 2007 , di Boliboop

gatto-rosso-x-web.jpg

Via Giavasan, Ciccsoft:

“Ipotizziamo che il raggio della Terra sia di 6000 Km per semplicità di calcolo.
Supponiamo di svolgere un filo lungo l’equatore in modo che sia aderente alla superficie in tutti i suoi punti (ovviamente perfettamente sferica).
Ora prendiamo questo filo, aggiungiamo 1 metro alla sua lunghezza, rendiamolo di nuovo perfettamente sferico e stavolta anche rigido. Rimettiamolo attorno all’equatore in modo che in ogni punto sia equidistante dalla superficie.
La domanda è: un gatto riesce a passare sotto tale filo?”

Avete pensato di rispondere no? Ovvio, perché 1 metro di variazione sulla circonferenza che è circa 36 milioni di metri non può lasciare abbastanza spazio per un gatto. Giusto?
La risposta è invece . La spiegazione è di una semplicità disarmante:

C \simeq 6 \times R

dove C è la circonferenza, R il raggio e 6 è l’approssimazione di 2\pi per semplificare il discorso. Questo significa che ad ogni incremento del raggio corrisponde un incremento 6 volte più grande della circonferenza e viceversa, ad ogni metro aggiunto alla circonferenza corrisponde 1/6 di metro aggiunto al raggio. Così vien fuori che il cerchio rigido è 1/6 di metro sopra la superficie, ovvero circa 16 centimetri, abbastanza per far passare un gatto.

Perché ci sembra controintuitivo? Probabilmente perché quando immaginiamo un cerchio ingrandirsi ne rappresentiamo mentalmente più l’area che la linea che ci corre intorno, e tutto ci appare più grande (o più piccolo) di quello che è.

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Tim Berners-Lee e WorldWideWeb

12 ottobre 2007 , di Boliboop

worldwideweb_screenshot.gif
clicca sull’immagine per ingrandire o clicca qui per la versione originale

Come molti probabilmente sapranno, World Wide Web è il significato del famosissimo acronimo www, ma sono in pochi a sapere che WorldWideWeb (tutto attaccato) è il nome del primo browser web mai esistito. A realizzarlo fu Tim Berners-Lee. Questo autentico genio ha realizzato le seguenti cosuccie da niente:

  1. è stato co-inventore del World Wide Web insieme a Robert Cailliau
  2. ha coniato il termine di World Wide Web
  3. ha scritto il primo server per il World Wide Web, httpd
  4. ha scritto il primo programma client (un browser e un editor), WorldWideWeb (nell’ottobre del 1990)
  5. ha scritto la prima versione del linguaggio HTML e le specifiche iniziali per URL e HTTP
  6. ha fondato il World Wide Web Consortium (W3C)

Ma tornando al primo browser web della storia, WorldWideWeb (poi ribattezzato Nexus), esso supportava sia il protocollo HTTP che l’FTP e fu realizzato nientepopodimeno che con un NEXTcube su cui girava il sistema operativo NEXTStep, il progenitore di Mac OS X, sviluppato dalla NeXT Computer fondata da Steve Jobs nel 1985 dopo la sua estromissione dalla Apple. Questo stesso computer NEXT fu usato da Berners-Lee come server web, il primo server web della storia, ovviamente. Potete ammirarlo nella seguente immagine:

800px-first_web_server.jpg
clicca per ingrandire

WorldWideWeb prevedeva già la possibilità di inserire link ipertestuali (base del concetto di WWW), visualizzare immagini (che apparivano in una nuova finestra anziché nel documento stesso); c’erano anche dei menu con molte funzionalità, tra cui due che corrispondevano agli attuali pulsanti “Avanti” e “Indietro” e un “Trova”. Un menu “Link” corrispondeva agli attuali “Preferiti”o “Segnalibri”. Esisteva anche un interessante menu “Style” che, anche se non esistevano ancora gli attuali CSS, permetteva di scaricare dei fogli di stile permettendo una differente visualizzazione dei vari documenti HTML (concetto che, molti anni più tardi, fu riutilizzato dal browser Opera per facilitare la visualizzazione da parte dei disabili).

