Grazie a Computime, che mi ha permesso di portarla a casa per qualche giorno, ho potuto provare la Squeezebox, un dispositivo della SlimDevices che permette di riprodurre la musica presente nel proprio computer in qualunque punto della proprio abitazione tramite una connessione ad una rete wifi. In pratica è sufficiente collegare la Squeezebox ad un paio di altoparlanti (o un qualunque sistema di amplificazione) e installare sul proprio computer il software SlimServer, un software Open Source disponibile per Windows, Linux e Mac e scaricabile qui.
In pratica lo SlimServer invia, tramite la rete wifi (oppure LAN) e sotto forma di pacchetti, i file musicali (ad esempio gli mp3) alla Squeezbox (che letteralmente significa compressore) che provvederà a farli riprodurre agli altoparlanti collegati; durante le mie prove l’ho collegato anche al televisore della cucina, ricavando così uno stereo in pochissimo spazio (192mm x 93mm x 80mm, sostegno incluso).
La gestione delle canzoni da eseguire è possibile sia tramite il computer su cui è installato il server ma anche direttamente la Squeezebox stessa grazie al telecomando incluso e l’ampio display che permette una facile navigazione nel proprio archivio musicale. Ma la Squeezebox è anche in grado, senza che il computer debba essere acceso, di connettersi alle radio online e di visualizzare un feed RSS.
Sotto l’aspetto tecnico, la Squeezebox include un DAC a 24 bit Burr-Brown ad alta fedeltà (sostanzialmente la migliore soluzione per le prestazioni di una rete wifi) e delle uscite RCA (pin jack), mini jack per cuffie (o piccoli altoparlanti), uscita coassiale e uscita digitale (per cavi in fibra ottica). La connessione di rete è realizzabile tramite wifi con lo standard IEEE 802.11g.
Clicca qui per una visione a 360° della Squeezbox.
La Squeezebox, può eseguire file audio di vario formato (Apple Lossless, FLAC, AIFF, WAV, PCM, MP3, AAC, Ogg Vorbis, MP2, MusePack, WMA) semplicemente indicando dove si trova la nostra collezione, infatti alla prima attivazione del server viene creato un catalogo (strutturato per autore, album o brano) che potrà essere sfogliato via browser o grazie all’ampio display LCD tramite il telecomando. Se si dispone di iTunes è possibile usare le sue playlist (sia quelle predefinite che quelle aggiunte dall’utente) all’interno della Squeezebox. Oltre che con iTunes, è compatibile con MusicMagic, Live365, Moodlogic, Radioio, Shoutcast e Windows Media Radio. Continua a leggere ‘Recensione: Squeezebox’
Una canzone dei Queen, il traduttore automatico di Altavista, e gli Elio e le storie tese. Un risultato geniale ed esilarante. Da ascoltare assolutamente, da Andrea Beggi.
E’ forse arrivata davvero la fine del DRM? Il DRM è l’insieme delle tecnologie atte a criptare e codificare un file multimediale (audio, video o altro) per proteggerlo dalla copia o dall’utilizzo su lettori non permessi. Steve Jobs, amministratore delegato Apple, nella famosa lettera di Febbraio, aveva auspicato la fine dei DRM, rivolgendosi alle major discografiche chiedendole di affiancarsi a lui per liberare il mercato della musica di questo inutile fardello. Sì, perché secondo Jobs il gioco non vale la candela (dal momento che ci sarà sempre qualcuno che cercherà di violare i sistemi anticopia) e a rimetterci sarebbero sempre e solo i clienti onesti che si vedono limitare i loro diritti di acquirenti. Infatti il DRM, giusto per fare un esempio, non permettono di ascoltare dove si vuole un brano legalmente acquistato ma solo sui dispositivi previsti dalla major.
Come spiegò Paolo Attivissimo qualche mese fa, basterebbe considerare che con il DRM non saremmo in grado di tramandare parte della cultura dell’umanità alle future generazioni per convincere le major a desistere da questo obiettivo scellerato. Infatti gli algoritmi di codifica dei DRM sono segretissimi e, fra 50-100 anni potremmo non essere più in grado di ascoltare le canzoni di oggi perché si utilizzeranno tecnologie diverse e nessuno sarà in grado di tornare indietro.
