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Lo sconvolgente esperimento di Stern e Gerlach

18 gennaio 2010 , di Boliboop

Si dice spesso che il problema della fisica moderna, e in particolare della meccanica quantistica, sia quello di occuparsi di cose, e trarre conclusioni, al di fuori dell’esperienza comune. Conseguenza sarebbe il non poter capire i principi fondamentali se non dopo studi approfonditi.

Esiste però un esperimento, che fu realizzato nel 1922, che mostra in modo drammatico l’inadeguatezza della fisica classica a spiegare fenomeni che sì coinvolgono gli atomi e le particelle, ma sono di facile intuizione anche per i non addetti ai lavori, poiché coinvolgono concetti come il campo magnetico e poco più.

Ciò che sconvolge di questo esperimento è il modo con cui, in pochi passaggi, ci si renda conto che la Realtà è intimamente molto differente dalla nostra percezione classica (o, per meglio dire, intuitiva). Abituati fin da piccoli a vedere fenomeni che coinvolgono oggetti della nostra stessa scala, non possiamo far altro che sorprenderci quando davanti a noi avviene qualcosa totalmente in contrasto con le nostre convinzioni.

E qui che si incastona a perfezione l’esperimento di Stern e Gerlach, dal nome dello scienziato che lo ideò nel 1921 e dello scienziato con il quale il primo collaborò per realizzarlo, l’anno successivo.

L’esperimento

L’esperimento si suddivide in più fasi, da ognuna delle quali si possono trarre conclusioni molto interessanti.

Si comincia col prendere un forno che vaporizzi una certa quantità di atomi di argento. Questo forno è provvisto di un foro dal quale esce un fascio di atomi di argento. Il motivo della scelta dell’argento è legato principalmente al suo peso molto grande e dal fatto che tutti gli elettroni sono distribuiti in una nube simmetrica attorno al nucleo, tranne uno, il quale è il responsabile del 99,8% del momento angolare intrinseco dell’atomo.

Questo momento angolare intrinseco è anche chiamato spin e, per gli oggetti macroscopici, corrisponde ad una massa che ruota su se stessa, come ad esempio la Terra che ruota attorno al suo asse. Nel caso dell’elettrone, il suo spin fa sì che l’intero atomo di argento possa essere deviato dalla propria traiettoria se viene fatto passare attraverso un campo magnetico.

Se il magnete è disposto lungo l’asse z allora sarà la componente S_z dello spin a determinare la deviazione della traiettoria. Di fronte viene posto uno schermo che rileva la posizione di arrivo degli atomi di argento e, quindi, misura la deflessione della loro traiettoria dovuta al campo magnetico.

Fase 1

Ecco uno schema di questa prima fase dell’esperimento:

Già in questo primo step dell’esperimento di Stern e Gerlach si hanno risultati totalmente in disaccordo con la meccanica classica. Infatti ci si aspetterebbe che gli atomi di argento si distribuiscano sullo schermo su tutti i valori compresi fra lo spin massimo e quello minimo. Invece otteniamo solo due gruppetti di atomi corrispondenti (a meno di una costante che tralasciamo) ai valori 1/2 e -1/2. Dal momento che l’agitazione termica nel forno mescola casualmente gli atomi di argento, questi due gruppetti contengono un numero uguale di atomi di argento.

Si può quindi affermare che, dopo questo primo passo dell’esperimento, invece di spalmare gli atomi sullo schermo, misurandone per ognuno un diverso valore di spin fra gli innumerevoli disponibili, abbiamo due soli risultati possibili che chiameremo S_{z^+} ed S_{z^-}. Questo fenomeno fu chiamato quantizzazione spaziale.

Già di fronte a questo risultato la fisica classica potrebbe crollare davanti a noi, dal momento che non esiste nessuna spiegazione senza ricorrere ad una nuova fisica, appunto la meccanica quantistica.

Ma passiamo seconda parte.

Fase 2

In questa fase non facciamo altro che aggiungere un secondo magnete, questo orientato lungo l’asse x che, attraversato da uno dei due fasci, mentre l’altro viene bloccato, devia le traiettorie degli atomi di argento in base alla componente S_x del loro spin (nel disegno S_{z^+}, ma il discorso non cambia se avessimo scelto S_{z^-}).

Come nel caso precedente, il fascio si divide in due di uguale intensità ma non si apre a ventaglio come classicamente ci si aspetterebbe.

Fase 3

Nell’ultima fase aggiungiamo un terzo magnete orientato, come il primo, lungo l’asse z e lasciamo che sia attraversato da uno dei due fasci usciti dal secondo magnete. Nel nostro esempio abbiamo prima selezionato gli atomi con spin S_{z^+} e poi, da questo, quelli con S_{x^+}. Anche in questo vaso la nostra particola scelta non ha nulla di speciale.

Ci si aspetterebbe che da questo terzo magnete fuoriescano solo atomi con S_{z^+} poiché quelli con S_{z^-} sono stati bloccati subito dopo il primo magnete…

E invece quelli che otteniamo sono ancora due fasci di uguale intensità, uno di atomi con S_{z^+} e l’altro con S_{z^-}.

Interpretazione dei risultati

Come è quindi possibile che ricompaia la componente spin S_{z^-} se gli atomi corrispondenti li avevamo completamente eliminati? Per ottenere i due fasci finali dobbiamo ammettere che il fascio che entra nel terzo magnete non è composto solo da atomi con S_{z^+} e S_{x^+}.

