Qui di seguito riporto un articolo che ho scritto su melablog, ma in fondo ho alcune considerazioni da fare visto che oggi (dopo il seminario su Creative Suite CS3) ho potuto confrontare da Computime il suono dell’iPod Video (di 5a generazione) con quello dell’iPod Classic, sia tramite auricolari che con un amplificatore valvolare .
L’iPod Classic (di sesta generazione) ha una qualità audio peggiore rispetto al suo predecessore, l’iPod Video. E’ quanto emerge da uno studio effettuato da Marc Heijligers tramite FuzzMeasure, un’applicazione di analisi acustica. A quanto pare il chip audio della Wolfson (della generazione precedente) è stato sostituito con un più economico chip della Cirrus. Le conseguenze sono un suono più elettronico e di qualità inferiore. Il numero di armoniche, inoltre, è decisamente inferiore e questo fa allontanare il timbro del suono udito dal timbro reale.
Qualcuno potrebbe ritenere queste considerazioni utili solo per i puristi del suono, ma questo abbassamento della qualità va indubbiamente contro l’aumento del bitrate nei file senza DRM acquistabili su iTunes Store. Quanto questo downgrade tecnologico renderà superfluo l’aumento della qualità dei file audio fino a 256Kbist/s?
E’ da sottolineare che il chip Wolfson rimane utilizzato nell’iPhone e nell’iPod touch (oltre che in altri prodotti come la PlayStation Portable e la Xbox).
Come detto prima ho potuto confrontare l’audio di due iPod, di 5a e 6a generazione per verificare se questa differenza di qualità è realmente udibile. A questo scopo ho utilizzato un paio di auricolari e successivamente un amplificatore valvolare Roth Music Cocoon mc4 (ad alte prestazioni) in vendita da Computime.
Come musiche per il test ho usato Bohemian Rapsody e We Will Rock You dei Queen. Il risultato è che effettivamente si nota una differenza fra i due iPod anche se ci vuole davvero molta attenzione (specie con gli auricolari) per definire in cosa differisce l’audio. Alcuni ragazzi di Computime ed abbiamo convenuto che il suono sembra meno caldo e profondo nell’iPod Video (6a generazione), e forse un po’ metallico negli acuti. Questo spiega in parte la scelta di includere il chip Wolfson nell’iPhone e nell’iPod Touch ma non giustifica allarmismi eccessivi, anche tenendo conto del fatto che l’iPod è, nella stragrande maggioranza dei casi, un lettore mp3 per la strada, mentre i miei test si sono svolti in un luogo molto silenzioso.
Ecco una descrizione del mio modo di vedere (senza pretesa d’essere un critico musicale) il brano Disassociative di Marilyn Manson, contenuto nell’album Mechanical Animals, che vi consiglio di ascoltare mentre leggete provando a riconoscere i passaggi che descrivo.
Questo brano, forse uno dei migliori dell’autore, inizia con degli effetti sonori (fra l’acquoso e il vetroso) sullo sfondo, dopo 7 secondi entra una chitarra elettrica nemmeno poi tanto distorta che descrive un motivo semplice e relativamente pulito, ripetuto una seconda volta quando entrano le percussioni. Poi inizia la parte cantata. “I can tell you what they say in space/That our earth is too grey”, ritorna la chitarra con “But when the spirit is so digital/The body acts this way” e ancora con “That world was killing me/That world was killing me” per arrivare alla fine della strofa che recita il titolo “Disassociative”. Qui i drums eseguono un breve passaggio per arrivare al brigde “The nervous systems down,/ the nervous systems down/ I know” con delle tastiere che eseguono un lento si-la-sol-fa diesis che mi piace particolarmente. Finito il bridge (che viene eseguito due volte), ecco il ritornello (o chorus se preferite chiamarlo così) che attacca a 1′31″ dall’inizio. Si tratta della parte migliore della canzone in cui l’energia accumulata dei secondi precedenti è scaricata da batteria e chitarre, il cui testo recita “I can never get out of here/I don’t want to just float in fear/A dead astronaut in space” ripetuto due volte con l’ultimo verso a sfumare.
Dopo 27 secondi di energia dispersa (dispersione ravvisabile anche nel tono della voce e nel testo), ritorna il tema iniziale con lo stesso schema “Sometimes we walk like we were shot through our heads, my love/We write our song in space like we are already dead and gone”, “Your world was killing me/Your world was killing me” e poi “Disassociative”, salvo poi ripetere gli ultimi tre versi.