Da questi presupposti nasce l’idea di Jobs che ha capito, in anticipo su gli altri potenti, che i clienti si sarebbero presto stancati di vedersi limitare le proprie libertà, ed allora cercato e trovato un buon accordo con la casa discografica britannica EMI. Ovviamente l’accordo non è in perdita dal momento che EMI ha preteso una specie di compenso per la rinuncia al DRM che peserà al consumatore di 30 centesimi. Si tratta quindi una specie di “equo compenso” come quello che la SIAE italiana applica sui CD vergini per ripagarsi nel caso in cui chi li compra dovesse usarli per infrangere un copyright (fregandosene altamente se uno masterizza dati personali e non coperti da copyright).
Ma Jobs evidentemente, pur dovendo sottostare a questa richiesta, avrà avuto l’ottima idea di pretendere una qualità audio superiore agli attuali 128 kbps e portarla a 256 kbps. In questo modo chi vuole un prodotto senza DRM dovrà sborsare 1.29 € ma avrà per le mani anche un prodotto di qualità decisamente superiore. Un modo intelligente per veicolare questa nuova idea di musica senza DRM.
E speriamo che anche altre major, seguendo la EMI, escano dalla preistoria del diritto d’autore e lascino che il mercato si espanda secondo i veri valori in campo e non solo per la capacità di ingabbiare i diritti dei clienti.
Questo è un recente video dei Naturally 7, una band tedesca che ricorda i Neri per caso (in questa circostanza in versione Neri apposta… ehm… pessima battuta), girato in grande economia nella metropolitana di Parigi. Bello sopratutto il modo con cui i passeggeri si sono lasciati pian piano coinvolgere fino ad applaudire con entusiasmo alla fine.
P2P Lawsuits, il discusso portale che nei piani di RIAA dovrebbe servire per chiudere i contenziosi con i downloader col pallino del P2P illegale, è in questi giorni bersaglio di una gustosa parodia da poco segnalata su Boing Boing. Da Vuoi risolvere il caso online?, nella parodia, il motto è diventato un ben più esplicito Vuoi liquidare?, e già il titolo, P2P Extortion, non lascia adito a dubbi circa le intenzioni dissacratorie dell’anonimo autore dell’irriguardoso sito.
L’autore scrive: “Se lo confrontate con p2plawsuits.com, noterete che è una sua reinterpretazione quasi frase per frase, con la decodifica dal legalese e l’utilizzo dei peggiori scenari come esempi”. Inclusi anche link di supporto allo stesso Boing Boing, ad EFF e ad altri attivisti delle libertà digitali. L’autore si dice poi un po’ preoccupato della possibilità di venire perseguito da RIAA, anche se la parodia dovrebbe essere garantita dal diritto alla libertà di parola.
P2P Extortion, ad ogni modo, ci va giù pesante: RIAA diventa RIIAHA, Recording Industry Idiotic Ass Holes of America (al lettore il compito della traduzione) e i suoi membri “La Famiglia”, organizzazione di stampo squisitamente mafioso che usa l’estorsione nei confronti degli studenti di college come “opportunità per supportare il loro moribondo modello di business”. Il sito invita, tra le altre cose, a “Fare una soffiata su un amico”, ma i suoi intenti satirico-propagandistici vengono smascherati qua e là dai suggerimenti a donare soldi alla già citata Electronic Frontier Foundation, e dai link a notizie a tema. Continua a leggere ‘Una parodia si prende gioco di RIAA’
Lo lancia il popolare portale americano Gizmodo, secondo cui è ora di colpire l’industria della musica là dove fa più male: al portafoglio. Per tutto il mese invita di astenersi da certi acquisti
Gizmodo va alla guerra contro RIAA: il popolare gadget portal si fa promotore di una iniziativa di boicottaggio nei confronti di quelle etichette discografiche che foraggiano l’associazione, impegnata sì nella lotta alla pirateria ma anche nel pesante condizionamento delle pratiche di fruizione e di acquisto del pubblico appassionato di musica.
