Software di virtualizzazione: quando le applicazioni per Windows invadono il desktop Mac
22 giugno 2007 , di Boliboop
In questo articolo farò un excursus sulla virtualizzazione (o meglio sulle macchine virtuali) e parlerò delle funzionalità dei software di virtualizzazione che permettono di usare un qualsiasi programma per Windows dentro l’ambiente Mac, come se girassero nativamente.
Virtualizzazione: VMware Player, Parallels Desktop e Virtual Box
Come forse molti di voi sapranno, esistono dei software che permettono di virtualizzare un intero computer per installarci sopra praticamente ogni tipo di sistema operativo. In questo modo, ad esempio, installando VMware Player (gratuito), potete usare Linux (in ogni sua distribuzione, Ubuntu compreso) dentro una finestra del vostro Windows, e questa finestra visualizzerà fedelmente quello che vedreste di fronte ad un monitor di un pc con Linux veramente installato. Si tratta un ottimo modo per cominciare a conoscere ed apprezzare sistemi operativi alternativi senza il minimo rischio di danneggiare il sistema esistente, ma anche un modo per gestire più sistemi operativi (ma anche dello stesso tipo, dal momento che si può installare XP su XP o Vista su XP) contemporaneamente (ottimo per sviluppatori).
Anche su Mac OS X esiste da anni un software analogo: si chiama Parallels Desktop ($ 79.99) e permette anch’esso di far girare ogni distribuzione Linux e Windows (sia XP che Vista) dentro una finestra, ma fornisce molte altre funzionalità.
La creazione di macchine virtuali con Parallels Desktop, ad esempio, è decisamente più semplice che in VMware Player. Nel primo caso, infatti, è sufficiente aprire Parallels e far partire l’installazione da CD (o anche da una immagine ISO); nel caso di XP o Vista addirittura tutta la procedura di installazione è completamente automatizzata, senza che l’utente debba intervenire: una mezz’oretta circa e il sistema è pronto per l’uso. Nel caso di VMware Player, invece, non è possibile creare direttamente una macchina virtuale pronta per un’installazione (a meno di conoscenze approfondite del formato vmx) ed allora bisogna ricorrere all’acquisto di VMware Workstation (a $ 189, ma che fornisce anche molte altre funzionalità) oppure all’uso del sito web easyvmx.com, che permette di creare con sufficiente semplicità i file vmx che verranno poi lanciati da VMware Player al fine di iniziare una installazione del sistema operativo ospite.
La VMware ha però recentemente lanciato un software di virtualizzazione che è in diretta concorrenza con Parallels Desktop dal momento che gira su Mac: si chiama VMware Fusion ed è attualmente in fase beta (il pre-ordine costa $ 39.99, ma una volta lanciata la versione 1.0 il costo sarà di $ 79.99, esattamente come Paralles Desktop).
La funzionalità più interessante di Fusion è probabilmente Unity, la quale consente di usare i software che girano su Windows nel sistema operativo Mac OS X, come se fossero applicazioni native, ovvero dentro il desktop Mac e non più dentro una finestra che mostra l’intero sistema operativo Windows.
Questo video, trovato tramite Melamorsicata, fa capire molto bene di cosa sto parlando:
Con questa funzione quindi, le applicazioni per Windows invadono il desktop Mac ereditandone però anche alcune caratteristiche dell’interfaccia, tra cui l’ombra esterna e l’effetto Genius della riduzione ad icona nel dock, ma soprattutto permette l’interazione fra i programmi dei due sistemi operativi permettendo ad esempio il copia-incolla da un programma per Windows ad uno per Mac, e viceversa.
Ma Parallels Desktop, che virtualizza su Mac da molto prima di VMware, contiene già in se una funzione analoga, chiamata Coherence, a partire dall’ultima versione, la 3.0, che già non è più i beta. Per vedere all’opera questa funzione consiglio la visione di questo video. Ulteriori informazioni su Fusion sono disponibili in questa pagina.
Virtual Box, invece, lo conosco pochissimo perché esiste solo una versione beta per Mac OS X, ma si tratta di un software proprietario che può essere utilizzato gratuitamente per un uso personale e di valutazione, mentre esist anche una versione open source che è però fornita solo come sorgente e va quindi compilato (operazione non alla portata di tutti, ovviamente). Le caratteristiche generali sono illustrate qui e non posso dare un giudizio approfondito, ma conosco chi lo usa e ne è soddisfatto. E’ Felipe.
