La divertente ed ironica striscia che vedete qui sopra (clicca per vederla in dimensioni normali) è stata pubblicata oggi da Albo, un giovane fumettista palermitano che fa ampio uso di un MacBook Pro per dare sfogo alla propria creatività. In realtà di tratta dell’ultima di una serie di 3 strisce dedicate all’iPod Touch ma, come avete potuto vedere, in questa è addirittura ospite Steve Jobs!
Che questa striscia abbia un fondo di verità lo si può ragionevolmente sospettare tenendo conto che pochi giorni fa si è saputo di un utente che ha acquistato un iPod Touch e che, quando ha attivato la funzione di blocco automatico ed ha inserito una password errata, si è visto comparire la scritta “iPhone è disabilitato”. Come si chiede giustamente Kiro:
Che gli ingegneri Apple abbiano dimenticato quel pezzo di codice nella fase di mietitura?
Vortexmind ha pubblicato un bel post dove parla di Auction Ads e più in generale dei servizi di pubblicità online che ha provato negli anni. Ognuno con le proprie peculiarità. Sarei molto curioso di controllare se le clausole dei termini d’uso di ognuno permettono l’uso contemporaneo sulle stesse pagine di tutti questi servizi messi insieme… ma meglio non esagerare
Eccone un elenco con breve descrizione di ognuno:
Google Adsense: annunci pubblicitari contestuali, sia testuali che tramite immagini. Sei un blogger che scrive di informatica? Compariranno pubblicità per vedere computer. Sei Paolo Attivissimo e parli di bufale? Compariranno pubblicità di mozzarelle.
Text Link Ads: pubblicità tramite link testuali che possono quindi essere inseriti all’interno di un post. Metodo decisamente meno invasivo dei banner e sopratutto contestualizzato dal blogger (che decide dove e cosa linkare).
AlternateURL: permette di creare annunci sostitutivi qualora Google Adsense non trovi una pubblicità adatta alla pagina in questione.
Auction Ads: Permette di impostare alcune keywords specifiche e di mostrare quindi annunci pubblicitari delle aste eBay relative a quei prodotti.
Oggi è stato pubblicato il mio primo post su Melablog, dal titolo “CNet: recensione del nuovo iPod nano 3G“. Spero che questa collaborazione sia piacevole dal momento che si tratta di un blog che ho sempre seguito con interesse, e spero, ovviamente, di poter dare il mio contributo. Ecco intanto il testo di questo mio primo post (rassicurandovi sul fatto che non farò certo diminuire il mio impegno su questo blog!):
Su CNet è stata pubblicata una interessante recensione del nuovo iPod nano di terza generazione a cui è stato assegnato un voto di 8/10. Nonostante lo abbiamo soprannominato “cicciottello” per via dell’aspetto frontale un po’ tozzo, il nuovo iPod nano è davvero molto più piccolo e sottile della precedente generazione e, come si vede nel video a corredo della recensione, lo schermo di ben 2″ (il responsabile dell’aspetto grassoccio) permette un uso molto gradevole della funzionalità Cover Flow per sfogliare la libreria musicale. Fra i pregi riscontrati nella recensione, troviamo una durata della batteria sopra la media, ed una interfaccia utente migliorata che consente di vedere la copertina dell’album anche mentre si sta sfogliando la libreria.
L’iPhone che naviga su Boliboop nella mia mano (clicca per ingrandire)
Grazie alla solita generosa opportunità di Computime, ho potuto usare per alcuni giorni l’iPhone e, come prevedibile, tante parole lette sul web in questi mesi non valgono il tenere in mano questo prodigio della tecnica. Si tratta indubbiamente di un prodotto che farà (anzi, sta già facendo) da apripista a numerosi prodotti di questo genere. Oltre al repentino fiorire di molti smartphone simil-iPhone, anche la Apple sta pian piano ingrandendo il proprio parco di prodotti touchscreen multifunzione con la recente introduzione dell’iPod Touch, pensato sono solo per accontentare il mercato europeo, ma anche per fissare nella mente dei consumatori l’idea che “Touchscreen is Apple“. Inoltre è ormai tramontato il binomio esclusivo iPod-musica, con un iPod Touch è possibile ascoltare musica, podcast e audiolibri, guardare video, prendere appunti, segnare appuntamenti, usare la calcolatrice, navigare in internet, comunicare in wi-fi. L’iPhone diventa quindi, concettualmente, un semplice iPod Touch con in più la funzionalità telefonica e fotografica.
La prova
La prova che ho effettuato sull’iPhone è stata ovviamente limitata dall’impossibilità di fare telefonate o mandare sms. Il contratto AT&T che è stato attivato all’acquisto negli Stati Uniti non permette, se non tramite il roaming internazionale (costosissimo), di effettuare telefonate. Un’altra limitazione è il diverso jack per le cuffie usato negli USA, anche se l’ottimo, seppur piccolo, altoparlante integrato mi ha permesso di ascoltare musica ed effetti sonori senza alcuna difficoltà.
