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	<title>Boliboop &#187; Fotografia</title>
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		<title>Gerablog: considerate la vostra esposizione</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 11:01:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Boliboop</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Grafica]]></category>
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		<description><![CDATA[Gerablog è il neonato blog di Simone Gerardiello, nel quale sono apparsi già alcuni interessantissimi articoli di fotografia, elaborazione grafica e post-produzione con Photoshop (ma non solo). Lo stile è proprio il mio preferito, appassionato e meticoloso: proprio l&#8217;ideale per farsi venire voglia di provarci per conto proprio ma anche l&#8217;ideale per riuscirci, dal momento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gerablog è il neonato blog di Simone Gerardiello, nel quale sono apparsi già alcuni interessantissimi articoli di fotografia, elaborazione grafica e post-produzione con Photoshop (ma non solo). Lo stile è proprio il mio preferito, appassionato e meticoloso: proprio l&#8217;ideale per farsi venire voglia di provarci per conto proprio ma anche l&#8217;ideale per riuscirci, dal momento che le spiegazioni sono molto dettagliate. Ecco cosa troverete nel Gerablog:</p>
<ol>
<li>
<a href="http://gerasimone.altervista.org/2007/la-fotografia-digitale-in-bianco-e-nero/">La fotografia digitale in bianco e nero</a></li>
<li><a href="http://gerasimone.altervista.org/2007/immagini-hdr-con-photomarix-o-photoshop-cs/">Immagini HDR con Photomarix o Photoshop CS</a>
</li>
<li><a href="http://gerasimone.altervista.org/2007/ancora-hdr-guida-alla-post-elaborazione-con-photoshop/">Ancora HDR, guida alla post-elaborazione con Photoshop</a>
</li>
<li><a href="http://gerasimone.altervista.org/2007/fotografare-il-movimento/">Fotografare in movimento</a></li>
</ol>
<p>Buona lettura!</p>
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</p>]]></content:encoded>
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		<title>I veri colori della Luna</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 06:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Boliboop</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Grafica]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[

vedi le immagini a risoluzione 1600&#215;1200 e 1920&#215;1200(widescreen)




Un astrofilo della Florida ha realizzato (e postato qui) una bellissima immagine che vedete qui in alto. Si tratta di un mosaico di 15 fotografie della Luna, ognuna di 8.2 megapixel e tutte scattate con 1/5 di secondi di esposizione e ISO 100. E&#8217; stata usata una Canon [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;">
<div class="imageframe" style="margin-left:auto; margin-right:auto; width:480px;"><img src="http://www.troise.net/boliboop/wp-content/uploads/2007/10/moon_hypersaturated_1920x1200.jpg" width="480" height="300" alt="moon_hypersaturated_1920×1200.jpg" />
<div class="imagecaption">vedi le immagini a risoluzione <a href="http://www.dslreports.com/speak/slideshow/16822681?c=1057567&#038;ret=L2ZvcnVtL3JlbWFyaywxNjgyMjY4MX5kYXlzPTk5OTk%3D">1600&#215;1200</a> e <a href="http://www.dslreports.com/speak/slideshow/16835051?c=1058688&#038;ret=L2ZvcnVtL3JlbWFyaywxNjgyMjY4MX5zdGFydD02MA%3D%3D">1920&#215;1200</a>(widescreen)
</div>
</div>
</div>
<p></p>
<p><a href="http://www.dslreports.com/profile/868867">Un astrofilo della Florida</a> ha realizzato (e postato <a href="http://www.dslreports.com/forum/remark,16822681~days=9999">qui</a>) una bellissima immagine che vedete qui in alto. Si tratta di un mosaico di 15 fotografie della Luna, ognuna di 8.2 megapixel e tutte scattate con 1/5 di secondi di esposizione e ISO 100. E&#8217; stata usata una Canon EOS-20D montata su un telescopio Schmidt-Cassegrain della Meade modello LX200 GPS UHTC 10&#8243; grazie ad un moltiplicatore di focale (2x Televue Powermate). La lunghezza focale totale era di quindi 5000mm con f/20. Ha quindi trasferito i file in formato Raw in Photoshop CS2 usato per allineare, a mano, gli scatti. L&#8217;immagine finale è stata poi ottenuta aumentando la saturazione dei colori (quindi facendo risaltare per l&#8217;occhio umano dei colori realmente esistenti) ed ha aggiunto uno sfondo stellato per abbellire l&#8217;immagine. [<a href="http://www.dslreports.com/forum/remark,16822681~start=40">fonte</a>]</p>