L’uso di Windows XP o Vista all’interno di questi software di virtualizzazione è ovviamente permesso solo dopo l’acquisto di una licenza d’uso del sistema operativo Microsoft (oltre agli eventuali costi dei software). Se viene virtualizzata una delle distribuzioni Linux gratuite (come ad esempio Ubuntu), non è necessario spendere nulla. Inoltre, se la macchina virtuale viene infettata da un virus questo non potrà in alcun modo danneggiare il sistema ospitante. La velocità della virtualizzazione, inoltre, è decisamente più bassa della velocità nativa, dal momento che è necessario comunque far funzionare un intero computer ospite dentro il computer ospitante.
Ovviamente esistono molti altri software di virtualizzazione ed è possibile consultare questa completa tabella di comparazione per farsi un’idea delle caratteristiche principali di ognuno.
Wine e Cross Over
Faccio notare che in questo articolo ho volutamente parlato solo di virtualizzatori, e non di emulatori. Infatti per emulatore si intende un programma che permette l’esecuzione di software scritto per un ambiente (hardware o software) diverso da quello sul quale l’emulatore viene eseguito. Questa definizione può sembrare identica a quella di virtualizzazione, se non fosse che quest’ultima non permette di far girare programmi e sistemi operativi studiati per un’architettura hardware completamente diversa (a partire dal processore).
Wine (gratuito), che è l’acronimo (ricorsivo) di Wine Is Not an Emulator (Wine non è un emulatore), è quanto di più simile esista per Linux ad un emulatore Windows (anche se tecnicamente si dovrebbe parlare di uno strato di compatibilità), un software in grado, cioè, di far girare una qualsiasi applicazione per Windows senza dover virtualizzare tutta la macchina: vantaggi in prestazioni evidentissimi. Ne avevo già accennato in questo post, spiegando che Wine fornisce un supporto completo alle API di Windows, realizzato tramite la retroingengeria.
Esiste anche un software proprietario derivato da Wine, sia per Mac che per Windows: si chiama Cross Over ($ 59.90) e integra alcune funzionalità interessanti, come la possibilità di aprire un’allegato di una e-mail automaticamente con il giusto programma per Windows, fare il copia-incolla fra applicazioni Mac e Windows, lanciare programmi per Windows dal Dock, il tutto a velocità nativa dal momento che non si stanno sprecando risorse per virtualizzare un intero computer.
Queste ed altre funzioni sono ben descritte in questo video. Ulteriori informazioni sono presenti qui.
Se utilizzate Wine o Cross Over avrete l’indubbio vantaggio di non dover acquistare la licenza d’uso di Windows perché in realtà state solo usando un software che fa girare programmi per Windows, non Windows stesso. Molti dei virus per Windows, però, probabilmente avranno vita facile con questi “emulatori” anche se ovviamente non saranno così letali come se usaste veramente Windows. In pratica ogni virus potrà eseguirsi ma troverà un sistema progettato in maniera diversa (senza il famigerato registro di configurazione, ad esempio) e molte delle sue azioni malefiche non andranno in porto (potrà eventualmente cancellare dei file). Ma se usate Wine o Cross Over per emulare qualche software per Windows, già che ci siete emulate anche un bell’antivirus.

Pianeta Apple
dadokkio ha detto
Ottimo articolo..cmq ricordo che di vmware esiste anche la versione server (http://www.vmware.com/products/server/) che permette di creare e gestire molte installazioni semplicemente scegliendo il tipo di os da installare e inserendone il cd/dvd nel lettore.
Questo prodotto è oltretutto gratuito e si trova anche in alcuni repository come quelli di ubuntu.
giu 22 2007 alle 09:53
dadokkio ha detto
e dimenticavo…
esistono molti siti per trovare immagini linux già preconfigurate da essere usate nel vmware player (es. http://www.thoughtpolice.co.uk/vmware/ )
giu 22 2007 alle 10:01
Antonio ha detto
Articolo veramente ben fatto e completo. Grazie!
giu 22 2007 alle 10:38
Boliboop ha detto
grazie a dadokkio per le precisazioni (conoscevo entrambe le cose ma quando ho scritto il post me le sono dimenticate
) e grazie a entrambi per i complimenti
giu 22 2007 alle 13:03
dadokkio ha detto
allora ho fatto bene a ricordartele
aspetto mi arrivi il mac (spero in settimana) per provare il fusion che se non sbaglio supporta le directx o sbaglio?!?
giu 22 2007 alle 13:20
Boliboop ha detto
sì, fusion e parallels 3 supportano entrambe le directx
giu 22 2007 alle 14:31