L’iPhone poggiato su un foglio di carta, paragonato alle dimensioni della mia matita
Le funzionalità
Potrà sembrare strano, ma seppur si faccia un gran parlare in rete, e non solo, dell’iPhone, molte persone conoscono solo una minima parte delle sue funzionalità: tipicamente cellulare, touchscreen e talvolta musica. Ma quali sono tutte le sue funzioni?
la Home (visibile nell’immagine qui a fianco) comprende 4 righe di 4 icone ciascuna: 1-1) Text (per mandare SMS) 1-2) Calendar (per gestire gli appuntamenti) 1-3) Photos (per visualizzare le fotografie, anche quelle fatte con la fotocamera integrata, zoomare e avviarne una presentazione) 1-4) Camera (per fare fotografie con la fotocamera integrata a 2 megapixel) 2-1) YouTube (per vedere i video di YouTube nelle sezioni Featured e Most Viewed, cercarli nei propri bookmarks o effetuare una ricerca, che però restituire solo un sottoinsieme dei risultati disponibili) 2-2) Stocks (per vedere gli andamenti azionari, identico al Widget per Mac OS X) 2-3) Maps (per accedere a Google Maps, cercando luoghi, calcolando percorsi, sia con mappe stradali che che con foto satellitari, ma non ibride) 2-4) Weather (per vedere le previsioni del tempo, identico al Widget per Mac OS X) 3-1) Clock (per sapere l’ora, in vari luoghi della Terra, impostare allarmi e timer con la simpatica ghiera rotante, ed usare il cronometro con un decimo di secondo di precisione) 3-2) Calculator (per usare la calcolatrice) 3-3) Notes (per prendere appunti) 3-4) Settings (per cambiare le impostazioni dell’iPhone, tra cui: la rete Wi-Fi a cui si è connessi, le suonerie, la luminosità dello schermo, il Wallpaper, l’equalizzatore audio, la velocità di lettura degli audiolibri, la transizione delle presentazioni delle foto).
In basso, separata dalle prime tre righe, troviamo la quarta riga di icone in un elemento grafico che richiama il Dock di MaC OS X. Qui troviamo: 4-1) Phone (per fare telefonare, gestire la Rubrica, e usare la VoiceMail), 4-2) Mail (per leggere la posta elettronica) 4-3) Safari (per navigare su internet, aprendo più tab, o pagine, contemporaneamente, zoomando e orientando l’iPhone in modo da visualizzare la pagine per lungo, per una migliore leggibilità) 4-4) iPod (per ascoltare la musica e gli audio libri, guardare i video, anche interi film)
Sbloccare l’iPhone trascinando a destra il cursore, mentre viene visualizzato il Wallpaper (clicca sull’immagine per ingrandire)
E’ da notare che sia l’applicazione YouTube che Maps sopperiscono alla mancanza del Plugin Flash in Safari. Inoltre l’iPhone attribuisce un concetto diverso al termine Wallpaper: lo sfondo su cui sono poggiate le icone delle applicazioni è sempre nero, mentre l’immagine impostata come Wallpaper apparirà solo quando l’iPhone è in standby (e si è premuto il tasto Home per riattivarlo). A sinistra nell’immagine troviamo una delle più felici intuizioni Apple: usare un tasto (ovviamente virtuale) da trascinare verso destra (to slide) per confermare l’uscita dallo standby, ma anche lo spegnimento e la risposta alle chiamate: il tutto per evitare operazioni non volute magari tenendo l’iPhone in tasca o in borsa.
Navigazione in internet e tariffe
Per navigare su internet è davvero comodissimo utilizzare Safari che interpreta correttamente l’impaginazione della maggior parte dei siti internet visualizzando subito quello di cui si ha bisogno e permettendo di ingrandire il testo o le immagini con un doppio tap oppure allontanando fra loro le dita (è la stessa tecnica multitouch con cui si ingrandiscono le fotografie).
L’unico problema durante la navigazione è la presenza molto carente di reti Wi-Fi aperte in Italia. Usando l’iPhone come sniffer di reti Wi-Fi in varie zone di Roma, ho potuto verificare come il 90% di queste siano chiuse, mentre il restante è comunque inaccessibile da un dispositivo con indirizzo MAC non autorizzato. Si arriva quindi alla necessità di un contratto telefonico che includa flat internet non troppo costosa. Pochi giorni fa, infatti, il prezzo dell’iPhone si è abbassato di molto, ma il contratto con la società telefonica Statunitense AT&T è rimasto ad un minimo di 60 dollari al mese, ovvero a fine anno si sarà speso quasi il doppio che per il telefono stesso (e al massimo 3 volte e mezzo).