<p>L&#8217;idea, molto bella e molto ben realizzata, non è però originale, come si può vedere da questa  <a href="http://antwrp.gsfc.nasa.gov/apod/ap060216.html">Astronomy Picture of the Day</a> pubblicata dalla NASA il 16 febbraio 2006 e realizzata da Johannes Schedler, del <a href="http://panther-observatory.com/">Panther Observatory</a> (anche se il risultato è meno gradevole e meno definito).</p>
<p>[via <a href="http://giavasan.diludovico.it/archivio/2007/09/28/what-color-is-the-moon-really/">Giavasan</a>]</p>
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		<title>Fotomosaici: applicazioni per realizzarne di splendidi</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Aug 2007 17:06:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Boliboop</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Informatica]]></category>

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		<description><![CDATA[
I Mosaici fotografici sono delle composizioni che possono piacere molto se sono ben fatti, ma per farli bene è necessario disporre di un grande numero di immagini a diverse tonalità di colore (e di molto tempo, proporzionato alla qualità del risultato che si vuole ottenere). Il software migliore che ho trovato per Windows è Imosaic [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="http://www.troise.net/boliboop/wp-content/uploads/2007/08/imosaic3.JPG" width="479" height="592" alt="imosaic3.JPG" class="imageframe" style="margin-left:auto; margin-right:auto;" /></p>
<p>I <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Photographic_mosaic">Mosaici fotografici</a> sono delle composizioni che possono piacere molto se sono ben fatti, ma per farli bene è necessario disporre di un grande numero di immagini a diverse tonalità di colore (e di molto tempo, proporzionato alla qualità del risultato che si vuole ottenere). Il software migliore che ho trovato per Windows è <a href="http://www.imosaic.net/default.htm">Imosaic</a> (anche se esiste la versione per Mac e Linux). Per Mac Os X, invece, mi sembra decisamente versatile e intuitivo <a href="http://homepage.mac.com/knarf/MacOSaiX/">MacOSaiX</a> che non solo permette di realizzare fotomosaici con tasselli esagonali o puzzle-formi (oltre che al classico rettangolo), ma permette anche di usare come archivio di immagini <a href="http://images.google.com/">Google Images</a>, scaricando automaticamente dalla rete le immagini che corrispondono ad una o più chiavi i ricerca. <a href="http://homepage.mac.com/knarf/MacOSaiX/Examples/Lion_Google.html">Questo esempio</a> di mosaico della foto di un leone è stato realizzato esclusivamente con le chiavi di ricerca &#8220;lion, africa, desert&#8221;. Se volete provare altri software guardate in fondo alla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Photographic_mosaic">pagina di Wikipedia</a>.</p>
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		<title>Roma, oggi seminario su Aperture</title>
		<link>http://www.troise.net/boliboop/roma-oggi-seminario-su-aperture/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2007 18:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Boliboop</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Informatica]]></category>

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		<description><![CDATA[ Questa mattina, all&#8217;Hotel Villa Morgagni a Roma, ho partecipato al seminario su Aperture, il primo software Apple di post-produzione fotografica per gli appassionati evoluti e fotografi professionisti. Il seminario è stato organizzato da Computime, rivenditore Apple praticamente dagli albori (1983), mentre il relatore era Alessandro Daprà, responsabile Apple per la fotografia digitale in Italia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.troise.net/boliboop/wp-content/uploads/2007/03/computime-copertina.png" rel="lightbox" title="da un gadget di Computime, rivisitazione in chiave informatica del peccato originale"><img src="http://www.troise.net/boliboop/wp-content/uploads/2007/03/computime-copertina.thumbnail.png" width="300" height="272" alt="computime-copertina.png" class="imageframe" style="float:left;" /></a> Questa mattina, all&#8217;Hotel Villa Morgagni a Roma, ho partecipato al seminario su <a href="http://www.apple.com/it/aperture/">Aperture</a>, il primo software Apple di post-produzione fotografica per gli appassionati evoluti e fotografi professionisti. Il seminario è stato organizzato da <a href="http://www.computime.it/index.html"><strong>Computime</strong></a>, rivenditore Apple praticamente dagli albori (1983), mentre il relatore era <em>Alessandro Daprà</em>, responsabile Apple per la fotografia digitale in Italia. Devo dire di essere rimasto <strong>molto soddisfatto</strong> della professionalità dell&#8217;esposizione dell&#8217;argomento e del software, ma anche sbalordito per alcune funzionalità decisamente avanzate. Prima del suo rilascio, molti avevano parlato di Aperture come dell&#8217;antagonista di Adobe Photoshop, ma è evidente una grande differenza di fondo. Ma andiamo con ordine.</p>
