Caso Travaglio-Schifani: la vergogna giornalistica

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Saltando le ovvie dichiarazioni della parte politica di Schifani, mi colpiscono quelle di Anna Finocchiaro (PD), la quale, forse per salvare quel dialogo bipartisan che lo stesso Schifani dichiara ora essere “minato”, afferma che sarebbe stato necessario un contraddittorio durante la trasmissione Che tempo che fa di Fabio Fazio.

Di Pietro replica giustamente che “Non ha senso. Vorrebbe dire che ogni qualvolta si scrive di una rapina, si dovrebbe ascoltare anche la versione del rapinatore”.

Questo semplicemente perché al contrario di ciò che ha detto un giornalista del TG1, Marco Travaglio non esprime sue opinioni, ne quelle dei suoi amici. Travaglio ha fatto semplicemente il suo dovere di giornalista raccontando quel che sono i fatti. Di Pietro infatti aggiunge: “Non si cancella con un colpo di spugna la sua storia ed il suo passato”.

Per i TG1 invece le dichiarazioni di Di Pietro vengono presentate, durante una veloce carrellata di opinioni politiche, con questa frase approfonditissima: “… Di Pietro difende Travaglio…”. E nient’altro, senza argomentare, spiegare. E far capire ai telespettatori che hanno sentito solo opinioni negative, come la solidarietà (anch’essa non argomentata) del direttore della RAI Cappon.

Un altro esempio, insomma, della manipolazione mediatica delle notizie, di una vergogna (o della sua assenza) da parte dei giornalisti che tocca cime inesplorate.

Fabio Fazio ha però fatto bene a scusarsi per le sole offese (i riferimenti di Travaglio a muffe e lombrichi erano offensivi, seppur divertenti) ma non per la libertà di parola che a Che tempo che fa non viene negata a nessuno. Ovviamente i TG e i giornali online parlano di “Scuse di Fazio a Schifani”. Senza specificare chiaramente che le scuse sono sul metodo e assolutamente non sul merito.

Un altro passo indietro verso la libertà di stampa. Giusto un anno fa eravamo saliti al 61esimo posto superando rispetto all’anno prima le Tonga, il Burkina Faso e il Botswana, ma rimaniamo sempre dietro a Kiribati, Tuvalu, Nauru e soprattutto al Mali. Ad oggi non mi sento di poter dire che il giornalismo italiano sia più libero e indipendente del Burkina Faso.

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Austria, reclusa e violentata dal padre in 24 anni ha dato alla luce sette figli

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Austria, reclusa e violentata dal padre, in 24 anni ha dato alla luce sette figli, però, nonostante questo e nonostante le innumerevoli statistiche che dicono chiaramente che le violenze sessuali avvengono principalmente in casa e da parte di familiari… ebbene, c’è chi da ancora palesemente per scontato che sia tutta colpa degli immigrati. Quelli che prima erano extracomunitari ma ora non lo sono più.

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Kiva.org: micro-prestiti che cambiano vite

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Kiva.org

Che la beneficenza a volte si trasformi in un buco nell’acqua è purtroppo una realtà che è difficile ignorare. Se poi i governi dei Paesi a cui gli aiuti economici sono destinati si interpongono e dilapidano, per non dire di peggio, quello che persone generose hanno elargito… beh viene voglia di trovare un altro sistema per aiutare concretamente le persone che hanno bisogno di aiuto economico.

Kiva è la cosa che più si avvicina alla soluzione. Si tratta di una piattaforma di micro finanziamento, rivolta a piccoli imprenditori dei paesi in via di sviluppo, gestita da un organizzazione senza scopo di lucro che mette in contatto persone che hanno bisogno di un prestito (spesso cifre che a noi ricchi del mondo sembrano irrisorie) con persone che vogliono fare del bene bypassando governi e arrivando direttamente ai destinatari, ma potendo anche monitorare il successo del prestito. Tutti possiamo contribuire ad una specie di prestito collettivo, dal momento che si può prestare anche solo 25$, fino ad arrivare insieme decine di creditori alla cifra totale richiesta.

Kiva si appoggia a decine di associazioni internazionali di microcredito per fornire una valutazione del rischio del prestito (come l’International MicroLoan Fund) e viene stilata una statistica sul rischio che il prestito non venga mai restituito. In pratica, più del 94% dei prestiti viene restituito e la cifra può essere subito reinvestita o recuperata.

Kiva si avvale di PayPal per le transazioni economiche ma ha come supporter anche colossi come Youtube (che ha donato 120 milioni di dollari in banner pubblicitari), Google (che offre spazi pubblicitari gratuiti a Kiva), Lenovo (che offre PC per l’amministrazione di Kiva) o Lex Mundi (che offre consulenze legali nei nuovi paesi in cui Kiva comincia a lavorare).