Gestione con iTunes
Come un iPod, l’iPhone ricarica la propria batteria ogni qualvolta viene connesso alla porta USB di un computer. Aprendo iTunes, mentre l’iPhone è collegato, è possibile sincronizzare contatti (ovvero la rubrica), calendari, account mail, segnalibri di Safari, suonerie, musica, foto, podcast e video.
schermata iPhone dentro iTunes (clicca per ingrandire)
Nella stessa schermata, in basso, è anche possibile vedere quanto spazio è rimasto sull’iPhone:
indicatore di memoria (clicca per ingrandire)
Per scaricare sul computer le fotografie fatte con l’iPhone come se quest’ultimo fosse una semplice macchina fotografica, è sufficiente entrare in iPhoto e effettuare l’importazione.
Suonerie ed altri acquisti
Apple si lancia nel mercato delle suonerie per cellulari perché grazie all’aggiornamento di iTunes 7.4, è ora possibile trasformare alcune canzoni in una suoneria di 30 secondi. Si tratta delle ormai più di 1 milione di canzoni disponibili su iTunes che tramite un semplice editor audio che permette di settare durata, pausa fra uno squillo e l’altro ed eventuale fade in (l’aumentare del volume della suoneria all’inizio dello squillo), possono essere trasformate in suonerie.
Il costo della trasformazione song->ring è di $ 0.99, che vanno ad aggiungersi agli $ 0.99 del costo del brano (in versione protetta con DRM, quindi più economica ma più restrittiva), a meno che non siate già proprietari del brano prescelto. Ad un costo di $ 1,98 potete quindi non solo avere sull’iPhone la suoneria con la canzone che volete, ma anche scegliere nel brano il punto esatto che preferite. Di sicuro si tratta di una funzionalità interessante ma ad un costo che ritengo un po’ alto.
Molti si sono chiesti se è possibile fare il download delle canzoni direttamente sull’iPhone: la risposta è no. Innazitutto non è possibile scaricare nulla sul dispositivo, inoltre, come è noto, è iTunes che, sui computer, è addetto a connettersi all’iTunes Store. Per cui non essendoci iTunes su iPhone (ma solo un gestore della libreria musicale progettato ad hoc e chiamato iPod) non è possibile nemmeno connettersi allo Store. La nuova funzione iTunes Wi-Fi Music Store permette di aggirare questo ostacolo ma è funzionante solo all’interno degli Starbucks statunitensi. In Italia questa catena di caffetterie non è presente e questa funzionalità potrebbe non essere sfruttabile.
Tastiera virtuale
Tutte le volte in cui si sta digitando un testo (un SMS, una nota oppure se si sta riempiendo un campo di testo in una pagina web) compare una tastiera virtuale. Il suo uso è molto semplice anche se lo spazio a disposizione è molto piccolo. All’inizio si fanno molti errori, ma dopo 2-3 minuti già si comincia a prendere le misure e raramente si sbaglia (ho provato io ed altre 3 persone e tutti abbiamo riscontrato questa ottima velocità di apprendimento). L’iPhone che ho usato io, ovviamente, è stato progettato per gli Stati Uniti, e la correzione automatica degli errori è quindi implementata in lingua inglese (e quindi inutile per chi scrive in italiano). Una semplice caratteristica della scrittura con l’iPhone è quella per cui la lettera viene inserita nel testo solo quando viene rilasciato il dito e non nel momento in cui si tocca lo schermo. Questo permette anche un maggiore controllo nel caso ci si stia accorgendo aver sbagliato lievemente mira: spostare di pochi millimetri il polpastrello per correggere la lettera è una cosa che con una testiera tradizionale non è possibile.
Il mio dito indice mentre usa la tastiera virtuale dell’iPhone, anche se è possibile usare due pollici per scrivere più velocemente (clicca per ingrandire)
Se il carattere che viene utilizzato risultasse troppo piccolo si può ricorrere una piccola ma efficace lente di ingrandimento che si attiva tenendo premuto il dito sul testo per circa un secondo. La lente di ingrandimento funziona solo nel testo, e non ingrandisce gli altri elementi grafici dell’interfaccia o delle pagine web.
Per cancellare un singolo carattere (a sinistra) si usa ovviamente il tasto backspace il quale, se viene tenuto premuto per circa 3 secondi, smette di cancellare un carattere alla volta e comincia ad eliminare un’intera parola alla volta (funzione molto comoda, e conosciuta, a chi scrive spesso SMS).
Conclusione
Questa non sono ovviamente altro che le principali caratteristiche che più mi hanno colpito. Quindi non è possibile farsi un’idea precisa senza provarlo personalmente. Oppure comprando a fine settembre l’iPod Touch che ne racchiude molte delle caratteristiche dell’iPhone. Il touchscreen da 3,5″ è certamente il punto di forza di questo prodotto, ma non solo perché è touch. Infatti fare fotografie (e visualizzarle) in uno schermo da ben 3,5″ è un’esperienza che credo nessuna macchina fotografica può attualmente dare. Certo, la risoluzione di soli 2 MPixel può essere pochina ma, per un telefono cellulare spesso meno di 12 mm, mi sembra un’ottima cosa. Per non parlare del peso: tutta questa tecnologia, senza dimenticare Mac OS X (la cui velocità e stabilità ho già potuto sperimentare sul mio MacBook), in soli 135 grammi e qualcosa che lascia senza parole.