Qui il bridge viene inaspettatamente saltato, entra subito il ritornello come a scaricare un’energia ancora non disponibile e recita “I can never get out of here/I don’t want to just float in fear/A dead astronaut in space” (due volte). Poi ecco il bridge “The nervous systems down, the nervous systems down/I know” senza però quella spinta a trasformarsi in chorus. Infatti è seguito dal breve tratto musicale del chorus ma senza voce (parte decisamente azzeccata a mio parere), per poi ripetersi questa volta con la voce “I can never get out of here/I don’t want to just float in fear/A dead astronaut in space” (due volte) che finisce sfumando sugli effetti sonori e con un basso malinconico che conclude la sua parte mentre sembra entrare il suono di elicottero (suono che fa da ponte fra questa e il brano successivo nell’album (The Speed Of Pain).
Un brano musicalmente completo, mai ripetitivo e che può essere apprezzato anche da chi solitamente non ascolta questo genere o da chi non approva il personaggio di Marilyn Manson. Un esempio di bella musica in album di qualità superiore alla media dell’autore, il cui punto più alto è raggiunto però in un altro brano, Coma White, nei primi 24 secondi di chitarra acustica e poi batteria leggera, una perla di semplicità e bellezza. Se volete convincere qualcuno che non tutta l’opera di Marilyn Manson è brutta fategli ascoltare questi 24 secondi a tradimento (ovvero senza dirgli l’autore): avrete molte chance che cominci a capire che la musica di qualcuno non è mai tutta brutta o tutta bella (ok, ok… a parte quella di Bach )
Ecco una descrizione del mio modo di vedere (senza pretesa d’essere un critico musicale) il brano Insieme di Daniele Silvestri, contenuto nell’album Sig. Dapatas, che vi consiglio di ascoltare (e riascoltare) mentre leggete questa descrizione, provando a riconoscere i passaggi che descrivo.
Il brano inizia lievemente con degli effetti sonori in lontananza, poi subito seguiti da una chitarra che entra a suonare un ostinato. Poi altri effetti sonori, alcuni che simulano degli archi, altri tipicamente elettronici, ma delicati, quasi fossero in attesa; poi anche un pianoforte sullo sfondo. A 31 secondi dall’inizio, Daniele Silvestri inizia a cantare una vera e propria poesia mentre basso e batteria fanno da accompagnamento lento. Il pianoforte, pur sempre sullo sfondo, aumenta d’accento e si fa apprezzare (soprattutto se ascoltate questa canzone ad alto volume o con delle cuffie abbastanza fedeli). Ecco il testo delle prime due strofe:
insieme guardiamo lo stesso orizzonte
insieme, magari, ma stando di fronte
così ci impalliamo e si rompe l’incanto
sarebbe importante amarsi di fianco.
avere il coraggio di lasciarsi la mano
che tanto con l’altra ci rassicuriamo
così se da un lato abbracciamo la vita
dall’altro stringiamo le dita.
Dopo 1′44″ di musica tranquilla, romantica e con molta espressività nella voce, Daniele Silvestri pronuncia la sillaba di appartenente alla parola dita. Questa sillaba è sottolineata musicalmente da una chitarra elettrica che entra prepotentemente in una composizione fino a quel punto molto delicata.
Mentre sfuma l’intermezzo introdotto dalla chitarra elettrica, Daniele Silvestri ricomincia la delicata melodia delle prime due strofe:
avevo due amici che parlavano appena
e per troppo rispetto si amavano di schiena
ognuno pensava che l’altro ridesse
e invece piangevano che pareva piovesse.
c’è gente che si ama divisa da un muro
e da dietro una porta per stare al sicuro
ma se la porta si apre, è successo anche a me,
puoi scoprire che l’altro non c’è.
Qui, a 2′55″, è la parola non a segnare la partenza del pezzo più energetico, a partire dalla chitarra elettrica che sottolinea le ultime due sillabe della canzone. Qui però non si tratta, ovviamente, di un intermezzo ma di un pezzo strumentale ben più lungo e articolato, che si conclude, dopo due gradini discendenti di intensità, dopo 1′31″.
La scelta di una musica semplice durante il cantato è stata, a mio parere, azzeccatissima, perché in questo modo si riesce a cogliere senza distrazioni il profondo significato delle parole. Ma per evitare che la composizione nel suo complesso risultasse noiosa, Daniele Silvestri ha pensato bene di inserire, ben incastonati, due pezzi strumentali in apparente contrasto con la delicatezza della canzone. Ascoltando questa canzone ho sempre la netta impressione che il testo, che, malgrado la dolcezza, porta in sé una grande tensione emotiva, sia un preludio a una scarica di energia senza la quale la composizione non sarebbe affatto completa e soddisfacente.
