Oblio di Stato: vietato parlare di Bruto

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Oggi Marco Travaglio, nel suo Passaparola, ha parlato della proposta di legge sul cosiddetto Oblio di Stato. Argomento molto interessante: se mi permettete, riassumo e poi faccio qualche esempio divertente.

L’onorevole Lussana ha proposto un disegno di legge (qui il pdf) per cui, dopo un certo periodo di tempo, si dovrebbe rimuovere da internet tutto ciò che ha a che fare con le indagini, il processo e le eventuali condanne di un cittadino (con esclusione dei condannati all’ergastolo o per genocidio, terrorismo internazionale o strage, o per chi ha esercitato cariche pubbliche in caso di reati commessi nell’esercizio delle proprie funzioni).

All’articolo 1, comma 1, lettera e, si fissa il periodo di tempo a “venticinque anni dalla sentenza irrevocabile di condanna per un delitto, se la pena inflitta e’ superiore a venti anni di reclusione.”. Un esempio: la pagina di wikipedia alla voce Pietro Maso dovrà, 8 anni, essere cancellata per sempre, pena una multa fino a 100.000 euro.

E negli anni a venire anche tutte le pagine in cui si è parlato dei delitti di Cogne o di Novi Ligure. Ovviamente, se approvato, il provvedimento riguarda anche delitti passati, anche dopo la morte del criminale.

Quindi guai a voi a parlare delle malefatte di qualsiasi criminale del passato, compreso Bruto: l’assassino di Cesare, prima fruitore dell’amnistia, poi fuggiasco e mai processato, rientra infatti perfettamente nei requisiti della disegno di legge sull’oblio.

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Promemoria referendario: perché astenersi ai primi due quesiti

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Ecco un mio piccolo promemoria su come votare Domenica o Lunedì, partendo dal terzo, e poi qualche considerazione numerica sui primi due.

Votare SI al terzo quesito, per l’abolizione delle candidature multiple (così un eletto in più collegi non potrà, tramite la propria scelta del collegio che lo manda in Parlamento, scegliere chi far diventare eletto fra i primi non eletti)

Astenersi negli altri due quesiti per evitare che si raggiunga il quorum, col rischio che passi il SI (perché già il premio di maggioranza è antidemocratico per sua natura, in più, attribuendolo al singolo partito di maggioranza relativa si avrebbero conseguenze abnormi. Un esempio: se la coalizione Partito A + Partito B vincesse le elezioni con il 30% + 18 % (=48%), l’attuale legge elettorale darebbe alla coalizione il 55% dei seggi parlamentari (+7%). Se vincesse il SI in questi due quesiti, la stessa coalizione avrebbe il 67% dei seggi (55%, premio al Partito A di maggioranza relativa, + l’11,6% circa assegnato al Partito B. Ovvero chi ha il 48% del paese può avere il 66,6% del Parlamento e cambiare la Costituzione senza bisogno di un referendum confermativo.

Per i più curiosi, sappiate che il calcolo del 12% al Pariito B è il seguente:

100% - 55% = 45% = seggi non attributi al Partito A, di maggioranza relativa
100% -30% = voti di tutti i partiti escluso il Partito A.

quindi 0.45 * (18/70) = 0.116 => 11,6%)

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Lunedì il quotidiano Libero è uscito in due edizioni, perché?

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Nella prima edizione Libero, in un articolo di Vittorio Feltri titolava

“PERFETTO: Berlusconi e Bossi crescono. Il PdL sale al 38,5 per cento, la Lega al 10. Franceschini e i suoi scendono al 26,5, Di Pietro cresce, Casini stabile. Fuori i comunisti”.

Nella seconda edizione hanno titolato

“SINISTRA KO: il PdL cala, Bossi cresce. Franceschini e soci precipitano al 27 per cento, i comunisti restano fuori dall’Europa. Solo Di Pietro esulta. Stabile Casini”.

Cioè, prima è tutto PERFETTO perché Berlusconi cresce. Poi, rendendosi conto di averla sparata grossa, con perfetta nonchalance, pubblicano una seconda edizione in cui Berlusconi cala ma, per distogliere l’attenzione, titolano SINISTRA KO, anche se dalla prima alla seconda edizione attribuiscono al PD uno 0,5% in più (da notare anche che al 26,5% si scende, mentre al 27% si precipita secondo Feltri).

Poi, a inizio articolo, si passa da

Berlusconi e la Lega hanno guadagnato, anzi straguadagnato rispetto alle politiche europee precedenti.”

a

“Berlusconi e la Lega hanno tenuto rispetto alle politiche e alle europee precedenti, e la sinistra viceversa perde dopo aver straperso in credibilità.”

a Feltri gli piaceva stra-qualcosa e l’ha reciclato. Ma la frase più straordinaria è questa:

“Il Cavaliere, nonostante gli attacchi volgari e sgangherati subiti dai gossippari mobilitati dalla sinistra, si è addirittura posizionato meglio che nel 2008. Più di così non poteva ottenere”

che è magicamente diventata

“Il Cavaliere, nonostante gli attacchi volgari e sgangherati subiti dai gossippari mobilitati dalla sinistra, si posizionato all’incirca come nel 2008. Più di così non poteva ottenere”

Ovvero, semplicemente, qualunque risultato avrebbe ottenuto, Berlusconi non avrebbe potuto fare di meglio. Fissate le conclusioni che vogliamo ottenere, i dati iniziali sono irrilevanti.

