Daniele Silvestri: Insieme (Sig. Dapatas)
9 settembre 2007 , di Boliboop
Ecco una descrizione del mio modo di vedere (senza pretesa d’essere un critico musicale) il brano Insieme di Daniele Silvestri, contenuto nell’album Sig. Dapatas, che vi consiglio di ascoltare (e riascoltare) mentre leggete questa descrizione, provando a riconoscere i passaggi che descrivo.
Il brano inizia lievemente con degli effetti sonori in lontananza, poi subito seguiti da una chitarra che entra a suonare un ostinato. Poi altri effetti sonori, alcuni che simulano degli archi, altri tipicamente elettronici, ma delicati, quasi fossero in attesa; poi anche un pianoforte sullo sfondo. A 31 secondi dall’inizio, Daniele Silvestri inizia a cantare una vera e propria poesia mentre basso e batteria fanno da accompagnamento lento. Il pianoforte, pur sempre sullo sfondo, aumenta d’accento e si fa apprezzare (soprattutto se ascoltate questa canzone ad alto volume o con delle cuffie abbastanza fedeli). Ecco il testo delle prime due strofe:
insieme guardiamo lo stesso orizzonte
insieme, magari, ma stando di fronte
così ci impalliamo e si rompe l’incanto
sarebbe importante amarsi di fianco.avere il coraggio di lasciarsi la mano
che tanto con l’altra ci rassicuriamo
così se da un lato abbracciamo la vita
dall’altro stringiamo le dita.
Dopo 1′44″ di musica tranquilla, romantica e con molta espressività nella voce, Daniele Silvestri pronuncia la sillaba di appartenente alla parola dita. Questa sillaba è sottolineata musicalmente da una chitarra elettrica che entra prepotentemente in una composizione fino a quel punto molto delicata.
Mentre sfuma l’intermezzo introdotto dalla chitarra elettrica, Daniele Silvestri ricomincia la delicata melodia delle prime due strofe:
avevo due amici che parlavano appena
e per troppo rispetto si amavano di schiena
ognuno pensava che l’altro ridesse
e invece piangevano che pareva piovesse.c’è gente che si ama divisa da un muro
e da dietro una porta per stare al sicuro
ma se la porta si apre, è successo anche a me,
puoi scoprire che l’altro non c’è.
Qui, a 2′55″, è la parola non a segnare la partenza del pezzo più energetico, a partire dalla chitarra elettrica che sottolinea le ultime due sillabe della canzone. Qui però non si tratta, ovviamente, di un intermezzo ma di un pezzo strumentale ben più lungo e articolato, che si conclude, dopo due gradini discendenti di intensità, dopo 1′31″.
La scelta di una musica semplice durante il cantato è stata, a mio parere, azzeccatissima, perché in questo modo si riesce a cogliere senza distrazioni il profondo significato delle parole. Ma per evitare che la composizione nel suo complesso risultasse noiosa, Daniele Silvestri ha pensato bene di inserire, ben incastonati, due pezzi strumentali in apparente contrasto con la delicatezza della canzone. Ascoltando questa canzone ho sempre la netta impressione che il testo, che, malgrado la dolcezza, porta in sé una grande tensione emotiva, sia un preludio a una scarica di energia senza la quale la composizione non sarebbe affatto completa e soddisfacente.

Pianeta Apple
fran-tes-to ha detto
molto precisa e attenta la descrizione, un ‘unica cosa, perchè scomodare sempre – o spesso- la poesia per i “testi musicali” di un certo valore? senza entrare nella definizione di poesia, si può dire che ha un testo del genere abbia afflati poetici (densità testuale, attenzione all’elemento formale…) ma che sia una poesia direi di no, non per mancanza di qualità ma per scelta del suo autore, che non l’ha pubblicata in una raccolta di versi o giù di lì, ma l’ha adoperata in musica. Guccini, De Gregori, lo stesso De Andrè più volte hanno scansato -ma fieramente, senza umiltà- la definizione un po’ gratuita di poeta per i loro testi.
se mi posso permettere un altro appunto -sì, oggi son cacacazzi
– tranne le ultime righe il tuo post mi è apparso molto descrittivo, in parte quasi tecnico, e poco personale, ovvero tranne le ultime 5 o 6 righe non ho capito esattamente “come” tu ascolti o vedi il pezzo, più che altro mi pare ci sia, ripeto in maniera molto interessante, il “cosa” ascolti e possiamo ascoltare
set 9 2007 alle 13:10
Boliboop ha detto
Innanzitutto grazie per le interessanti considerazioni.
Riguardo il primo appunto direi che quando ho scritto “Daniele Silvestri inizia a cantare una vera e propria poesia” mi riferivo al fatto che questo testo, molto più di altri, oltre ad avere, come hai detto giustamente tu, densità testuale e attenzione all’elemento formale, è particolarmente adatta anche alla sola lettura, ad una recitazione come fosse una vera e propria poesia (cosa che mi diletto spesso a fare). Poi non mi sbilancio nel decidere se il cantare questo testo, anziché recitarlo, gli dia un valore aggiunto o meno.
La risposta al secondo appunto è abbastanza legato al primo, poiché trovo questa canzone, sia nel il suo testo ma anche musicalmente, molto ordinata, precisa, e mi è venuto spontaneo diventare descrittivo. Non che non mi trasmetta emozioni, anzi (e le ultime righe lo dimostrano), ma mi sono trovato con più facilità a descrivere il suo piacevole ordine intrinseco.
set 9 2007 alle 16:30