Come sempre si possono trovare dei difetti (oltre a quelli già descritti nella recensione), tra cui la chiusura allo sviluppo di applicazioni di terze parti (anche se alcune grandi aziende pare stiano avendo l’autorizzazione a scrivere software per iPhone) e il blocco del contratto con per 2 anni con AT&T (al costo totale, iPhone + AT&T, minimo di 1900 $), anche se ultimamente sono stati in molti ad aver trovato un sistema (più o meno efficace) di sbloccare l’iPhone. Un altro difetto potrebbe essere l’assenza di applicazioni professionali, utili a manger e imprenditori che desiderano anche poter redarre documenti e produrre fogli di calcolo.
La pulizia del touchscreen è uno dei punti che, a causa della presunta facilità a sporcarsi, ha destato maggiori perplessità nei primi giorni dopo la presentazione dell’iPhone il 29 Giugno scorso, e anzi addirittura prima della sua presentazione ufficiale. Nonostante ci siano molte persone assolutamente convinte che, per questa ragione, il touchscreen non possa essere il futuro dell’interazione uomo-computer, posso dire con sicurezza che questa faccenda è poco più di una leggenda metropolitana. Il materiale del touchscreen è infatti il vetro e, come qualsiasi finestra di casa o paio di occhiali, la pulizia è abbastanza semplice. Inoltre, non solo il touchscreen ha un trattamento antigraffio, ma, mentre si sta usano l’iPhone, non è possibile vedere nessuna impronta digitale poiché il vetro è retroilluminato. Insomma, a mio parere l’unica possibilità di notare qualche macchia è usarlo di sbieco oppure con le mani sporche di ketchup.
Ma la cosa più importante di tutte, soprattutto perché innegabile, è che la tecnologia contenuta in questi 135 grammi sarà l’impronta su cui verranno (anzi sono già) plasmati gli smartphone del futuro, per ogni target e per ogni fascia di prezzo. Spero solo che quando molti italiani saranno fortunati come me e potranno usare l’iPhone, ci siano le condizioni di pagamento delle sensate tariffe telefoniche e di traffico internet, pensate per l’utenza media italiana. Sarebbe un peccato rimanere fuori da questa rivoluzione tecnologia.
Beh, spero di aver soddisfatto ogni vostra curiosità, ma eventualmente potete lasciare un commento. Ora vi saluto… vado a ricaricare l’iPhone
Introduzione
Ho appena installato iWork ‘08, gentilmente offerto per questa recensione da Computime. E ho cominciato ad usare per la prima volta Numbers, il nuovo Foglio di Calcolo della Apple che punta a rendere completa la suite di lavoro iWork, dopo gli ormai maturi Pages (per i documenti di testo) e Keynote (per le presentazioni).
Siccome non ho mai usato Numbers prima d’ora, ho pensato sarebbe stato interessante fare una specie di cronaca delle prime cose che ho provato, per vedere quanto un ex utilizzatore di Excel come me (specialmente in ambito di ricerca, quindi con particolare attenzione a formule e grafici) si sarebbe trovato più o meno a proprio agio. Ecco il mio racconto.
Numbers appena aperto
Appena si apre Numbers e si sceglie il modello Vuoto, appare una schermata tutto sommato non molto dissimile da quella di un classico foglio di calcolo tipo Excel: una grande tabella vuota (da A1 a K45) e una barra dei pulsanti in alto. Ma ecco già la prima bella novità: la tabella può essere ridimensionata a piacere strascinando l’angolo in basso a destra. Inoltre, cliccando fuori dall’area della tabella (e quindi deselezionandola) oppure cliccando sull’angolo in alto a sinistra, è possibile spostare la tabella stessa in qualsiasi punto dello spazio bianco in cui si trova.
Le tabelle possono essere create tramite l’omonimo pulsante in alto che permette già alcune varianti: tabella semplice, con intestazioni e addirittura con un elenco di controllo per le somme, ovvero con la possibilità di includere in una somma una riga piuttosto che un’altra, come si vede in questa tabella che ho creato in circa 10 secondi:
Questa possibilità di creare tabelle indipendenti e slegate fra di loro è sicuramente comodissimo perché in software come Excel un grosso problema era lo spostamento delle tabelle e il ridimensionamento delle colonne fra tabelle verticalmente allineate, problema che qui non sussiste. Ma questa indipendenza crea problemi quando vogliamo collegare i dati di una tabella a quelli di un’altra? Assolutamente no, infatti ogni tabella ha un nome (indicato e modificabile nella barra di sinistra) ed è sufficiente scrivere “=Tabella 2 :: C6″ per includere un dato di una tabella diversa, o più semplicemente scrivere “=” e cliccare sulla cella desiderata.
