Premessa a “Il segno della croce”
Premessa
di Francesco Frisari a “Il segno della croce” di Enzo Mazzi
Quest’articolo in realtà non entra propriamente nel dibattito sulla presenza della croce nelle scuole (più uffici ed instituti pubblici), questo difatti è un dibattito che coinvolge la chiesa cattolica e i cattolici ma non si svolge all’interno di essa e fra di loro. L’articolo di Enzo Mazzi è invece un’indagine dall’interno di una prospettiva cattolica delle significanze del crocifisso.
Ritengo però interessante e proficuo per il dibattito – che a mio banale modo di vedere laico (e qui l’ateismo c’entra poco) e liberale si risolve, stante ancor di più la nostra costituzione, in 20 secondi, il che non vuol dire fare roghi di crocifissi od andare a svellerli con blitz subitanei in tutte le scuole, insomma ritengo interessante per questo dibattito e per ogni dibattito in genere, esaminare le singoli prospettive interne ( qui quella cattolica) e vedere come siano assai problematiche già al loro interno e che messaggio portino.
Trovo poi oltremodo interessante il riferirsi dell’articolo ai due poli della teologia cristiana/cattolica: quella della liberazione e quella sacrifale. In un particolare momento in cui si santifica una donna (Madre Teresa di Calcutta) che dinanzi ai dolori lancinanti di un malato terminale di cancro lo invita ad accoglierli come l’abbraccio di Cristo, un momento in cui si esalta la sofferenza papale che si mostra con ossessiva ricorrenza in tv (grande marketing il Papa, reazionario su tutto, bioetica – sesso – politica economica – pluralismo interreligioso – tranne che nella comunicazione), in cui insomma domina la virtù della sopportazione passiva, che spegne ogni afflatto di rivoluzione (che bella parola se la si usa in certe direzioni) e di lotta sociale, ebbene che si rifletta appunta su quale sia il messaggio di questo cristianesimo mi pare possa fare solo bene.
In che senso il cristianesimo – qui parlo dello spirito cristiano incarnato ora nelle gerarchie dottrinali e teologiche se si è cattolici – è dalla parte dei poveri? In termini paternalistici di elemosina, di assistenza, di esaltazione delle loro sofferenze? Perché se è così, è veramente un oppiaceo di grandissima levatura che tenta pure di svolgere un ruolo giustificatorio del nostro comportamento attraverso il dono, la carità (quanto siamo bravi ad aiutarli). Insomma un cristianesimo delle concessioni ( o di Dio o di uomini più ricchi e potenti) e non dei diritti dovuti di ogni uomo e per cui bisogna lottare e combattere in quanto nostri. Il massimo passo che fa in termini di diritti degli sfruttati/diseredati/poveri/deboli è chiedere ai potenti di non sfruttarli o ucciderli (questo è valso con l’Iraq, in altri casi, ebrei ad esempio, non è proprio andata così, e nemmeno per gli argentini, cileni ed altri popoli sud-americani sotto le varie dittature).
Da non-cattolico conoscere i miei avversari (tali sono quando difendono il crocifisso nelle aule) e vedere in cos’altro si potrebbe articolare (teologia della liberazione) è decisamente interessante . Ora è vero che purtroppo non solo i cattolici difendono il crocifisso nelle aule, ma questo sarebbe troppo lungo e vi ho già annoiato molto.
Infine Enzo Mazzi (l’autore dell’articolo) è quello che si chiama “un prete rosso”, ovvero è don Enzo Mazzi, fondatore di una delle prime comunità di base italiane.
Francesco Frisari

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