<p><strong>Il cuore: l&#8217;image processing non distruttivo</strong><br />
Prima di tutto <strong>Aperture non è, e non vuole essere, un programma di fotoritocco</strong>, per cui non ci sono strumenti per duplicare una finestra di una casa applicando direttamente la prospettiva o strumenti per eliminare un lampione da una strada (cose che Photoshop può fare). Ciò che contraddistingue Aperture e l&#8217;<a href="http://www.apple.com/it/aperture/process/index.html">editing non distruttivo</a>, ovvero la possibilità di applicare effetti e filtri senza modificare realmente l&#8217;immagine originale. Il software calcolerà <strong>in tempo reale</strong> gli effetti durante la visualizzazione. In questo modo l&#8217;immagine originale non viene mai modificata e non si spreca spazio sul disco nel salvare con nome un immagine a cui abbiamo applicato degli effetti (ma che non vogliamo perdere). Questo paradigma, radicalmente diverso da quello di Photoshop, è utilissimo nel caso volessimo, in un secondo momento, eliminare un effetto o modificarlo. Per fare un esempio, se aggiustiamo i livelli, eseguiamo il bilanciamento del bianco e infine ritagliamo una fotografia, con un classico software come Photoshop possiamo annullare uno ad uno questi effetti ma solo nella stessa sequenza (a ritroso) con cui li abbiamo applicati. Inoltre, una volta chiuso il programma, tornare indietro è impossibile. Se volessimo eliminare il bilanciamento del bianco dovremmo ripescare l&#8217;immagine originale e riapplicare tutti gli effetti tranne quello. Questa operazione in Aperture è possibile con un singolo click, deselezionando l&#8217;effetto o modificandone i parametri. Ovviamente, come già detto, non sono possibili tutti gli effetti di Photoshop, ma ci sono comunque delle ottime opzioni tra cui: <em>regolazione dell&#8217;esposizione e del colore, il bilanciamento del bianco, filtro anti occhi rossi, il filtro spot e patch per eliminare piccole macchie, riduzione rumore e maschere di contrasto</em>. </p>
<p><strong>Gestione iTunes-like</strong><br />
La gestione delle immagini è quindi totalmente diversa, permettendo un risparmio di tempo e di spazio. Ma ha anche molti vantaggi. L&#8217;interfaccia, infatti, è molto simile a iTunes, con una libreria e i progetti al posto delle playlist. Queste &#8220;playlist di foto&#8221; possono contenere delle foto scelte a mano oppure secondo criteri di ricerca come le keyword da noi inserite (gestite gerarchicamente), i voti da noi assegnati (da 1 a 5), la data di scatto e molto altro ancora. Effettivamente con iTunes la creazione di playlist speciali funziona esattamente nello stesso modo. Parafrasando lo slogan Apple &#8220;Conoscete iTunes? Allora conoscete Mac.&#8221; si può dire &#8220;Conoscete iTunes? Allora conoscete Aperture.&#8221;. Ma c&#8217;è di più: anche quando l&#8217;hard disk esterno su cui avete memorizzate le vostre foto è scollegato, potrete visionare le anteprime e tutti i metadati delle vostre creazioni.</p>
<p><strong>La potenza del RAW</strong><br />
<span id="more-244"></span> Il flusso di lavoro è gestibile anche a partire dai <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/RAW_%28immagine%29">RAW</a>, supportato nativamente da Mac OS X, e permette di usare questo formato (che altro non è che il formato con cui le immagini vengono generate dalle CDD, prima che, eventualmente, la fotocamera le converta in JPG) come fosse un qualsiasi altro formato grafico. I vantaggi sono enormi, dal momento che tutti gli effetti che ho elencato prima applicati ad un RAW sono perfettamente equivalenti ad un intervento di pre-produzione. Che significa? Se applichiamo un filtro rosso al RAW abbiamo lo stesso identico risultato che se avessimo anteposto all&#8217;obiettivo della nostra fotocamera un filtro rosso in &#8220;carne ed ossa&#8221;. Ancora meglio: se ad un file JPG applichiamo un filtro per aumentare l&#8217;esposizione rischiamo di trovarci una una brutta solarizzazione. Applicato ad un RAW la solarizzazione non c&#8217;è mai, ma la foto appare semplicemente come se fosse stata scattata con qualche <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stop">stop</a> in più.</p>