Come detto, a sinistra c’è una barra che elenca tutte le tabelle presenti, ma non solo. Infatti qui sono elencati tutti gli oggetti (grafici compresi) che verranno inseriti nel foglio di calcolo. Sotto a questo elenco sono presenti gli Stili, assegnabili all’oggetto selezionato. Non ci crederete ma in altri 30 secondi ho inserito un grafico a torta 3D e ho cambiato lo stile ottenendo questo risultato dall’impatto visivo direi più che gradevole:
Giocare con le Funzioni
A questo punto ho creato una nuova tabella per giocare con le formule matematiche: se creiamo una lista di numeri e poi evidenziamo le celle, in fondo alla barra di sinistra vengono indicati i valori della somma di tali numeri, la media, il minimo e il massimo valore e infine vengono conteggiati valori inseriti. Comodo, no? Qualcosa di simile c’è anche su Excel nella barra di stato , a destra, anche se visualizza solo uno alla volta di questi valori. Ma ecco il genio della Apple: se trascinate la parola somma in una casella qualsiasi, automaticamente questa funzione verrà copiata e applicata in base alle celle che avevate evidenziato! Se invece non volete nemmeno evidenziare le celle, sarà sufficiente posizionarsi sotto l’elenco di valori, cliccare sul pulsante Funzione e, scegliendo ad esempio Somma, Numbers determinerà automaticamente i valori da sommare nella colonna in cui si ci troviamo, saltando eventuali intestazioni.
Un altro modo semplice per inserire formule è quello di cliccare sul pulsante Funzione e scegliere Più Funzioni…: apparirà un piccolo browser per cercare agevolmente la funzione voluta fra le oltre 150 disponibili.
A bocca aperta
Ma la cosa che mi ha lasciato davvero a bocca aperta è la possibilità di usare i nomi delle intestazioni delle tabelle per eseguire calcoli. Mi spiego meglio: dal pulsante Tabelle scegliamo Intestazioni, ora riempiamo la tabella con intestazioni e dati del tipo qui sotto riprodotto in figura:
Volete sapere quale funzione è stata inserita nella cella D2? Semplicemente “=entrata gennaio-uscita gennaio“: disarmante. Numbers riconosce le intestazioni delle righe e delle colonne e assegna automaticamente alla cella B2 il nome “entrata gennaio” come combinazione delle due intestazioni. Ovviamente avremmo potuto inserire “=B2-C2″ come qualsiasi altro foglio di calcolo, ma non sarebbe stato altrettanto intuitivo. E’ da notare che in Excel è possibile assegnare nomi alle celle per usarli nei calcoli, ma questa assegnazione non è automatica e intelligente come invece è in Numbers.
Impostazioni a non finire
Vorrei sottolineare che ogni oggetto e qualunque parte di ogni oggetto ha le sue Impostazioni raggiungibili cliccando sulla i nel cerchio blu in alto a destra. Le impostazioni comprendono opzioni grafiche e logiche relative all’oggetto considerato, e vanno dalle dimensioni e ai colori di ogni parte di fogli, grafici e tabelle, effetti grafici come riflessi e ombre per fotografie e forme inserite a corredo dei fogli, fino alle impostazioni 3D dei grafici.
Oltre a queste impostazioni (standard per il pacchetto iWork), ci sono le impostazioni contestuali visibili dalla barra del formato sotto la barra degli strumenti. Qui, selezionando una o più celle, è possibile modificare velocemente lo stile del testo e le sue dimensioni, il colore, l’allineamento (orizzontale e verticale), la formattazione della cella (decimali, valuta, percentuale e casella di controllo), i bordi e il riempimento della cella e infine le intestazioni (di cui ho parlato prima). Fra le formattazioni delle celle, oltre alla casella di controllo, è possibile impostare un cursore (o slider), uno stepper e un menu a comparsa. Ecco come appaiono quando la cella è selezionata:
Per lo stepper e lo slider è possibile impostare un minimo, un massimo e un valore per l’incremento ogni volta che si clicca su uno dei triangolini bianchi o sul cursore. Per il menu a discesa, invece è possibile inserire un qualsiasi numero di voci del menu, sia in numero che in testo.
Ordinare, mai stato così semplice
Ricordo che su Excel avevo sempre problemi a ordinare alfabeticamente una colonna di una tabella, perché i riferimenti delle formule potevano andare persi se sbagliavo a selezionare la tabella stessa. Con Number tutto questo non costituisce più un problema. Avete una tabella di 5, 10 o 20 colonne? Volete fare in modo che la seconda colonna (o qualunque altra) sia ordinata alfabeticamente? 1) portate il mouse in cima alla colonna interessata (ad esempio vicino a B): apparirà un triangolino nero a sinistra. 2) cliccate sul triangolino e poi, sul menu che apparirà, scelgliete In ordine ascendente (o discendente). Fatto, e senza preoccupazioni, perché i dati e le formule delle altre colonne sono state riordinate seguendo la vostra indicazione. Mai stato così semplice.
Non vi basta un solo criterio di ordinamento? Vi capisco, specialmente quando devo ordinare la classifica del campionato di calcio secondo il maggior numero di punti fatti ma, a parità di questi, per la migliore differenza reti. Per fare questo è sufficiente cliccare su Ordina e filtra sulla barra degli strumenti e scegliere i criteri desiderati aggiungendone a piacere con il tasto “+”. Questa finestra mi da l’occasione di spiegare come funziona il filtraggio.