“Senza i suoi milioni di dollari da spendere in avvocati – si legge sul comunicato ufficiale dell’iniziativa – RIAA è sdentata. Le etichette prendono i loro soldi da noi, i consumatori, e se non vogliamo che si comportino come stanno facendo, possiamo farglielo sapere con i nostri portafogli”. Continua a leggere ‘A Marzo il boicottaggio della RIAA’
Jonny sul blog se non la realtà ha appena riportato in un post il divertente video di uno spettacolo di Stefano Bollani nella parte in cui imita Franco Battiato cantando una improvvisata canzone intitolata “Hai mai letto Kundera?” che calza davvero pennello. Stefano Bollani, oltre ad essere il miglior pianista jazz italiano (e fra i migliori al mondo), è risaputo essere anche un gran mattacchione. Per cui eccovi il video:
Quello che dicono da anni numerosi appassionati di musica e che sostengono i più incalliti utenti dei sistemi peer-to-peer è ora confortato da un autorevole studio in via di pubblicazione sul prestigioso Journal of Political Economy americano: il P2P non ha alcun effetto sulle vendite di musica o, almeno, nessun effetto che sia misurabile.
Due studiosi, Felix Oberholzer-Gee e Koleman Strumpf, per la prima volta hanno analizzato il comportamento degli utenti peer-to-peer mettendolo in relazione con un campione di 680 album che nel periodo preso in esame, l’ultimo quadrimestre del 2002, sono arrivati sul mercato. Come riferisce Ars Technica, non si sono limitati a studiare l’andamento del mercato e del P2P negli States ma hanno anche analizzato l’influenza che può aver avuto l’utenza P2P più vasta dopo quella americana, quella in Germania.
In sostanza, comparando i log di due server OpenNap utilizzando un tool noto anche all’industria (Nielsen SoundScan), hanno valutato quanto abbiano impattato sulle vendite di quegli album 1,75 milioni di canzoni scambiate in quel periodo. Scoprendo che il P2P non ha colpito le vendite se non per un mero 0,7 per cento, un dato che gli studiosi considerano statisticamente irrilevante. Continua a leggere ‘Il P2P non incide sulle vendite di musica’
Steve Jobs, amministratore delegato della Apple Inc., scrive una lettera e parla dei DRM applicati alla musica, ovvero quei sistemi che impediscono la riproduzione di contenuti multimediali su lettori mp3 non autorizzati, al fine di limitare la diffusione della pirateria informatica. In questa lettera Jobs dice molte cose ragionevoli, alcune ovvie (ma che le case discografiche sembrano voler ignorare):
Perchè dovrebbero i grandi quattro permettere ad Apple e ad altri di distribuire musica senza DRM? La risposta più semplice è che i DRM non sono mai funzionati, e potrebbero non funzionare mai, nella lotta alla pirateria.
e
Le compagnie musicali stanno vendendo più del 90% della loro musica senza DRM [nei CD], quali benefici dovrebbero trarre dalla rimanente piccola percentuale di musica bloccata dai sistemi DRM? Sembra nessuno.
La versione originale di questa lettera, intitolata “Thoughts on Music” (Pensieri sulla Musica) e pubblicata sul sito della Apple, è disponibile in questa pagina. La traduzione completa è disponibile su melablog in questa pagina (e alla fine di questo paragrafo), e ve la consiglio caldamente anche perché traspare lo stile tipico di Steve Jobs (evidente anche nel famoso discorso autobiografico in occasione della cerimonia annuale per il conferimento delle lauree a Stanford).
Se la lunghezza vi spaventa e volete leggere un riassunto andate su questa pagina di Punto Informatico che spiega i punti fondamentali toccati da Jobs.
Midomi è una applicazione web segnalata oggi da Antonio Parziale in un post su Download blog.it che permette di trovare una canzone di cui non si conosce né titolo e né autore ma di cui si è in grado di canticchiare qualche parola oppure di ronzarla. L’ho testata con Jingle Bells, We Wish You a Merry Christmas e All I Want is You (degli U2) e le ha trovate in un sol colpo!
Antonio Parziale scrive giustamente “Quante volte vi sarà capitato di ascoltare una canzone, di fischiettarne in continuazione il motivo ma di non conoscerne il titolo?”. Con Midomi e la sua folta community che aggiunge nuovi brani in continuazione, ritrovare canzoni ascoltate in un negozio o per metà alla radio è diventato facilissimo! A meno che non si tratti di canzoni italiane, nel qual caso il database non può considerarsi adeguato. Bisognerebbe cominciare a collaborare.
Se invece volete fischiettare un brano potete provare Musipedia, l’enciclopedia della musica (via Levysoft) anche se sinceramente non l’ho trovato affatto semplice da usare.