Roma, oggi seminario su Aperture
16 Marzo 2007 , di Boliboop
Questa mattina, all’Hotel Villa Morgagni a Roma, ho partecipato al seminario su Aperture, il primo software Apple di post-produzione fotografica per gli appassionati evoluti e fotografi professionisti. Il seminario è stato organizzato da Computime, rivenditore Apple praticamente dagli albori (1983), mentre il relatore era Alessandro Daprà, responsabile Apple per la fotografia digitale in Italia. Devo dire di essere rimasto molto soddisfatto della professionalità dell’esposizione dell’argomento e del software, ma anche sbalordito per alcune funzionalità decisamente avanzate. Prima del suo rilascio, molti avevano parlato di Aperture come dell’antagonista di Adobe Photoshop, ma è evidente una grande differenza di fondo. Ma andiamo con ordine.
Il cuore: l’image processing non distruttivo
Prima di tutto Aperture non è, e non vuole essere, un programma di fotoritocco, per cui non ci sono strumenti per duplicare una finestra di una casa applicando direttamente la prospettiva o strumenti per eliminare un lampione da una strada (cose che Photoshop può fare). Ciò che contraddistingue Aperture e l’editing non distruttivo, ovvero la possibilità di applicare effetti e filtri senza modificare realmente l’immagine originale. Il software calcolerà in tempo reale gli effetti durante la visualizzazione. In questo modo l’immagine originale non viene mai modificata e non si spreca spazio sul disco nel salvare con nome un immagine a cui abbiamo applicato degli effetti (ma che non vogliamo perdere). Questo paradigma, radicalmente diverso da quello di Photoshop, è utilissimo nel caso volessimo, in un secondo momento, eliminare un effetto o modificarlo. Per fare un esempio, se aggiustiamo i livelli, eseguiamo il bilanciamento del bianco e infine ritagliamo una fotografia, con un classico software come Photoshop possiamo annullare uno ad uno questi effetti ma solo nella stessa sequenza (a ritroso) con cui li abbiamo applicati. Inoltre, una volta chiuso il programma, tornare indietro è impossibile. Se volessimo eliminare il bilanciamento del bianco dovremmo ripescare l’immagine originale e riapplicare tutti gli effetti tranne quello. Questa operazione in Aperture è possibile con un singolo click, deselezionando l’effetto o modificandone i parametri. Ovviamente, come già detto, non sono possibili tutti gli effetti di Photoshop, ma ci sono comunque delle ottime opzioni tra cui: regolazione dell’esposizione e del colore, il bilanciamento del bianco, filtro anti occhi rossi, il filtro spot e patch per eliminare piccole macchie, riduzione rumore e maschere di contrasto.
Gestione iTunes-like
La gestione delle immagini è quindi totalmente diversa, permettendo un risparmio di tempo e di spazio. Ma ha anche molti vantaggi. L’interfaccia, infatti, è molto simile a iTunes, con una libreria e i progetti al posto delle playlist. Queste “playlist di foto” possono contenere delle foto scelte a mano oppure secondo criteri di ricerca come le keyword da noi inserite (gestite gerarchicamente), i voti da noi assegnati (da 1 a 5), la data di scatto e molto altro ancora. Effettivamente con iTunes la creazione di playlist speciali funziona esattamente nello stesso modo. Parafrasando lo slogan Apple “Conoscete iTunes? Allora conoscete Mac.” si può dire “Conoscete iTunes? Allora conoscete Aperture.”. Ma c’è di più: anche quando l’hard disk esterno su cui avete memorizzate le vostre foto è scollegato, potrete visionare le anteprime e tutti i metadati delle vostre creazioni.
La potenza del RAW
Il flusso di lavoro è gestibile anche a partire dai RAW, supportato nativamente da Mac OS X, e permette di usare questo formato (che altro non è che il formato con cui le immagini vengono generate dalle CDD, prima che, eventualmente, la fotocamera le converta in JPG) come fosse un qualsiasi altro formato grafico. I vantaggi sono enormi, dal momento che tutti gli effetti che ho elencato prima applicati ad un RAW sono perfettamente equivalenti ad un intervento di pre-produzione. Che significa? Se applichiamo un filtro rosso al RAW abbiamo lo stesso identico risultato che se avessimo anteposto all’obiettivo della nostra fotocamera un filtro rosso in “carne ed ossa”. Ancora meglio: se ad un file JPG applichiamo un filtro per aumentare l’esposizione rischiamo di trovarci una una brutta solarizzazione. Applicato ad un RAW la solarizzazione non c’è mai, ma la foto appare semplicemente come se fosse stata scattata con qualche stop in più.
Stack e versioni
Non mi voglio dilungare troppo in questa recensione, ma non posso non accennare all’idea degli stack, ovvero mucchietti di foto, che di solito vengono usati per confrontare e scegliere lo scatto migliore di una serie di foto simili, e delle versioni, ovvero la possibilità di fare più versioni della stessa foto (applicando ad esempio ad una il filtro seppia, ad una un filtro blu, un’altra trasformata in bianco e nero), confrontarle, scegliere la migliore, senza ma deteriorale l’originale che, come come già detto, non viene mai modificato. In questo modo, in qualsiasi momento è possibile avere ripensamenti e applicarli con estrema semplicità.
Stampa, esportazione e backup
Fin dall’inizio del seminario sono state molte le domande di coloro che soffrivano di una particolare specie d’ansia: quella da prodotto finito. Tutto quello di cui ho parlato fin’ora infatti è possibile senza aver generato alcun file supplementare e si può arrivare a stampare un insieme di foto (singolarmente, o all’interno di un book fotografico) senza farlo. In alternativa si può esportare un immagine come JPG, TIFF, PNG e altri formati, ad esempio per mandarli via e-mail. Il backup invece è possibile salvando (in modo incrementale), in uno o più periferiche, una copia fedele del database contenente tutti i metadati, le anteprime e gli interventi apportati alle immagini. I progetti, volendo contenenti le immagini originali, invece, sono archiviabili tramite la funzione di esportazione progetto.
L’alternativa è Adobe Lightroom?
Aperture è stato rilasciato nel Novembre del 2005 e nonostante sia solo alla versione 1.5 appare già ad un discreto grado di maturazione.
Adobe Lightroom, che ha, per sommi capi, lo stesso obiettivo e target, è invece stato rilasciato in versione 1.0 (non beta) solo a fine febbraio 2007. Non posso giudicare la bontà del software in sé non avendolo provato, ma già questo video mostra un’interfaccia non solo meno bella ma decisamente meno intuitiva e funzionale.
Conclusione
Quando acquisterò il mio primo Mac (spero sia solo questione di tempo… aspettando Leopard), Aperture potrebbe essere già una scelta che farò preinstallare. Ad ogni modo la mia passione per la fotografia, testimoniata da quest’altro mio blog, in qualche angolo dell’universo, non può altro che essersi alimentata dopo aver seguito questo seminario e scoperto quanta cura i programmatori Apple hanno messo in un software che fa quello che ho sempre cercato in software di archiviazione e gestione degli album fotografici (tipo Picasa), e molto, molto di più.


1 Commento a “Roma, oggi seminario su Aperture”
Aggiornamento: Aperture 1.5.6 | Computime Blog
[...] verificare una perfetta integrazione e compatibilità. Un cliente in particolare mi ha chiesto di Aperture e ho ipotizzato un immediato aggiornamento. Cosa che dopo poche ore si effettivamente è [...]
Pingback on Ott 27th, 2007 at 07:27
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