Filtrare le tabelle: come nascondere intere righe sgradite
Se ad esempio abbiamo una tabella come la seguente
e vogliamo che vengano visualizzati solo mesi con un valore netto superiore a 10. Ecco le impostazioni che dobbiamo fare nella finestra Ordina e filtra e il risultato che otteniamo:
Come vedete le righe 2 e 4 sono invisibili, ma possiamo cliccare su Reimposta per far riapparire tutti le righe esistenti.
Stampare i fogli di calcolo: altro difetto di Excel risolto elegantemente
Per chi usa Excel la stampa dei fogli di calcolo non è mai una cosa semplice. Prima di lanciare l’anteprima di stampa non è possibile conoscere la grandezza che la tabella assumerà nel foglio. Una volta usciti dall’anteprima di stampa compaiono delle guide tratteggiate che ci dicono dove sono i bordi dei fogli di carta. Ma non sono guide fisse: modificando la larghezza delle colonne, le guide si spostano, talvolta includendo colonne indesiderate, altre volte escludendone di desiderate. Il tutto senza un sicuro riferimento sulla misura effettiva di quelle che andremo a stampare.
Ancora una volta Numbers risolve questo problema elegantemente perché non solo l’anteprima di stampa è interattiva (ovvero possiamo modificare la posizione e la forma degli oggetti ma anche i valori stessi nelle tabelle), ma anche perché permette di orientare il foglio e scalare il contenuto a piacere, finché la parte desiderata non entra perfettamente nel formato di stampa. Per attivare l’anteprima di stampa bisogna cliccare sul tasto Vista in alto a sinistra nella barra degli strumenti. Per un maggiore controllo della situazione, possiamo cliccare su Mostra righelli (l’unità di misura si sceglie nelle Preferenze accessibili tramite mela+,).
Ma difetti ce ne sono?
Sì, usando Numbers si scoprono alcune imperfezioni e qualche difetto. A parte qualche imprecisione nella traduzione (o refusi come sindietro in un menu contestuale), si nota subito la mancanza della possibilità di modificare l’elenco delle funzioni trascinabili in basso nella barra di sinistra, funzionalità che sarebbe stata utile per chi fa spesso uso di una funzione particolare ma non presente nell’elenco. Inoltre quando si vuole raggruppare un certo numero di oggetti per sposarli tutti insieme, anziché uno alla volta (perdendo magari l’allineamento), si nota che le tabelle non vengono raggruppate insieme a grafici e immagini, e rimangono così inutilmente isolate. Probabilmente usandolo continuerò a scovare difetti in questa che, lo ricordo, è la prima versione del software. Chissà che queste note possano giungere fino a Cupertino per lo sviluppo della prossima versione.
Conclusione
Se mi avete seguito in questo piccolo viaggio in Numbers (durato per me solo 3 ore), oltre ad avere la mia gratitudine, avrete probabilmente un idea abbastanza chiara di quanto Excel rischi di venire soppiantato da un prodotto eccezionale quale è Numbers. Inoltre il pacchetto Microsoft Office 2007 costa € 276, mentre iWork ‘08 costa solo € 79. Qualcuno potrebbe dire che Office, e in particolare Excel, sono prodotti più maturi e, ad esempio, contengono più Funzioni, e non potrei dargli torto. Ma quante di queste centinaia di funzioni vengono normalmente usate? In anni di uso di Excel all’università per calcoli abbastanza complicati, ho avuto necessità, oltre che alle classiche 4 operazioni, potenze e logaritmi, solamente di calcoli di varianze di popolazioni statistiche e poco più, tutte cose che ho controllato esserci anche in Numbers. Inoltre Numbers è sì un foglio di calcolo ma è di concezione nuova e avanzata, destinata secondo me, a sviluppi ancora più utili a chi usa i fogli di calcolo per lavoro, studio o diletto. Insomma, Excel è pronto per la pensione? No, visto che non ha mai pagato i contributi
Se volete provare Numbers e tutto il pacchetto iWork ‘08 potete andare da Computime in Via G.B. Morgagni 30G a Roma.
Questo post è dedicato alla mia nipotina preferita in occasione del suo 83esimo giorno di vita. Chissà se esisteranno ancora i blog quando comincerà a navigare nella rete
E’ risaputo che svegliarsi di soprassalto con il trillo di una sveglia alla lunga può provocare danni al sistema nervoso, al sistema cardiocircolatorio e alla sveglia stessa (a seconda della velocità con cui viene scagliata contro il muro antistante il letto).
Per chi ha un Mac il problema del risveglio è ormai completamente risolto grazie ad Aurora, una semplice applicazione, freeware e tradotta anche in italiano, che permette di settare una serie a piacere di sveglie che fanno partire una canzone specifica, una playlist di iTunes o una canzone a caso nella propria libreria.
