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Gli hard disk: una miniera di informazioni

26 febbraio 2007 , di Boliboop

hdd_od_srodka.jpgI dati contenuti negli hard disk sono soggetti a principali tre categorie di vulnerabilità: le rotture degli hard disk, la mancata cancellazione prima della rivendita e i furti.

Riguardo il primo punto Google ha recentemente effettuato di fare uno Scandisk globale e approfondito a tutti i propri hard disk e i dati ottenuti sono stati la base di uno studio (qui il PDF) che ha esaminato i risultati ottenuti con centinaia di migliaia di dischi fissi Parallel ATA e Serial ATA, con dimensioni comprese tra 80 e 400 gigabyte e velocità di rotazione dei piatti al minuto tra 5400 e 7200 rpm. Obiettivo quello di controllarne lo stato di salute, verificare quali unità avessero sviluppato difetti fisici e quali siano quelle più verosimilmente destinate a fallire entro breve.

Le conclusioni sono sostanzialmente 4: 1) esiste una correlazione ben precisa tra l’età, i modelli, le marche e l’affidabilità dei dispositivi. Non è dunque vera l’idea generalmente accettata dagli utenti che un disco fisso valga quanto un altro. 2) è sfatato il mito dell’affidabilità della tecnologia Self-Monitoring, Analysis, and Reporting Technology (SMART), usata per monitorare in tempo reale alcuni cruciali parametri per scongiurare rotture improvvise: il 56% dei dispositivi mal funzionanti non ha “allarmato” nessun particolare parametro usato per il monitoraggio dello stato. 3) Raffreddare eccessivamente i computer (qualcuno lo fa anche con l’azoto liquido) non ha nessun vantaggio nello scongiurare le rotture degli hard disk. Anzi, i dischi raffreddati in maniera eccessiva tendono a sviluppare malfunzionamenti in misura maggiore. 4) Usare in maniera intensiva un disco di produzione moderna non aumenta affatto le possibilità di crash. (fonte)

La seconda categoria di vulnerabilità dei dati è la necessità di sincerarsi del fatto che i dati risultino effettivamente inaccessibili prima di dare via i vecchi hard disk.
Una ricerca condotta da Steve Peskaitis e Jared Schultz, impiegati presso Fulcrum Inquiry ha evidenziato come su 70 hard disk usati (ottenuti da 14 diverse fonti) è stato possibile recuperare informazioni sul 62% di essi. Il 53% dei drive conteneva informazioni ripristinabili, mentre solo il 33%, 23 dischi, sono risultati “puliti” in maniera adeguata. I dati recuperati stupiscono per la qualità delle informazioni scovate: numeri di patente, immagini di certificati di nascita, testamenti, estesi database degli introiti di varie aziende, rapporti medici e lettere personali. Neanche a dirlo, individuati anche una gran quantità di video e immagini pornografiche, immancabili sia che si trattasse di dischi provenienti da aziende che da ambiti domestici. Insomma poco o nulla si fa per mantenere riservate informazioni economiche ed industriali ma anche per tutelare la privacy degli impiegati. (fonte)

Infine, riguardo i furti, è emblematico quello che sta accadendo negli ultimi tempi negli Stati Uniti dove regolarmente vengono persi o rubati hard disk e interi computer portatili contenti informazioni personali di cittadini ignari, spesso anche i loro dati d’accesso bancari. E’ recente la notizia di una ricompensa di 25.000 dollari offerta dall”FBI per chiunque fornisca informazioni utili al ritrovamento di un particolare disco rigido dell’Alabama Veterans Administration Medical Center che avrebbe inserito i dati personali, in particolare informazioni mediche, su almeno mezzo milione di veterani. (fonte)

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