L’unica spiegazione è che la selezione del fascio S_{x^+} (ad opera del secondo magnete) cancella qualsiasi precedente informazione su S_{z}.

Selezionare un fascio e bloccarne un altro significa sostanzialmente effettuare un’operazione di misura ma, secondo la meccanica quantistica (e questo esperimento lo dimostra), S_{z} e S_{x} non sono contemporaneamente determinabili. Da cui l’importante conclusione la misura di una grandezza fisica distrugge qualsiasi informazioni sulla misura precedente fatta su una grandezza fisica quantisticamente incompatibile, indipendentemente dalla perizia con cui viene condotto un esperimento.

Oltre alle componenti dello spin, si possono citare fra le grandezze incompatibili le coppie quantità di moto e posizione, energia e tempo.

Come già visto, è altrettanto importante è il fatto che, contrariamente allo spin di una trottola meccanica, i valori del momento angolare intrinseco di una particella non può assumere tutti i valori intermedi tra un minimo e un massimo ma, in questo esempio, solo due.

Questi concetti mettono totalmente in crisi qualsiasi tentativo classico di interpretazione della Realtà e l’esperimento di Stern e Gerlach, da cui emergono così chiaramente, si può ritenere uno degli esperimenti fondanti della meccanica quantistica.

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6 Commenti a “Lo sconvolgente esperimento di Stern e Gerlach”

  1. 1

    Antonio ha detto

    Esperimento Affascinante!!!!
    Ottima e chiara spiegazione.

  2. 2

    Loris ha detto

    Due sperimentatori tedeschi veramente raffinati e ingegnosi!
    Ho una domanda da incompetente quale sono: in base all’esperimento originale gli atomi che colpivano il rivelatore si distribuirono su due piccole macchie simmetriche.
    Mi chiedo perchè avviene questa distribuzione degli atomi su due piccole superfici e perchè invece non colpiscano lo schermo esattamente in due minuscoli punti quasi geometrici e perfettamente simmetrici visto che il momento di spin assume esattamente due soli valori h/2 e -h/2?

  3. 3

    serafino ha detto

    si, ma il vaticano è contrario a queste affermazioni della formazione della realta’ con l’osservazione.. invece per il papa la realta’ e’ stata creata cosi come’ ab initio non c’entra l’osservazione… altrimenti stiuamo freschi,,,, sono cose non provate ene della f. quantistica…..

  4. 4

    Boliboop ha detto

    Interessante teoria secondo la quale non si può ottenere nessuna informazione sulla realtà tramite l’osservazione. Di solito così si rischia di attraversare la strada senza guardare ed essere investiti da un auto.

    Per quanto riguarda la seconda affermazione mi sembra risibile quanto affermare che i fossili siano stati posti lì da un dio desideroso di mettere alla prova i propri fedeli sulla loro fedeltà ad una teoria cosmologica infantile.

  5. 5

    francesco ha detto

    non son credente, ma di certo il papa non è l’unico fantasioso sull’origine dell’univeso:) collegare l’entropia al tempo mi sembra una cosa abbastanza fantasiosa.. chissa se è piu credibile che dio esiste??? anche fantasiosa la legge di darwin.. ok spiega alcune cose ma: Perche cavolo tutta questa varibilita nelle specie?? perche le piante, gli animali? che è dal brodo primordiale son nati organismi folli che si son evoluti in specie inferiori nello stesso tempo in cui altre si evolvevano in razze superiori??? cioe’ perche un monocellula si organizza per esser pianta nello stesso tempo di altri che si organizzano per esser erbivori??? cosettine cosi intendo. oppure perche il tempo si è originato con il big bang??? perche si ipotizza della materia oscura, perche?? oppure per rimanere nell’articolo perche einstein diceva che dio non gioca a dadi riferendosi alla meccanica quantistica. Non credi che la fantasia c’e’ in entrambi i lati???? solo una quasi mi piace di piu.. la cosa la creata dio e voi è meglio che non vi scervelliate.. l’altra è dio non esiste il tempo si auto genera, la gravita si auto genera e da li nasce il tutto…. ma cosa c’era prima del big bang??? poi praticamente dire come ha detto hawkings non serve dio per spiegar l’universo a cosa serve???? ma perche dobbiamo spiegar l’origine con la fisica o astrologia???? a che serve????

  6. 6

    sal ha detto

    Vorrei far notare che tutta la teoria quantistica in modo paradossale abbia preso inizio da esperimenti concepiti seguendo la forma mentis della sperimentazione adottata nella fisica classica.
    Si ipotizzano particelle che ruotano intorno ad un nucleo centrale e su se stesse, come i pianeti del sistema solare.
    Adottando tali modelli giunge poi a conclusioni che contraddicono i punti di partenza: infatti,per esempio,ci si dice che uno elettrone con una determinato spin passando da un livello ad uno altro conserva lo spin, senza la necessaria spiegazione di come passi per tutte la fasi intermedie che nel modello classico meccanico sono necessari, cioè a dire: la decelerazione della particella ,il suo inserimento in una altra orbita con variazione necessaria dello spin. Ho voluto esemplificare per mostrare i paradossi concettuali delle meccanica quantistica: da un lato si tengono per buone
    le descrizioni delle particelle prese a mò di palle di biliardo per poi rinnegarle nello sviluppo della teoria.

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