Durante la creazione di una nuova sveglia è possibile impostare (tramite uno dei tab in basso) anche in quali giorni della settimana vogliamo che suoni, per evitare che, ad esempio, di venire svegliati alle 7.00 del mattino anche di domenica. E’ inoltre possibile settare la durata del Fade-in ovvero per quanto tempo il volume deve crescere da zero al volume desiderato. Nel tab Azione è possibile trascinare una applicazione, un file o un link che verranno avviati insieme all’allarme.
E’ inclusa, come prevedibile, la funzione Snooze per rimandare di 5 min (valore modificabile) la ripetizione dell’allarme, se vogliamo rimanere ancora un pochino fra le braccia di Morfeo. Questa funzione è attivabile anche via Apple Remote (il telecomandino) anche se sinceramente non sono riuscito a farla funzionare senza che si attivasse Front Row.
Se usate Aurora quando il Mac è in Stop (molte persone tengono il proprio Mac in questa modalità per tutta la durata della notte), allora dovete attivare la funzione Esci dallo Stop e bisogna seguire i seguenti accorgimenti importanti: 1) non chiudere il coperchio e collegare l’alimentatore (alcuni portatili non possono uscire dallo Stop se il coperchio è chiuso o se non è collegato alla corrente) 2) non affidarsi ad AirTunes (al risveglio, iTunes potrebbe non riuscire a collegarsi automaticamente con le casse senza fili via AirTunes) 3) staccare le casse esterne, o lasciale accese (se le casse che sono collegate all’uscita audio integrata sono spenti, allora il Mac non emetterà alcun suono) 4) dovete disabilitare la password dello ScreenSaver se l’avete impostata 5) abilitare il login automatico (se si preferisce spegnere il Mac piuttosto che metterlo in Stop, allora bisogna abilitare il Login automatico per il proprio utente tramite il pannello Account delle Preferenze di Sistema).
Rimane per me un mistero come faccia il Mac ad accendersi quando una applicazione (che ovviamente non è in esecuzione mentre il Mac è spento) gli dice di farlo
Ma non è tutto perché Aurora permette anche addormentarsi dolcemente, eseguendo un numero prestabilito di canzoni oppure per un tempo fissato. Il tutto potendo impostare una costante diminuzione del volume di riproduzione delle canzoni, della luminosità del monitor, e potendo decidere preventivamente se alla fine del conto alla rovescia il Mac deve andare in Stop, spegnersi o fare il LogOut.
Insomma un ottimo programma che fa egregiamente il proprio compito. Volete sapere cosa uso il per svegliarmi? Il “Mattino” di Grieg, in una registrazione diretta da Herbert Von Karajan. Per svegliarsi… più bella cosa non c’è.
Se, come me, avete installato su Mac OS X l’ottimo Gnuplot (programma per realizzare grafici 2D e 3D a partire dalle equazioni, ma non solo) tramite Fink, allora probabilmente avete il mio stesso problema: per lanciare Gnuplot è necessario prima aprire Terminale.app e poi digitare gnuplot, procedura alquanto noiosa se si usa questo programma molto spesso.
La soluzione che ho realizzato per aprire Gnuplot in un attimo è quella di scrivere un AppleScript davvero semplice e di trasformarlo in una applicazione richiamabile in qualsiasi momento. Qui potete scaricare l’applicazione da me realizzata
mentre, per i più curiosi, vi spiego la procedura per realizzarla da voi, potendo quindi aggiungere tutte le funzionalità desiderate.
Innanzitutto aprite Script Editor.app che si trova nella cartella /Applicazioni/AppleScript. Questa semplice applicazione permette di scrivere, compilare ed eseguire qualsiasi AppleScript.
Il codice che dovrete scrivere è il seguente
tell application "Terminal"
activate
do script "gnuplot"
end tell
il significato di ognuna delle quattro righe di codice è, in linguaggio corrente, il seguente:
devi dire all’applicazione “Terminale” (tell application “Terminal”) di aprirsi (activate) e di eseguire questo script costituito da una singola stringa di comando (do script): “gnuplot”; fine della comunicazione (end tell).
Per provare a vedere se lo script funziona è sufficiente cliccare sul tasto Esegui e dovremmo vedere aprirsi il Terminale e caricarsi Gnuplot. Unico inconveniente di questo script è che vengono aperte due finestre del Terminale (di cui una, quella in primo piano, con Gnuplot caricato), ma probabilmente esiste un modo per aprirne una sola (anche se non lo conosco).
A questo punto è sufficiente andare sul menu Archivio>Registra col nome…, impostare come nome gnuplot loader e come formato documento script. A questo punto, il file .app che verrà salvato può essere spostato nella propria cartella Applicazioni e trascinato sul Dock per una veloce reperibilità. Il nome “gnuplot loader” è stato scelto come tale dal momento che l’applicazione si chiude nell’attimo in cui gnuplot è stato caricato, per cui questa applicazione esegue solo il compito di caricare Gnuplot.
A corredo dell’applicazione ho realizzato una icona a partire dalla bella immagine visibile ad inizio articolo, realizzata con Gnuplot e disponibile (in versione originale) sul sito ufficiale a questo indirizzo.