Il bello di Kiva è che coloro che chiedono prestiti sono persone che, nonostante vivano in condizioni economiche disagiate, hanno attività commerciali e si danno davvero da fare per aumentare il loro giro d’affari e, di riflesso, aiutano la propria comunità e il benessere collettivo a crescere. Sono quindi le persone più affidabili a cui prestare denaro, perché il successo del prestito (e dell’eventuale successiva richiesta) dipende dalla loro stessa onestà e dedizione al lavoro. Inoltre queste persone, rivolgendosi a Kiva, si impegnano, tramite il sito stesso kiva.org, a mantenere informati tutti coloro che hanno partecipato al prestito.

E’ molto semplice partecipare: basta avere un conto PayPal (che si apre con una carta di credito o un contocorrente) e scegliere il piccolo imprenditore o il gruppo di imprenditori che si vuol finanziare. Contestualmente al prestito si può scegliere di donare una piccola somma Kiva, per supportare il lavoro che c’è dietro a questa piattaforma.

Per conto mio, ho partecipato al finanziamento di due imprenditori e di un gruppo di 6 imprenditori:

  • Mahbuba Khasanova, una sarta del Tajikistan che ha bisogno di nuove stoffe.
  • Florence Patou, una farmacista del Togo che deve acquistare acqua potabile imbottigliata.
  • Il gruppo EDJROMEDE TCHIAN (formato da Bernadette Zokpenon, Véronique Adokpo Danon, Claudine Loko, Yvonne Dah Nakezenon, Suzanne Vodounou e Kpodjava Kounou) del Benin che devono acquistare noci di palma per estrarne l’olio di palma da rivendere.

Tutto questo non cambierà di certo il mondo, ma se voleste anche voi partecipare o fare un po’ di pubblicità a questo intelligente sistema di finanziamento distribuito… beh, molte brave persone cambieranno la loro vita. In meglio.

Ringrazio sentitamente Sergio per aver condiviso con me alcune considerazioni sulla sua esperienza personale ed aver fugato gli ultimi dubbi prima della mia partecipazione attiva in Kiva.

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Berlusconi: tagli alle tasse

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Ci avete creduto anche questa volta? Bravi.

Berlusconi - tagli alle tasse

via, via

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UdC: Italia al palo, affissioni abusive?

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UDC - sagome Italia

Roma, zona Università “La Sapienza”. Decine di supporti in plastica incollati a pali e ringhiere con sagome di cartoncino arancione a forma di Italia. L’UdC ha pensato bene di affidare la propria campagna elettorale ad una affissione probabilmente abusiva ma sicuramente disturbante ed inquinante. Con l’intelligente slogan “L’Italia non può restare al palo”.

Cartoncini che si staccano facilmente e imbrattano marciapiedi, supporti in plastica fortemente incollati, che rimangono sui pali anche molto tempo dopo la rimozione dello pseudo-volantino. Ma anche nessuna traccia di un’autorizzazione ministeriale. Oltre allo slogan, al simbolo e al sito web di Pierferdinando Casini, solo l’indicazione (tramite etichetta adesiva) del Committente responsabile, il Senatore Giuseppe Naro.

UdC - sagome Italia

Ma che bella immagine di sè che l’Unione di Centro (UdC) da al Paese. Un bel disprezzo per la città e i suoi cittadini. Anche a Genova è comparsa questa campagna, ne parla Marco Molinari che giustamente osserva: “non so quanto sia compatibile con il rispetto della cosa pubblica e le norme vigenti in regime di campagna elettorale.”

Ovviamente ho provveduto subito a fare una segnalazione alla polizia municipale che mi ha chiesto generalità e numero di cellulare prima di assicurarmi che avrebbero fatto subito un controllo. Il giorno dopo molte delle sagome sono ancora lì, e molte sono ancora in strada. Chissà, forse tale affissione non è abusiva… che ne pensate?

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Bernardo Provenzano non avrebbe mai permesso ad un falso dentista di operare, un servizio delirante sul TG2 delle 13.00

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“Forse, quando era il capo dei capi a controllare il territorio, lui non l’avrebbe permesso. E certamente non avrebbe, anzi sicuramente non avrà, mai utilizzato un falso dentista per farsi curare. Sta di fatto che proprio a Corleone, regno incontrastato per 40 anni di Bernardo Provenzano, il capo dei capi di Costa Nostra appunto e di Totò Reina, i Carabinieri hanno scoperto uno studio dentistico gestito da due falsi medici.”