<p><img src="http://www.troise.net/boliboop/wp-content/uploads/2007/03/aperture-versions.jpg" width="263" height="197" alt="aperture-versions.jpg" class="imageframe" style="float:right;" /><strong>Stack e versioni</strong><br />
Non mi voglio dilungare troppo in questa recensione, ma non posso non accennare all&#8217;idea degli stack, ovvero mucchietti di foto, che di solito vengono usati per confrontare e scegliere lo scatto migliore di una serie di foto simili, e delle versioni, ovvero la possibilità di fare più versioni della stessa foto (applicando ad esempio ad una il filtro seppia, ad una un filtro blu, un&#8217;altra trasformata in bianco e nero), confrontarle, scegliere la migliore, senza ma deteriorale l&#8217;originale che, come come già detto, non viene mai modificato. In questo modo, in qualsiasi momento è possibile avere ripensamenti e applicarli con estrema semplicità.</p>
<p><strong>Stampa, esportazione e backup</strong><br />
Fin dall&#8217;inizio del seminario sono state molte le domande di coloro che soffrivano di una particolare specie d&#8217;ansia: quella da prodotto finito. Tutto quello di cui ho parlato fin&#8217;ora infatti è possibile senza aver generato alcun file supplementare e si può arrivare a stampare un insieme di foto (singolarmente, o all&#8217;interno di un book fotografico) senza farlo. In alternativa si può esportare un immagine come JPG, TIFF, PNG e altri formati, ad esempio per mandarli via e-mail. Il backup invece è possibile salvando (in modo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Backup">incrementale</a>), in uno o più periferiche, una copia fedele del database contenente tutti i metadati, le anteprime e gli interventi apportati alle immagini. I progetti, volendo contenenti le immagini originali, invece, sono archiviabili tramite la funzione di esportazione progetto.</p>
<p><strong>L&#8217;alternativa è Adobe Lightroom?</strong><br />
Aperture <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Aperture_%28photography_software%29">è stato rilasciato</a> nel Novembre del 2005 e nonostante sia solo alla versione 1.5 appare già ad un discreto grado di maturazione.<br />
Adobe Lightroom, che ha, per sommi capi, lo stesso obiettivo e target, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Photoshop_Lightroom">è invece stato rilasciato</a> in versione 1.0 (non beta) solo a fine febbraio 2007. Non posso giudicare la bontà del software in sé non avendolo provato, ma già <a href="http://www.adobe.com/designcenter/lightroom/articles/lir1am_adjusttone/popup.html">questo video</a> mostra un&#8217;interfaccia non solo meno bella ma decisamente meno intuitiva e funzionale.</p>
<p><strong>Conclusione</strong><br />
Quando acquisterò il mio primo Mac (spero sia solo questione di tempo&#8230; aspettando <a href="http://www.apple.com/it/macosx/leopard/">Leopard</a>), Aperture potrebbe essere già una scelta che farò preinstallare. Ad ogni modo la mia passione per la fotografia, testimoniata da quest&#8217;altro mio blog, <a href="http://www.troise.net/kb2">in qualche angolo dell&#8217;universo</a>, non può altro che essersi alimentata dopo aver seguito questo seminario e scoperto quanta cura i programmatori Apple hanno messo in un software che fa quello che ho sempre cercato in software di archiviazione e gestione degli album fotografici (tipo <a href="http://picasa.google.it/index.html">Picasa</a>), e molto, molto di più.</p>
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		<title>Sabato 3 Marzo: l&#8217;eclissi di Luna</title>
		<link>http://www.troise.net/boliboop/sabato-3-marzo-leclissi-di-luna/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2007 17:09:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Boliboop</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sabato 3 Marzo, come tante altre persone, ho visto anch&#8217;io l&#8217;eclissi di Luna. Ho notato che questa volta sono stati davvero in molti a vederla, trainati dalla bugia mediatica che la prossima fosse fra 19 anni. Ovviamente questo non è vero, visto che ce sono di solito 2 all&#8217;anno e certe volte anche 4 (contando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.troise.net/boliboop/wp-content/uploads/2007/03/eclissilunare-totalita.jpg" rel="lightbox" title="20070303 - Eclissi Lunare: totalità"><img src="http://www.troise.net/boliboop/wp-content/uploads/2007/03/eclissilunare-totalita.thumbnail.jpg" width="500" height="374" alt="20070303 - Eclissi Lunare: totalità" class="imageframe" style="margin-left:auto; margin-right:auto;" /></a></p>
