L’intelligenza collettiva di internet esiste, ma è diversa dalla contemporanea collaborazione di tutti gli utenti
25 maggio 2007 , di Boliboop
Oggi Levysoft ha scritto un articolo intitolato “Esiste l’intelligenza collettiva del web 2.0 o solo una intelligenza dei pochi? La regola dell’1:10:89″ riportando le opinioni di una articolo di Apogeonline, commentandole.
Personalmente però mi sento di dissentire completamente con le conclusioni che vengono proposte. Innanzitutto, riguardo Wikipedia, non si può pretendere che tutti gli utenti siano esperti o in grado e con la voglia di scrivere articoli enciclopedici.
Riguardo la cosiddetta regola dell’1:10:89, ovvero che l’1% contribuisce attivamente con propri contenuti, il 10% partecipano di tanto in tanto alle attività minime della vita di community (commento, ranking, tagging), il restante 89% fruiscono passivamente, bisogna tener semplicemente conto che senza l’89% passivo non avrebbe assolutamente nessun senso il lavoro dell’1% attivo.
Si accenna poi alle cordate e le alleanze dei top-user di digg per far apparire in homepage solo quelle notizie gradite ad una ristretta cerchia di utenti produttivi e organizzati. Anche se la situazione è certamente questa, non bisogna dimenticare che queste cordate possono essere, in qualsiasi momento, completamente spazzate via dalla moltitudine non-top: questo è il senso democratico della rete, non la falsa convinzione che tutti in qualsiasi momento contribuiscano a tutte le community online.
Un commento all’articolo di Antonio afferma che “i contenuti che fanno il giro del web sono in realtà quelli proposti da una minoranza di utenti” e che quindi vengono riportati in cascata da altri blogger. Come risponde Antonio stesso in un commento successivo, si tratta di un processo normale e che tende a premiare le notizie interessanti. Inoltre bisogna considerare che questo fenomeno rimanda alla mia precedente considerazione che non tutti possono produrre contenuti originali, ma sopratutto se tutti producessero nessuno usufruirebbe e internet non avrebbe senso.
Infine, e questo credo sia innegabile, nessuno impedisce agli utilizzatori passivi di passare a produrre contenuti e viceversa, smontando così le pseudo lobby (meritocratiche o no ) che si sono instaurate nel tempo grazie al peso numerico di tutti gli altri utenti.

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