Ecco una descrizione del mio modo di vedere (senza pretesa d’essere un critico musicale) il Notturno op. 27 n.2 in re bemolle maggiore, di Fryderyk Chopin. La versione che ho è quella eseguita da Peter Schmalfuss, famoso per una particolare affinità con la musica di Chopin.
Questo splendido notturno, dedicato alla contessa d’Appony e pubblicato nel 1836, inizia con la mano sinistra d’accompagnamento su cui subito si innesta una melodia dolce (come annota Chopin stesso sulla partitura). Questo tema iniziale, invece di alternarsi con un altro tema (nel classico schema a-b-a), viene riproposto ogni volta con nuove variazioni. Chopin inserisce in ogni variazione, con un’arte senza eguali, alcuni elementi come scalette, trilli e gruppetti, acciaccature e appoggiature che sono chiaramente udibili.
In particolare, a 2′42″ (e per i successivi 20 secondi), c’è una variazione che mi piace molto e che sembra quasi preannunciare nell’atmosfera la meravigliosa sequenza di poco più avanti. Infatti a 3′48″ c’è la prima nota della sequenza più bella che abbia mai sentito in un pezzo per pianoforte di Chopin, uno dei migliori passaggi della storia della musica. Ecco la partitura dei 21″ che adoro
In alcuni punti di questi 21″ sono presenti delle sonorità davvero incantevoli e moderne come la sequenza di 6 accordi nella seconda misura e i tre accordi successivi di 3/8, come pure la salita cristallina seguita da una quasi speculare discesa.
Poco dopo arriva il il finale che voglio descrivere riprendendo le parole di Marino Mora (docente di Pianoforte Principale e compositore) in una guida all’ascolto che ho letto:
La coda è una delle più belle e raffinate scritte dal compositore: come pioggia minuta, precipitano dolcemente piccoli intervalli piegati in una quinta. Presto vengono ornati da un luccicante suono all’acuto, prima che l’andamento cullante del basso assorba anche il canto e una breve scaletta di note in sesta salga all’alto, evaporando.
In realtà il brano non finisce con questa dolcissima evaporazione (Chopin scrive “perdendosi“), ma, dopo una pausa di 1/8, con due lievissime gocce (un fa e un re bemolle).
In conclusione, si tratta di brano romantico, a tratti intimo e a tratti più estroverso. Ma estremamente moderno in alcune sonorità. Il mio notturno preferito, senza dubbio. Da ascoltare e riascoltare.
Questo post è dedicato alla mia nipotina preferita in occasione del suo 83esimo giorno di vita. Chissà se esisteranno ancora i blog quando comincerà a navigare nella rete
E’ risaputo che svegliarsi di soprassalto con il trillo di una sveglia alla lunga può provocare danni al sistema nervoso, al sistema cardiocircolatorio e alla sveglia stessa (a seconda della velocità con cui viene scagliata contro il muro antistante il letto).
Per chi ha un Mac il problema del risveglio è ormai completamente risolto grazie ad Aurora, una semplice applicazione, freeware e tradotta anche in italiano, che permette di settare una serie a piacere di sveglie che fanno partire una canzone specifica, una playlist di iTunes o una canzone a caso nella propria libreria.
Durante la creazione di una nuova sveglia è possibile impostare (tramite uno dei tab in basso) anche in quali giorni della settimana vogliamo che suoni, per evitare che, ad esempio, di venire svegliati alle 7.00 del mattino anche di domenica. E’ inoltre possibile settare la durata del Fade-in ovvero per quanto tempo il volume deve crescere da zero al volume desiderato. Nel tab Azione è possibile trascinare una applicazione, un file o un link che verranno avviati insieme all’allarme.
E’ inclusa, come prevedibile, la funzione Snooze per rimandare di 5 min (valore modificabile) la ripetizione dell’allarme, se vogliamo rimanere ancora un pochino fra le braccia di Morfeo. Questa funzione è attivabile anche via Apple Remote (il telecomandino) anche se sinceramente non sono riuscito a farla funzionare senza che si attivasse Front Row.