<p>Sabato 3 Marzo, come tante altre persone, ho visto anch&#8217;io l&#8217;<strong>eclissi di Luna</strong>. Ho notato che questa volta sono stati davvero in molti a vederla, trainati dalla <strong>bugia mediatica</strong> che la prossima fosse fra 19 anni. Ovviamente questo non è vero, visto che ce sono di solito 2 all&#8217;anno e certe volte anche 4 (contando sia le eclissi parziali che quelle totali). Questa differenza di frequenza rispetto alle eclissi di Sole è dovuta soprattutto al fatto che l&#8217;eclissi lunare avviene perché il nostro satellite natura si va a nascondere nel cono d&#8217;ombra della Terra, che è molto più grande delle dimensioni della Luna. Nell&#8217;eclissi solare invece è la Luna che occulta il Sole ma le dimensioni apparenti dei dischi sono confrontabili. Inoltre le eclissi di Luna sono visibili da ogni punto della terra in cui la luna sia sopra l&#8217;orizzonte (praticamente un intero emisfero), mentre per poter osservare una eclissi di Sole bisogna trovarsi nella stretta fascia di totalità, lunga qualche migliaio di km ma spesso larga solo pochi km. In conclusione, anziché nel 2026, <strong>la prossima eclissi lunare visibile</strong> dall&#8217;Italia sarà già il 21 febbraio del 2008, a poco meno di un anno da oggi.</p>
<p>La foto che vedete è stata scattata <strong>allineando on-the-fly la mia macchina fotografica all&#8217;asse ottico del mio telescopio rifrattore</strong> della Meade da 70  mm di apertura e 350 di focale. L&#8217;immagine appare tutto sommato poco nitida per via della lunga esposizione senza cavalletto per la fotocamera. <strong>Un&#8217;altra bella foto</strong>, più definita perché scattata nella fase di penombra ove era presente più luce, è quella pubblicata da <strong>Antonio</strong> di Levysoft, che <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2007/03/05/la-mia-eclissi-di-luna-e-la-vostra-come-e-stata/">nel suo post</a> si è dimenticato di annotare che per realizzarla ha usato il mio telescopio dopo che mi fossi preso la briga di insegnargli la tecnica da usare. Io invece non dimenticherò di ringraziarlo per la sua ospitalità nel suo lunghissimo balcone che ha permesso una comodissima sessione osservativa.</p>
<p>Potrà interessarvi sapere che il colore rosso caratteristico della fase di totalità dell&#8217;eclissi lunare è dovuto al fatto che non esiste un solo cono d&#8217;ombra, ma ne esiste uno per ogni colore, e con profondità diverse, e la Luna si trovava quindi nel cono d&#8217;ombra di tutti i colori tranne che in quello del rosso (che quindi risulta l&#8217;unico colore visibile). L&#8217;effetto di <strong>tridimensionalità</strong> della sfera lunare, invece, è dovuto alla minore luminosità dell&#8217;astro rispetto a quando c&#8217;è luna piena, e ad una luce più diffusa rispetto alla luce diretta del Sole.</p>
<p class="akst_link"><a href="http://www.troise.net/boliboop/?p=221&amp;akst_action=share-this"  title="E-mail this, post to del.icio.us, etc." id="akst_link_221" class="akst_share_link">Condividi</a>
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		<title>Vista Photo Info rovina le foto</title>
		<link>http://www.troise.net/boliboop/vista-photo-info-rovina-le-foto/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Feb 2007 16:04:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Boliboop</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Informatica]]></category>

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		<description><![CDATA[Una notizia che sorprende&#8230; ma non più di tanto:
E&#8217; la stessa Microsoft ad avvisare: &#8220;The software that is included with a digital camera may no longer recognize some proprietary metadata when you edit the properties of the photo in Windows Vista&#8221;. In parole povere: attenti se modificate i metadati (EXIF e non) delle vostre foto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una notizia che sorprende&#8230; ma non più di tanto:<br />