Il browser WorldWideWeb venne sviluppato in Objective C (un linguaggio di programmazione orientato agli oggetti ancora strausato nelle applicazioni per Mac OS X) e il sistema NEXTStep fu scelto perché aveva librerie di funzioni che facilitavano molto la creazione di applicazioni grafiche (funzioni ereditate da Mac OS X tramite Cocoa). Il sistema NEXTStep presentava un’interfaccia in bianco e nero, di conseguenza lo stesso vale per Nexus/WorldWideWeb. Il suo codice sorgente è ancora disponibile sul sito del W3C anche se, non essendo mai stato portato su altri sistemi operativi e mai sviluppato oltre il 1993 (versione 0.17), oggi è praticamente inservibile. Berners-Lee inizialmente pensò di rilasciare il software in licenza GNU General Public License, ma alla fine optò per il pubblico dominio.

Gli immediati successori di WorldWideWeb furono ViolaWWW, Cello e Mosaic.

Tutte le informazioni contenute in questo articolo sono state ricavate da molti articoli dell’impagabile Wikipedia.

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Crop & chop con ImageMagick

11 ottobre 2007 , di Boliboop

cip_e_ciop.gifCosa è ImageMagick?
ImageMagick è una suite di programmi freeware per la modifica di immagini da riga di comando. Esiste per Linux, Mac OS X e Windows e, per ora, ho usato (con soddisfazione) solo la versione per Windows. Esiste anche per PHP, per manipolare le immagini tramite uno script web. Permette di leggere e scrivere circa un centinaio di formati grafici, ma la vera potenza di ImageMagick si esplica nella ripetizione di operazioni di manipolazione grafica (come illustrò nel seguito).

In Windows, in pratica, una volta installato il pacchetto (installazione molto semplice, in pochi click), è sufficiente andare nella cosiddetta “finestra del DOS” (ovvero Start>Esegui e scrivere “cmd”) e posizionarsi nella cartella in cui sono presenti le immagini da modificare. A questo punto è possibile scegliere uno dei programmi della suite elencati in questa pagina. Per fare una prova del funzionamento del pacchetto basta eseguire (da qualsiasi posizione) questi tre comandi in sequenza:

convert logo: logo.gif
identify logo.gif
imdisplay logo.gif

Il funzionamento che voglio illustrare è quello del potente comando convert. Ad esempio

convert rose.jpg rose.png

converte il file rose.jpg dal formato JPG al PNG e lo salva col nome rose.png. Invece il comando

convert rose.jpg -resize 50% rose.png

fa la stessa conversione riducendone però le dimensioni del 50%. Possono quindi essere eseguite più operazioni uno dopo l’altro ottenendo risultati particolarmente elaborati. Un bell’esempio è questo

convert -size 380×85 xc:transparent -font Bookman-DemiItalic -pointsize 72 -draw “text 25,60 ‘Boliboop’” -channel RGBA -gaussian 0×6 -fill darkorange -stroke yellow -draw “text 20,55 ‘Boliboop’” fuzzy-boliboop.png

il cui risultato è

fuzzy-boliboop.png

Cropping & chopping
A questo punto mettiamo il caso che abbiamo scansionato, dopo aver chiesto ed ottenuto l’autorizzazione da parte dell’editore, una parte di un libro per creare un PDF (ovviamente questa tecnica si applica a molti altri casi). Come spesso accade, le pagine affiancate del libro vengono contornate da un bordo nero (o anche grigio) e una linea centrale grigia che deriva dall’ombra creatasi nella congiunzione fra le due pagine. Ovviamente queste parti dell’immagine non ci servono e sprecano inutilmente solo KByte preziosi (ed eventualmente altrettanto prezioso toner o inchiostro della stampante). La soluzione è manipolare a mano tutte le immagini ed eliminare tali bordi inutili? Ovviamente no, grazie a ImageMagick.