Christoph Sinai è un giovane programmatore tedesco che, per studiare le potenzialità del framework Cocoa, ha realizzato tre applicazioni per mac molto interessanti. Non solo. Le ha anche dedicate al su frutto preferito: la noce di cocco.
Ecco in dettagli le tre applicazioni:
coconutBattery 2.5.1 permette di visualizzare alcune informazioni riguardo la batteria in uso sul proprio portatile: la carica attuale, la capacità attuale e la capacità di fabbrica. Il rapporto fra la capacità attuale e quella di fabbrica fornisce il livello di deterioramento della batteria e può essere anche memorizzato automaticamente in un pannello laterale. In tal modo è possibile tenere sott’occhio la vita di una batteria e provvedere per tempo a pianificare l’acquisto di una nuova batteria. Come informazioni addizionali, l’applicazione indica il numero di cicli di carica/scarica effettuati (è questo valore che influenza la capacità della batteria, l’età del proprio Mac, se il connettore di carica è collegato e se la batteria in fase di ricarica. Insomma, una visione completa sulla situazione della batteria.
coconutIdentityCard 2.2 è un’applicazione meno utile della precedente, almeno nella normale gestione del proprio computer. All’apertura dell’applicazione viene visualizzata la nazione e il periodo in cui è stato prodotto il computer Apple che state usando. Se cliccate su iPod verranno fornite le stesse informazioni per l’eventuale iPod collegato. Cliccando su Custom avrete la possibilità di inserire il serial number di un qualsiasi altro computer Apple (per ottenere il serial numeber di un Apple basta andare sul menu Mela>Informazioni su questo Mac>Più informazioni…). Infine, cliccando su Stolen potrete verificare che il vostro Mac o il vostro iPod non sia stato rubato (e che quindi che nessuno dei precedenti proprietari sia un ladro) anche se bisogna tener conto che un risultato negativo non è garanzia che non sia stato rubato..
coconutWiFi 2.0, l’ultima applicazione, è probabilmente quella può essere più frequentemente usata. Permette di visualizzare non solo tutte le reti wifi presenti nelle vicinanze, ma anche di indicare, tramite un pallino colorato nella barra dei menu, se non ci sono reti disponibili, se ce ne sono di disponibili ma sono criptate, o c’è almeno una rete wifi non criptata ed aperta. Cliccando su tale pallino colorato viene visualizzata una lista delle reti visibili, con i dettagli per ognuna. Per ora l’applicazione non è in grado di connettersi alla rete indicata una volta che ci si clicchi sopra, ma Chris ci sta lavorando e presto, probabilmente, avremo una versione migliorata (e con almeno tutte le caratteristiche già esistenti) dell’icona di stato di Airport.
Come sicuramente sapete sono un fiero donatore di sangue iscritto all’AVIS (se non lo sapevate, allora sapevatelo!) e mi sono offerto di realizzare gratuitamente, per l’AVIS del comune di Prata di Pordenone, un manifesto che invogliasse le persone a donare il sangue prima di partire per le vacanze. Come forse saprete, infatti, d’estate il sangue scarseggia ovunque e contemporaneamente ce n’è più bisogno del solito.
L’idea di partenza era quella di mettere una illustrazione al centro del manifesto per rendere l’appello un po’ spiritoso, anche se si tratta di argomenti seri. L’obiettivo era quindi quello di attirare il più possibile l’attenzione, e così non ho badato a spese e ho ingaggiato gratuitamente Albo, un fumettista che seguo quotidianamente, e con molto piacere! Consultandoci abbiamo scelto di legare insieme la donazione del sangue con Alice, una vampira personaggio della sua striscia quotidiana MoStrip.
Le nostre fatiche si sono concretizzate del manifesto che vedete qui in basso (cliccare per ingrandire), spero che sia di vostro gradimento (e, perché no, di sprone per andare a donare il sangue… nella vostra città, non andate tutti in Friuli! ) :
Anche se Leopard è in ritardo rispetto al termine “primavera 2007″ (uscirà in fatti in ottobre), in pochi avevano creduto possibile che Tiger avrebbe raggiunto la versione 10.4.10. Fin’ora infatti, nessun Mac OS X aveva mai superato la versione 10.x.9 e il fatto che Tiger l’abbia fatto è un segno inequivocabile di ritardi non previsti nel lancio di Leopard (peraltro già ammessi dalla Apple stessa).
Ecco cosa appare nella finestra di aggiornamento che sono in procinto di effettuare:
L’aggiornamento 10.4.10 è raccomandato per tutti i computer con processore PowerPC e Intel con Mac OS X Tiger. L’aggiornamento include correzioni di problemi del sistema operativo e correzioni specifiche o aggiornamenti di compatibilità per le seguenti applicazioni e tecnologie:
- Supporto per fotocamere RAW
- Attivazione e disattivazione di dispositivi USB
- Supporto per applicazioni software di terze parti
- Aggiornamenti di sicurezza