La fine del DRM?
2 Aprile 2007 , di Boliboop
E’ forse arrivata davvero la fine del DRM?
Il DRM è l’insieme delle tecnologie atte a criptare e codificare un file multimediale (audio, video o altro) per proteggerlo dalla copia o dall’utilizzo su lettori non permessi.
Steve Jobs, amministratore delegato Apple, nella famosa lettera di Febbraio, aveva auspicato la fine dei DRM, rivolgendosi alle major discografiche chiedendole di affiancarsi a lui per liberare il mercato della musica di questo inutile fardello. Sì, perché secondo Jobs il gioco non vale la candela (dal momento che ci sarà sempre qualcuno che cercherà di violare i sistemi anticopia) e a rimetterci sarebbero sempre e solo i clienti onesti che si vedono limitare i loro diritti di acquirenti. Infatti il DRM, giusto per fare un esempio, non permettono di ascoltare dove si vuole un brano legalmente acquistato ma solo sui dispositivi previsti dalla major.
Come spiegò Paolo Attivissimo qualche mese fa, basterebbe considerare che con il DRM non saremmo in grado di tramandare parte della cultura dell’umanità alle future generazioni per convincere le major a desistere da questo obiettivo scellerato. Infatti gli algoritmi di codifica dei DRM sono segretissimi e, fra 50-100 anni potremmo non essere più in grado di ascoltare le canzoni
di oggi perché si utilizzeranno tecnologie diverse e nessuno sarà in grado di tornare indietro.
Da questi presupposti nasce l’idea di Jobs che ha capito, in anticipo su gli altri potenti, che i clienti si sarebbero presto stancati di vedersi limitare le proprie libertà, ed allora cercato e trovato un buon accordo con la casa discografica britannica EMI. Ovviamente l’accordo non è in perdita dal momento che EMI ha preteso una specie di compenso per la rinuncia al DRM che peserà al consumatore di 30 centesimi. Si tratta quindi una specie di “equo compenso” come quello che la SIAE italiana applica sui CD vergini per ripagarsi nel caso in cui chi li compra dovesse usarli per infrangere un copyright (fregandosene altamente se uno masterizza dati personali e non coperti da copyright).
Ma Jobs evidentemente, pur dovendo sottostare a questa richiesta, avrà avuto l’ottima idea di pretendere una qualità audio superiore agli attuali 128 kbps e portarla a 256 kbps. In questo modo chi vuole un prodotto senza DRM dovrà sborsare 1.29 € ma avrà per le mani anche un prodotto di qualità decisamente superiore. Un modo intelligente per veicolare questa nuova idea di musica senza DRM.
E speriamo che anche altre major, seguendo la EMI, escano dalla preistoria del diritto d’autore e lascino che il mercato si espanda secondo i veri valori in campo e non solo per la capacità di ingabbiare i diritti dei clienti.
fonti e letture consigliate
apple
wikipedia
levysoft
estrablog
punto-informatico
spider-mac
juspolo
melablog
e melamorsicata


Juspolo
ha detto
:O
Grazie per la track e per il link
Apr 4 2007 alle 12:37
Boliboop
ha detto
de nada…
ho appena visto come è uscito fuori il trackback sul tuo sito… un po’ affastellato…. ooops
Apr 4 2007 alle 12:46
Juspolo
ha detto
Affastellato?
Diciamo che non è tanto leggibile?
Apr 5 2007 alle 23:07