E&#8217; la stessa Microsoft ad <a href="http://support.microsoft.com/kb/927527/en-us">avvisare</a>: &#8220;The software that is included with a digital camera may no longer recognize some proprietary metadata when you edit the properties of the photo in Windows Vista&#8221;. In parole povere: attenti se modificate i metadati (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/EXIF">EXIF</a> e non) delle vostre foto con Windows Vista. Potreste non poterli più recuperare e nei casi peggiori anche perdere la fotografia.</p>
<p>Nel caso del formato Jpeg può alle volte essere un problema marginale perché si tratta solo di dati di “accessori”, nel caso di foto RAW (formato non compresso utilizzato da fotocamere reflex per lo più) la rilevanza è ben maggiore perché sono informazioni essenziali per la visualizzazione della foto stessa.</p>
<p>Sembra infatti che esistano problemi di compatibilità con il formato NEF (usato da Nikon) e Photo Info. Se si cerca di lavorare sui metadati di una foto NEF usando Photo Info (il tool di Vista dedicato all&#8217;editing dei metatag), i file delle immagini potrebbero non essere più letti da altre applicazioni, prima fra tutte Photoshop.</p>
<p>Purtroppo non esiste una patch che risolva il problema al momento.</p>
<p>[Via <a href="http://www.downloadblog.it/post/3450/vista-photo-info-rovina-le-foto">downloadblog</a>, via <a href="http://www.digifocus.it/01NET/HP/0,1254,6_ART_76384,00.html">Digifocus.it</a>] </p>
<p><strong>Un commento da downloadblog:</strong> Ma il nome Vista Ultimate significa che sarà l&#8217;ultima volta che vedrai le tue foto?</p>
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		<title>L&#8217;incredibile fotocamera Seitz 6&#215;17 Digital</title>
		<link>http://www.troise.net/boliboop/lincredibile-fotocamera-seitz-6x17-digital/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Feb 2007 20:48:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Boliboop</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dopo il mese di Aprile di quest&#8217;anno sarà disponibile il nuovo modello di fotocamera digitale di marca svizzera Seitz 6&#215;17 Digital. Già le dimensioni sono incredibili (come probabilmente potrete intuire guardando la foto qui a fianco), ma vediamo quali sono le principali caratteristiche tecniche di questo mastodonte pixellofago:
Velocità di acquisizione: 300 MB/s;
Grandezza delle immagini: raw [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" id="image174" src="http://www.troise.net/boliboop/wp-content/uploads/2007/02/seitz-6x17-handheld.jpg" alt="Seitz 6x17 handheld" /><br />
Dopo il mese di Aprile di quest&#8217;anno sarà disponibile il nuovo modello di fotocamera digitale di marca svizzera <a href="http://www.roundshot.ch/xml_1/internet/de/application/d438/d925/f934.cfm">Seitz 6&#215;17 Digital</a>. Già le dimensioni sono incredibili (come probabilmente potrete intuire guardando la foto qui a fianco), ma vediamo quali sono le principali caratteristiche tecniche di questo mastodonte pixellofago:</p>
<p><strong>Velocità di acquisizione</strong>: 300 MB/s;<br />
<strong>Grandezza delle immagini</strong>: raw (16-bit): 307 MB, uncompressed tiff (48-bit): 922 MB;<br />
<strong>Peso</strong>: 2.8 kg (lenti escluse);<br />
<strong>Dimensioni</strong>: 495&#215;175x95mm;<br />
<strong>Trasferimento immagini</strong>: Gigabit ethernet;<br />
<strong>Range di sensibilità</strong>: 500 &#8211; 10.000 ISO;<br />
<strong>Profondità di colore</strong> (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Profondit%C3%A0_di_colore">cos&#8217;è?</a>): 48 bit;<br />
<strong>Risoluzione delle immagini</strong>: 160 Megapixel;<br />
<strong>Minimo tempo di esposizione</strong>: 1/20.000 di secondo;<br />
<strong>Prezzo</strong>: 29.770 Euro (della versione &#8220;maxi&#8221;).</p>
<p>Niente male.</p>
<p>[via <a href="http://fotodiario.wordpress.com/2007/02/10/dedicato-a-chi-non-saccontenta-di-un-clik/">fotodiario</a>]</p>
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</p>]]></content:encoded>
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		<title>Perché le immagini dei telescopi sono in bianco e nero</title>
		<link>http://www.troise.net/boliboop/perche-le-immagini-dei-telescopi-sono-in-bianco-e-nero/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 Dec 2006 14:25:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Boliboop</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[Antonio di Levysoft mi ha mandato questo link http://multimedia.repubblica.it/tecnologia/489587  e mi posto la seguente domanda
Perché le immagini dei telescopi sono in bianco e nero e non a colori? C&#8217;è una ragione, secondo te? 
