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Telefilm

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CSI

Crime Scene InvestigationDietro le luci di Las Vegas si compiono crimini e delitti efferati che vengono risolti da una squadra di investigatori super esperti che si avvalgono di strumenti tecnologici sofisticati e di un approccio scientifico per risolvere le complicate indagini che vengono loro affidate. Il team del Crime Scene Investigation aiuta la squadra omicidi della polizia a trovare le prove della colpevolezza dei sospettati. Il lavoro di questo gruppo consiste in un’analisi minuziosa coadiuvata da tecniche scientifiche delle possibili prove trovate sulla scena del delitto. Gli investigatori del Crime Scene Investigation sono figure a metà tra il medico legale e il poliziotto. Il loro lavoro parte dalla raccolta degli indizi sulla scena del crimine e spesso finisce in laboratorio dove gli investigatori sottopongono i reperti ritrovati ad accurate analisi come quella del Dna. La serie cerca di attenersi il più possibile alla realtà , curando particolarmente i dettagli dell’aspetto scientifico delle indagini. Anche durante le autopsie viene mantenuto un alto grado di realismo: le inquadrature dei corpi analizzati dagli esperti del “C.S.I.” sono molto crude, più simili alle immagini di un programma scientifico che a quelle di un telefilm. “C.S.I.” è prodotto da Jerry Bruckheimer (“Armageddon” e “Pearl Harbour”) e ha un elevato standard qualitativo, quasi comparabile a quello di un prodotto cinematografico. Ogni puntata infatti costa un milione e mezzo di dollari e richiede otto giorni di riprese. Oltre ad essere un ottimo prodotto seriale, “C.S.I” è anche un documento sulla vita di Las Vegas: la maggior parte delle riprese in esterni è girata nella capitale dei casinò.

Il leader del gruppo di ricerca scientifico-legale dell’unità è Gil Grissom (William Petersen), un uomo tenace con una spiccata capacità d’intuizione capace di tenere unito il gruppo nelle lunghe procedure d’indagini che spesso durano tutta la notte e persino il giorno seguente. La sua squadra è composta da quattro investigatori: Catherine Willows (Marg Helenberger) ex ballerina dei night club di Las Vegas, ora ottima investigatrice e madre di una bambina; Warrick Brown (Gary Dourdan), un esperto di crimini con il vizio del gioco d’azzardo costantemente in competizione con il collega Nick Stokes (George Eads), rinomato Casanova appassionato di video games; Sara Sidel, ultima arrivata nel gruppo, ricopre il ruolo di assistente di Grissom ed è un esperta di analisi delle ossa. Durante le investigazioni la squadra è coordinata dal capitano Jim Brass (Paul Guifoyle) della squadra omicidi di Las Vegas. (tratto da televisione.it)
Il miglior fansite è elyse’s CSI page.

E.R.

Emergency RoomE.R. (preferiamo chiamarlo così: è la Emergency Room di un ospedale di Chicago la vera protagonista, più che i “medici in prima linea”) è una delle più formidabili dimostrazioni di come si fa un serial degno di questo nome. Per almeno tre ragioni.

Intanto, l’ambientazione. Che non è solo data dalla eccezionale precisione degli interni (l’ospedale è perfetto proprio in senso scenico, che non vuol dire solo realistico: si sarà notato che pur in quell’intrico si orienta anche lo spettatore, che ha una precisa idea di dove si trova in qualsiasi momento, a differenza di tutte le ’serie’ italiane – non di rado anche i film – dove non si riesce mai a capire dove si trovi la scena), in cui nulla è lasciato al caso e dove non c’è un solo decimetro quadrato sgombro o sciatto; ma anche dall’atmosfera degli esterni: una Chicago evocata con tratti sobri, ma essenziali. Come nei grandi romanzi, i panorami anche urbani debbono essere suggeriti, non descritti, e funzionali alla psicologia dei personaggi, debbono contribuire a spiegarli.

Poi, appunto, la qualità degli interpreti. Che sono tutti bravissimi, proprio nella loro sobrietà : Green, o Carter, o Benton, o Romano, o Elizabeth o Malik o qualsiasi altra dottoressa o infermiera o assistente o portantino o segretario di quel reparto è perfetto: non è un attore che interpreta il ruolo del medico, “è” un medico. E il racconto è corale, nel senso che ognuno con la sua personalità si inserisce alla perfezione nell’ambiente, e non spicca sull’altro. D’accordo che questa è la caratteristica tipica del cinema americano: ma qui siamo veramente all’applauso, anche perché i personaggi sono nel corso degli episodi addirittura centinaia.

Piantina di ER

Infine i movimenti di macchina e il susseguirsi degli episodi e delle singole storie, che si intrecciano di continuo senza respiro (le pause, qui, hanno un valore connotativo, sono un ’segno’ di qualcosa: una riflessione, un dolore, una svolta dell’esistenza). Dove si vede come il fatto tecnico, nel cinema ma non solo, debba essere strettamente legato all’elemento compositivo per essere funzionale. Così, il tumultuoso succedersi degli eventi in una giornata d’ospedale e l’intreccio vorticoso delle storie (il ragazzo ferito, la donna stuprata, i genitori disperati, il moribondo per l’incidente, il vecchio malato, la ragazza incinta…) sono espressi figurativamente dalla macchina che corre nei corridoi stretti, sta sul fatto, ‘vede’ il malato; oppure stacca e corre in un’altra sala, dove una porta che si spalanca di colpo e il dottor Benton che chiede precipitoso “Cosa abbiamo?” o urla “Muoversi! muoversi!” (un anglicismo che funziona come un voltar di pagina) introducono un’altra vicenda, che a sua volta sarà inframmezzata da un’altra, senza pause. E alla quale basteranno pochi tratti, un paio di battute, per delineare il fatto, i personaggi, altre storie che si aprono e si chiudono. (tratto da drammaturgia.it)
Il miglior fansite è emergencyroom.it da cui è tratta la planimetria.


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