Agente 007, licenze da uccidere
20 febbraio 2007 , di Boliboop
In questo interessante post, Paolo Attivissimo parla del problema delle licenze pazze: ovverosia di quelle parti della licenza software che nessuno legge mai, che fanno veramente rizzare i capelli in testa. Avevo già accennato l’argomento parlandovi della licenza (EULA) di Windows Vista: non ci crederete ma c’è di peggio, sia in Vista che in altri prodotti, come Google Earth e il libro elettronico di Adobe di Alice nel Paese delle Meraviglie. Vediamo, in poche parole, cosa ha scoperto Attivissimo:
1) Windows Vista
Attraverso la licenza OEM Windows Vista viene offerto all’utente finale preinstallato sul PC. La licenza OEM non può essere trasferita su un PC diverso da quello su cui viene preinstallata. Così dice il sito di Windows, ma nell’EULA si parla di “dispositivo (sistema hardware fisico)” o “partizione hardware”. Pare che però questo valga in Svizzera perché la vendita di software OEM separatamente dall’hardware è sancita dalla legge “nei paesi di lingua tedesca” ove il software acquistato in questo modo è esportabile e legalmente utilizzabile anche all’estero in tutto il mondo. Si prevede quindi un improvviso afflusso di clienti esteri verso i negozi svizzeri.
Inoltre è sempre possibile (come per XP) chiedere il rimborso di Windows Vista se intendete installare sul vostro pc una versione di Windows di cui già detenete la licenza d’uso oppure Linux.
Nel contempo ci sono a volte clausole-bavaglio piuttosto curiose, come quella in cui si sancisce che Microsoft decide se e come posso pubblicare un mio test di un suo prodotto. Attivissimo scrive “Immaginate questa clausola applicata al cinema: i critici potrebbero recensire i film soltanto alle condizioni decise dal produttore. Una garanzia d’informazione imparziale, direi. L’ultima volta che ho controllato, esisteva ancora il diritto di critica, con o senza il permesso del criticato.”
2) Google
Ma Microsoft non è l’unico a riservare sorprese nelle licenze: ci pensa anche Google, per esempio con Google Earth. Non è permesso usare la versione gratuita o Plus di Google Earth in ufficio: “Non è consentito eseguire il Software o utilizzare le informazioni geografiche visualizzabili né qualsiasi stampa o schermata generata con il medesimo in ambiente commerciale o professionale o per scopi commerciali o professionali per se stessi o terze parti” dice la EULA. Notate la precisazione “in ambiente“: quindi non è questione di scopo (ad esempio per scopi commerciali), ma di dove usate Google Earth. Se volete essere legali in ufficio, cacciate fuori 400 dollari.
3) Adobe
Ma la licenza più stravagante in assoluto credo sia quella usata da Adobe nel 2000 per il libro elettronico Alice nel Paese delle Meraviglie, che ne vietava la lettura ad alta voce (ma anche di fare il copia-incolla e di stamparle). Il grande Lawrence Lessig pubblicò all’epoca un interessante spiegazione, nel quale racconta come Adobe tentò di chiarire che “leggere ad alta voce” non vuol dire “leggere ad alta voce”, “prestare” non significa necessariamente “prestare”, e altre perle del genere. Vale la pena di rileggerlo per capire come ci sia un continuo tentativo di prendere possesso digitale, tramite il DRM, della cultura. Alice è fuori copyright da tempo: nessuno ha il diritto di vietarne la lettura e la copia. Ma loro, i grandi dei media, ci provano lo stesso. Per questo il DRM è male: consente questo genere di pirateria legando per sempre un limite all’uso di un prodotto, infischiandosene del naturale termine dei diritti d’autore.
Immaginate se fosse stato installato un DRM sull’invenzione della ruota.

Pianeta Apple
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