Ecco come potrebbe apparire una delle pagine scansionate

libro.png

Crop
La prima operazione che dobbiamo effettuare è un ritaglio (crop) dell’immagine. E’ necessario specificare il punto di partenza della zona da ritagliare (ovvero le coordinate dell’angolo in alto a sinistra) e la grandezza di tale area. La sintassi del comando, -crop widthxheight{+-}x{+-}y{%}, necessita quindi dei dati ottenibili da questa immagine (ricordo che l’origine degli assi è l’angolo in alto a sinistra):

libro2.png

dove il punto rosso ha coordinate 700,80 e l’area rossa è 2600×1800 (tutto espresso in pixel). Per ritagliare un immagine, ad esempio chiamata p42.png, sarà necessario il comando:

convert p42.png -crop 2600×1800+700+80 cp42.png

Se avessimo un numero elevato di immagini da ritagliare, sarebbe necessario eseguire questa operazione in automatico con le stesse coordinate (se le scansioni sono state fatte con precisione). In questo caso il linguaggio è il batch e la sintassi, applicata all’esempio precedente, è la seguente:

for %V in (p*.png) do convert %V -crop 2600×1800+700+80 c%V

dove %V assumerà di volta in volta il valore del nome delle immagini png che iniziano per p. Le immagini ritagliate avranno lo stesso nome dell’originale più l’iniziale c.

Chop
Il chop è un comando davvero utilissimo (che, se non sbaglio, non esiste nemmeno in Photoshop) perché permette di rimuovere una intera striscia dall’interno di un’immagine. Nell’esempio trattato, è utile per rimuovere l’ombra grigia di separazione tra le due pagine. Le due pagine verranno poi automaticamente avvicinate per rimuovere il gap formatosi. La sintassi del comando, -chop widthxheight{+-}x{+-}y{%}, è praticamente identica a quella precedente ma necessita di una precisazione. A causa del valore del parametro gravity, il sistema di coordinate può essere diverso dal precedente e è stato effettivamente così, nell’installazione che ho effettuato su Windows. In definitiva, i valori che ci serviranno per effettuare il chopping si possono ricavare dalla scansione come segue:

libro3.png

ovviamente si può utilizzare anche una immagine già ritagliata per effettuare le misurazioni. Presa quindi una immagine già ritagliata (con il metodo precedentemente illustrato), ecco cosa bisogna scrivere per eliminare la lunga striscia in rosso

convert cp42.png -chop 85×1800+1200+1800 ccp41.png

per una serie di immagini con lo stesso difetto da eliminare, ecco la sintassi necessaria

for %V in (cp*.png) do convert %V -chop 85×1800+1200+1800 c%V

Il risultato finale, seguendo il procedimento

p42.png \; \stackrel{crop}{\longrightarrow} \; cp42.png \; \stackrel{chop}{\longrightarrow} \;  ccp42.png

è

libro4.png

Che ne dite? Comodo, no?

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Terminal Tip: risolvere due noiosi problemi con Gnuplot

10 ottobre 2007 , di Boliboop

gnuplot.png

Gnuplot è una delle applicazioni per realizzare grafici scientifici (e non) più usate. Necessita di Aquaterm per funzionare su Mac OS X ed è possibile installarlo utilizzando Fink. Per lanciarlo basta aprire il Terminale e digitare gnuplot ma può succedere che, di punto in bianco, venga restituito questo messaggio di errore:

dyld: Library not loaded: /usr/local/lib/libaquaterm.1.0.0.dylib
Referenced from: /usr/local/bin/gnuplot
Reason: image not found
Trace/BPT trap

Probabilmente un aggiornamento da libaquaterm.1.0.0.dylib a libaquaterm.1.0.1.dylib ha cancellato la versione precedente senza che gnuplot ne sia venuto a conoscenza.