E&#8217; una domanda decisamente interessante, per cui ho deciso di dedicarmi esaurientemente alla risposta, pubblicandola di seguito:
I telescopi lasciano passare un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Antonio di <a href="http://www.levysoft.it/">Levysoft</a> mi ha mandato questo link <a href="http://multimedia.repubblica.it/tecnologia/489587">http://multimedia.repubblica.it/tecnologia/489587</a>  e mi posto la seguente domanda</p>
<blockquote><p>Perché le immagini dei telescopi sono in bianco e nero e non a colori? C&#8217;è una ragione, secondo te? </p></blockquote>
<p>E&#8217; una domanda decisamente interessante, per cui ho deciso di dedicarmi esaurientemente alla risposta, pubblicandola di seguito:</p>
<p>I telescopi lasciano passare un certo range di frequenze (ad esempio i telescopi ottici, rifrattori o riflettori, lasciano passare il visibile, un po&#8217; di infrarosso e poco di più, mentre i radiotelescopi&#8230; le onde radio). All&#8217;interno di questo range di frequenze ci sono praticamente tutte le frequente, e se siamo nel visibile, tutti i colori. </p>
<p>Il fatto è che per motivi di studio scientifico non è quasi mai interessante misurare l&#8217;intensità luminosa nell&#8217;intero range osservabile, ovvero fare una misura di tipo <em>bolometrica</em>, ma piuttosto scegliere delle bande di frequenza spesso molto sottili. Ad esempio piuttosto che vedere il Sole in tutti i suoi colori, è più utile interessarsi solo ad una sfumatura specifica del rosso, quella a <strong>6563 Angstrom</strong>, ovvero la prima riga di emissione dell&#8217;idrogeno che si trova sulla superficie solare. In questo modo, tanto per dirne una, si vedono molto meglio le <strong>protuberanze</strong> solari che invece sarebbero affogate in un mare di luce se lasciassimo passare tutte le frequenze del rosso, figurarsi di tutto lo spettro visibile.<span id="more-108"></span></p>
<p>Si costruiscono allora filtri, prismi, reticoli di diffrazione e quant&#8217;altro, allo scopo di raccogliere informazioni relativamente a certe specifiche frequenze. Ma il sensore che registra l&#8217;immagine cosa è? E cosa fa? Quasi sempre è una CCD (praticamente come quelle delle fotocamere digitali) che non fa altro che misurare il numero di fotoni che arrivano sulla sua superficie. Abbiamo quindi una misura dell&#8217;intensità luminosa, fissando però uno stretto range di frequenze.</p>
<p>Ad esempio sulle fotocamere digitali sono montate CCD divise in milioni di quadrati in ognuno dei quali risiedono <strong>4 pixel ognuno con un filtro: 1 rosso, 1 blu e 2 verdi</strong>&#8230; questo perché l&#8217;occhio umano e più sensibile al verde che agli altri due colori, ed infatti il Canale verde di una immagine RGB è molto più definito, grazie alla diminuzione del rumore possibile grazie alla media del segnale su 2 pixel (che riduce il rumore di un fattore radice di 2, quindi del 30%)&#8230; per verificarlo scatta una foto in cattive condizioni di illuminazione e poi ingrandisci i dettagli in ognuno dei tre canali. Un immagine RGB, .jpg ad esempio, è un pacchetto con 3 immagini bianco/nero ognuna corrispondente ad un colore. E&#8217; il pc che converte la prima in rosso/nero, la seconda in verde/nero e la terza in blu/nero&#8230; sovrapponendo i tre canali e ottenendo così l&#8217;immagine che vediamo a video. Ogni canale è quindi in realtà un <strong>grafico</strong> in cui l&#8217;asse x e y corrispondono alla posizione del pixel, e l&#8217;asse z è l&#8217;intensità luminosa resa come <em>z=0</em> buio, <em>z=255</em> luce.</p>
<p>La stessa cosa accade per le immagini astronomiche, solo che qui i filtri sono molto più stretti e non contengono informazioni su tutto lo spettro, ma solo su una piccola banda. In questo modo una fotografia scattata attraverso un filtro H-alpha centrato sui 6563 A è anch&#8217;essa un grafico dell&#8217;intensità luminosa come inteso prima (anche se spesso <em>z</em> va da 0 a 10.000 o anche più), e viene convertita in un&#8217;immagine a colori semplicemente assegnando ad ogni intervallo di luminosità (attenzione, non di frequenze) un corrispondente range di colori. In questo modo, anziché una scala di grigi per rappresentare una  diversa luminosità alla frequenza della riga H-alpha, si usa una scala che va dal rosso al giallo passando per l&#8217;arancione, in cui sono colorate in giallo le zone che hanno più luminosità a quella frequenza (le fotografie all&#8217;infrarosso, delle case o delle persone, sfruttano proprio questa tecnica, mentre una videocamera, ad esempio quelle di marca Sony, rende un&#8217;immagine monocromatica verde, quindi a falso colore, sostituendo l&#8217;infrarosso, invisibile, col verde: più il verde è chiaro, più radiazione infrarossa è presente). In questo modo l&#8217;informazione scientifica è intatta, ma il Sole appare rosso sfumato verso il giallo ed è anche esteticamente più bello da vedere. E&#8217; questa una immagine a <strong>falsi colori</strong>.</p>