Complimenti.
Su Rai 2 passa il concetto che la Mafia garantisce la legalità meglio dello Stato. Se c’è il problema dei falsi dentisti a Corleone è solo perché Provenzano è finito in galera.
Speriamo che esca presto, o che venga degnamente sostituito. Così i giovani siciliani, con i denti cariati, non rischieranno di vedere la propria bocca rovinata da mani inesperte.
Ma è questo il messaggio che passa? la mafia più efficente dello Stato?
Eppure non è così, perché non sono i dentisti professionisti quelli a cui è consentito operare dalla mafia, ma quelli che pagano il pizzo. Forse era questo che il giornalista avrebbe dovuto sottolineare.

Il serivizio è di un tale Dario Celli. (lo trovate su raiclick, a metà Tg)

Tratto da Terrorpilot, dopo una mia segnalazione.

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Laico: se lo conosci lo eviti, se non lo conosci è meglio

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Due pubblicità progresso della sembra bravissima Paola Cortellesi, andati in onda a Parla con me di Serena Dandini.

Notare soprattutto le tazzine laiche.

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L’Amore non ha Sesso, parte seconda: Gigi d’Alessio, Anna Tatangelo ed Elio

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Forse qualcuno voi si ricorderà dell’articolo che ho scritto qualche mese fa e che si intitolava Di ritorno dal Gay Pride: “L’Amore non ha Sesso”. Ovviamente non sono stato il primo a coniare l’espressione L’Amore non ha Sesso, ma è probabile che fra i 4291 lettori dell’articolo ci fosse Gigi d’Alessio. Al Festival San Remo, ho saputo, Anna Tatangelo ha infatti cantato una canzone intitolata Il mio amico. Questo brano include un verso che recita proprio la frase “L’Amore non ha Sesso”. Scrivendo tale frase su Google, il mio articolo di giugno scorso appare in seconda posizione, dopo un post che parla proprio della canzone della Tatangelo. Giusto per provare ad immaginare una certa ispirazione.

Ora, a parte la bellissima parodia musicale di Elio e le Storie Tese (via Giavasan), è una canzone che fa riflettere. C’è davvero l’intenzione di sfatare un tabù, di sollecitare alla tolleranza, di accentuare l’accettazione nei confronti degli omosessuali? Forse. Purtroppo però ci sono alcuni versi che sono lo specchio di una morale distorta, nonostante l’amicizia che lega Anna al suo parrucchiere omosessuale, tale Claudio. Intanto, incidentalmente, questa canzone fa passare l’equazione gay = truccatore e parrucchiere. Ma pazienza potremmo dire. Dopo di che, ci si potrebbe chiedere l’esatto significato della frase “non sa che anche tu sei uguale a noi”. A noi chi? Noi, quelli normali? Una frase che rasenta l’omofobia e che fa pensare ad una canzone solo falsamente impegnata. E e si continua con “mi fa tanta tenerezza”, che sa tanto di “mi fa pena”.

Ad ogni modo spero che più che altro passi la probabile l’intenzione, la frase “L’Amore non ha Sesso”, e che si riesca a cambiare non solo le intenzioni delle persone, ma anche la loro visione del mondo. Forse servirà una nuova generazione. Un’altra.

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Un idea irresponsabile: Berlusconi vuol detassare gli straordinari

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Alle puerili motivazioni addotte da alcuni esponenti di del Popolo della Libertà, per i quali detassare gli straordinari significa aumentare la busta paga e quindi aiutare i cittadini, rispondo facendo notare che non solo dovrebbe essere sacrosanto diritto di ogni lavoratore riuscire ad arrivare a fine mese con il solo stipendio base, ma soprattutto che detassare gli straordinari significa incentivarli. Ebbene, dopo il normale orario lavorativo, un operaio che è costretto a fare gli straordinari per vivere sarà ancora più stanco e deconcentrato, più incline, quindi, a cadere vittima di un incidente sul lavoro. Ah già, di incidenti ce ne sono così pochi, dimenticavo.

Insomma, sulla pelle dei lavoratori, si propone una detassazione degli straordinari anziché un aumento degli stipendi, facendo proprio leva sulla inadeguatezza di questi ultimi. Ovviamente solo a vantaggio delle imprese che avranno (salvo incidenti mortali) una maggiore produzione ad un costo più basso.

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Vorrei solo far notare che probabilmente siamo l’unico Paese al mondo a votare per ben due volte con una legge elettorale definita una porcata da entrambi gli schieramenti politici

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Vorrei solo far notare che probabilmente siamo l’unico Paese al mondo a votare per ben due volte con una legge elettorale definita una porcata da entrambi gli schieramenti politici.

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