Una soluzione può essere semplicemente quella di digitare direttamente /sw/bin/gnuplot nel Terminale o di creare un link a questo percorso, ma è sicuramente un kludge perché si tratta una soluzione “sporca e veloce”, che non risolve il fulcro del problema.

La soluzione migliore che ho trovato è, invece, quella di posizionarsi su /usr/local/lib/, digitando da Terminale cd /usr/local/lib/ e dare il seguente comando:

sudo ln -s libaquaterm.1.0.1.dylib libaquaterm.1.0.0.dylib

sudo è necessario perché non è normalmente permesso scrivere in una cartella di sistema e questo comando permette di acquisire momentaneamente poteri di amministratore, digitando ovviamente la vostra password. Il comando ln -s permette di creare un link simbolico alla nuova versione della libreria aquaterm, permettendo così a Gnuplot di trovarla e di funzionare regolarmente.

A questo punto, sia come conseguenza di una installazione incompleta, sia talvolta come conseguenza della precedente soluzione, Gnuplot può non riuscire più a caricare di default il terminale grafico aqua, restituendo, appena entrati il seguente messaggio: Terminal type set to ‘unknown’. Anche in questo caso esiste una soluzione veloce ma noiosa, ovvero digitare, ogni volta che entriamo in Gnuplot il comando set terminal aqua. Altrimenti una definitiva soluzione è settare una variabile di sistema per il vostro profile utente. La procedura è la seguente:

Da Terminale accertatevi dell’esistenza del file .bash_profile (si tratta quindi in un file nascosto) nella vostra home. Per fare questo digitate cd /Users/< nomeutente > e poi ls -a. Se già esiste bisogna aprirlo e modificarlo, altrimenti è necessario crearlo. Nel primo caso possiamo usare un editor di testo nel Terminale, ovvero emacs digitando emacs .bash_profile; una volta visto il contenuto del file possiamo aggiungere la riga export GNUTERM=aqua , uscire e salvare (premendo Ctrl+x, Ctrl+c e poi rispondendo y alla domanda di salvataggio). In alternativa possiamo rinominare il file .bash_profile scrivendo mv .bash_profile bash_profile.txt, modificarlo su TextEdit e poi ripristinare il nome orginale con mv bash_profile.txt .bash_profile (questo perché TextEdit non può aprire direttamente un file nascosto (ovvero il cui nome che inizia con un punto).

Se invece il file .bash_profile non esiste (come è successo a me), la strada più semplice è aprire TextEdit e, una volta aperto un nuovo documento, cliccare sul menu Formato>Converti in formato Solo Testo. A questo punto scrivete export GNUTERM=aqua e salvate il file nella home del vostro utente. Il nome deve essere .bash_profile e dovete togliere il segno di spunta da “Se non è indicata nessuna estensione…”.

Ora, se necessario, chiudete e riaprite Terminale, digitate Gnuplot ed ora, oltre ad aprirsi senza intoppi avrete il terminale grafico aqua correttamente impostato e pronto all’uso.

[da un mio articolo su melablog]

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Boot senza hard disk, la nuova scheda madre Asus lancia Linux

9 ottobre 2007 , di Boliboop

tux.jpg

L’ultimo modello di scheda madre per PC lanciato dalla taiwanese Asus, la P5E3 Deluxe, è munito di una distribuzione Linux chiamata SplashTop (sviluppata dalla startup californiana DeviceVM). Lo scopo è quello di fare il boot del computer anche quando questo non può contare su un hard disk o su un sistema operativo.

SplahTop è in grado di avviarsi soli 5 secondi da una memoria flash e di girare interamente nella memoria RAM. Il software include un desktop environment ai minimi termini e due applicazioni: una versione “lite” del web browser Firefox (chiamata Splashtop Browser) comprensivo di plug-in Flash, e il celebre client di telefonia IP e messaggistica istantanea Skype.

Perché non ci hanno pensato prima?

(fonte)

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