<p>Talvolta un range ristretto di colori viene reso con un range più ampio: ad esempio una foto scattata con sfumature da 6560 a 6570 A (due rossi indistinguibili a occhio nudo) viene visualizzata con colori molto più distanti, dal blu al rosso, passando dal verde, semplicemente &#8220;stirando&#8221; il pattern di colori (questa tecnica è, secondo me, possibile, ma in pratica mai utilizzata&#8230; dovrei informarmi).</p>
<p>Una immagine a colori (propriamente detta) del Sole è ottenibile solo miscelando tre o più canali che riproducano in qualche modo la sensibilità dell&#8217;occhio umano (ad esempio RGB o CMYK, per la stampa).<br />
Anche l&#8217;immagine catturata dallo specchio di 2,4 metri di diametro del telescopio spaziale Hubble viene focalizzata su un CCD di 8 megapixel(<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Charge_Coupled_Device#CCD_in_astronomia">fonte</a>), e se non ci fossero filtri e strumenti vari anteposti all&#8217;obiettivo, essa memorizzerebbe una immagine a veri colori come una normalissima fotocamera digitale.</p>
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		<title>In qualche angolo dell&#8217;universo</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Dec 2006 14:25:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Boliboop</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>

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		<description><![CDATA[Ha appena visto la luce il mio nuovo photoblog: In qualche angolo dell&#8217;universo. E&#8217; la prosecuzione naturale di photoniKBlog; infatti la sigla &#8220;kb2&#8243; nell&#8217;URL sta ad indicare che si tratta della seconda versione del precedente photoblog.
PhotoniKBlog era strutturato in modo da enfatizzare non solo la fotografia, l’immagine, ma anche il come essa fosse stata realizza. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ha appena visto la luce il mio nuovo photoblog: <a href="http://www.troise.net/kb2/">In qualche angolo dell&#8217;universo</a>. E&#8217; la prosecuzione naturale di <a href="http://www.troise.net/photonikblog">photoniKBlog</a>; infatti la sigla &#8220;kb2&#8243; nell&#8217;URL sta ad indicare che si tratta della seconda versione del precedente photoblog.</p>
<p>PhotoniKBlog era strutturato in modo da enfatizzare non solo la fotografia, l’immagine, ma anche il come essa fosse stata realizza. In fatti, a corredo di ogni immagine, era presente un testo che spiegava gli accorgimenti tecnici (durante lo scatto o nell’elaborazione al computer) e la situazione contingente durante la realizzazione dello scatto. Spesso erano inseriti aneddoti o considerazioni di varia natura.</p>
<p>In questo nuovo photoblog, invece, il messaggio è veicolato sopratutto dall’immagine, a cui è affidato il massimo dello spazio della pagina. Il resto delle informazioni sono il titolo, la data di pubblicazione, i <strong>tag</strong> e gli <strong>exif</strong>. Questi ultime due classi di informazioni sono quelle che hanno sostituito il testo che accompagnava le foto nel mio precedente photoblog. Nei tag infatti inerisco informazioni riguardanti il luogo, il soggetto fotografato e gli eventuali effetti grafici applicati. Negli exif, invece, saranno riportate automaticamente le informazioni tecniche di ogni fotografia, così come impresse sul file originale dalla fotocamera digitale usata.</p>
<p>Spero che questo nuovo (per me) concept di photoblog sia gradito a tutti i visitatori. Buona visione!</p>
<p class="akst_link"><a href="http://www.troise.net/boliboop/?p=107&amp;akst_action=share-this"  title="E-mail this, post to del.icio.us, etc." id="akst_link_107" class="akst_share_link">Condividi</a>
</p>]]></content:encoded>
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