Se usate Aurora quando il Mac è in Stop (molte persone tengono il proprio Mac in questa modalità per tutta la durata della notte), allora dovete attivare la funzione Esci dallo Stop e bisogna seguire i seguenti accorgimenti importanti: 1) non chiudere il coperchio e collegare l’alimentatore (alcuni portatili non possono uscire dallo Stop se il coperchio è chiuso o se non è collegato alla corrente) 2) non affidarsi ad AirTunes (al risveglio, iTunes potrebbe non riuscire a collegarsi automaticamente con le casse senza fili via AirTunes) 3) staccare le casse esterne, o lasciale accese (se le casse che sono collegate all’uscita audio integrata sono spenti, allora il Mac non emetterà alcun suono) 4) dovete disabilitare la password dello ScreenSaver se l’avete impostata 5) abilitare il login automatico (se si preferisce spegnere il Mac piuttosto che metterlo in Stop, allora bisogna abilitare il Login automatico per il proprio utente tramite il pannello Account delle Preferenze di Sistema).
Rimane per me un mistero come faccia il Mac ad accendersi quando una applicazione (che ovviamente non è in esecuzione mentre il Mac è spento) gli dice di farlo
Ma non è tutto perché Aurora permette anche addormentarsi dolcemente, eseguendo un numero prestabilito di canzoni oppure per un tempo fissato. Il tutto potendo impostare una costante diminuzione del volume di riproduzione delle canzoni, della luminosità del monitor, e potendo decidere preventivamente se alla fine del conto alla rovescia il Mac deve andare in Stop, spegnersi o fare il LogOut.
Insomma un ottimo programma che fa egregiamente il proprio compito. Volete sapere cosa uso il per svegliarmi? Il “Mattino” di Grieg, in una registrazione diretta da Herbert Von Karajan. Per svegliarsi… più bella cosa non c’è.
Su Melamorsicata [via Gustomela] ho trovato un comando da inserire nel Terminale di Mac OS X che permette di far cantare un motivetto orecchiabile al proprio computer Apple. Il comando è
say -v Cellos “This is something very cool very cool very cool this is something very cool that every Mac can do”
Siccome Mac OS X Tiger è dotato di un sintetizzatore vocale solo tramite la fonetica inglese, si può tentare ugualmente di far cantare il proprio Mac in italiano… io ho tentato un specie di traduzione fonetica rispettando la metrica del motivetto, e ho scritto questo comando:
say -v Cellos “Kwanteh koseh moltoh cool moltoh cool moltoh cool kooesteh son koseh kheh toottee Mac posson far”
Ora mi metto a trascrivere il Barbiere di Siviglia, vi avviso io quando ho finito
Nel frattempo posso farmi salutare dal computer con questo comando:
iTunes ha un buon sistema di correzione degli errori sui dischi che volete rippare per includere nella vostra libreria musicale tutti i brani regolarmente acquistati su CD. Qualche volta però questo sistema di correzione non basta ed allora si può provare ad usare Max, una applicazione freeware che permette di usare l’algoritmo di correzione errori paranoia. Oltre a questo, Max è in grado di convertire le tracce audio di un CD in molti formati tra cui MP3, Ogg Vorbis, FLAC, AAC, Apple Lossless, Monkey’s Audio, WavPack, Speex, AIFF, and WAVE (molti di più di quanto sappia fare lo stesso iTunes) e permette di trovare le informazioni dei brani (titolo, autore, album, ecc.), le copertine e inviare tutto a iTunes.
Su questo bellissimo video (bellissimo a prescindere dal grado di comprensione della fisica sottostante) si possono osservare i diversi modi di vibrazione di una goccia di mercurio posata su un supporto di teflon sottoposto ad una sollecitazione verticale sinusoidale di frequenza differente.
Appropriatissima colonna sonora di questo video è “Tear Drop” dei Massive Attack: titolo evocativo e parte strumentale che fa venire nostalgia di Dr. House…
SkreemR (dall’inglese, colui che urla) è un ottimo motore di ricerca specializzato nei file Mp3. Permette di ascoltare una qualsiasi canzone una volta che la sie è trovata inserendo titolo ed eventualmente autore. Come viene spiegato nelle Faq, la ricerca viene effettuata in rete ed è probabilmente per questo che non ci sono rischi per i gestori di cause per violazione del diritto d’autore e diffusione non autorizzata, dal momento che i file non risiedono sul server di SkreemR.
Staremo a vedere, sperando che questo servizio rimanga in piedi perché si tratta di un servizio davvero molto utile, una vera e propria radio on-demand, antitesi del paradigma di last.fm e che permette agevolmente di ottenere informazioni sulla canzone cercata, tra cui autore, durata, testi ed eventuali video clip.