Tutta l’indagine è ricavata da un articolo di Prefe che vi consiglio di leggere per avere maggiori dettagli.

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Il Vaticano sembra volere che nascano più disabili, non che ne vengano abortiti di meno.

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“La convenzione Onu sui diritti dei disabili, circa 650 milioni nel mondo, entrata in vigore l’8 maggio scorso, è il primo trattato sui diritti umani del terzo millennio ed è stato approvato dall’assemblea generale dell’Onu nel 2006. Il Vaticano ha partecipato attivamente ai lavori per la stesura del testo, durati cinque anni. Per poi non firmarlo perchè il documento non ha inserito un divieto esplicito nei confronti dell’aborto. Il Vaticano ritiene infatti “tragico che una imperfezione del feto possa essere una condizione per praticare l’aborto”, come riconosce una Convenzione il cui obiettivo è “proteggere le persone con disabilità da tutte le discriminazioni riguardo all’esercizio dei loro diritti”. L’articolo 10 della Convenzione, però, prevede espressamente il diritto alla vita per le persone disabili ed impegna gli Stati a mettere in atto le misure perché questo accada.” (Repubblica)

Diciamo che se una Nazione riconosce “persona” un feto oppure solo un neonato, che siano disabili o meno, sempre persona con diritti fondamentali è. E se la persona ha diritto alla vita, allora non c’è bisogno di specificare il divieto all’aborto. Mi sa tanto che, come al solito, dietro questo ennesimo “no” ci siano ragioni politiche ed economiche, dal momento che pochi disabili nel mondo significano anche minori entrate per la Chiesa. Altrimenti non si spiegherebbe la contemporanea avversità nei confronti delle diagnosi prenatali che, talvolta, permettono ad un feto disabile di nascere sano. In poche parole, i cattolici sembrano volere che nascano più disabili, non che ne vengano abortiti di meno.

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Poliziotti attaccano cittadini inermi e seduti

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Fate vedere questo video ad amici e parenti, e ditemi se qualcuno ha il coraggio di dire che i manifestanti erano violenti e andavano manganellati, presi a calci e tirati per i capelli.

da Benty:

A Vicenza questo sabato: la polizia ha interrotto la costruzione da parte dei partecipanti al movimento No Dal Molin (autorizzata dalla Questura) di una “torretta di osservazione” da situare all’esterno dell’aeroporto al fine di controllare che i lavori per l’estensione della base americana non iniziassero prima della consultazione popolare del 5 ottobre; in seguito a questo gesto immotivato, i partecipanti si sono immediatamente prodotti in un sit-in, senza alcuna eccezione.
I poliziotti non devono aver apprezzato una forma di manifestazione così pacifica, ecco perché si sono scatenati in una serie di percosse -calci, manganellate e strattoni- espressioni di una vera e propria aggressione ai danni di cittadini nel pieno esercizio dei loro diritti e nel pieno rispetto dei loro doveri.

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Caso Travaglio-Schifani: la vergogna giornalistica

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Saltando le ovvie dichiarazioni della parte politica di Schifani, mi colpiscono quelle di Anna Finocchiaro (PD), la quale, forse per salvare quel dialogo bipartisan che lo stesso Schifani dichiara ora essere “minato”, afferma che sarebbe stato necessario un contraddittorio durante la trasmissione Che tempo che fa di Fabio Fazio.

Di Pietro replica giustamente che “Non ha senso. Vorrebbe dire che ogni qualvolta si scrive di una rapina, si dovrebbe ascoltare anche la versione del rapinatore”.

Questo semplicemente perché al contrario di ciò che ha detto un giornalista del TG1, Marco Travaglio non esprime sue opinioni, ne quelle dei suoi amici. Travaglio ha fatto semplicemente il suo dovere di giornalista raccontando quel che sono i fatti. Di Pietro infatti aggiunge: “Non si cancella con un colpo di spugna la sua storia ed il suo passato”.

Per i TG1 invece le dichiarazioni di Di Pietro vengono presentate, durante una veloce carrellata di opinioni politiche, con questa frase approfonditissima: “… Di Pietro difende Travaglio…”. E nient’altro, senza argomentare, spiegare. E far capire ai telespettatori che hanno sentito solo opinioni negative, come la solidarietà (anch’essa non argomentata) del direttore della RAI Cappon.

Un altro esempio, insomma, della manipolazione mediatica delle notizie, di una vergogna (o della sua assenza) da parte dei giornalisti che tocca cime inesplorate.

Fabio Fazio ha però fatto bene a scusarsi per le sole offese (i riferimenti di Travaglio a muffe e lombrichi erano offensivi, seppur divertenti) ma non per la libertà di parola che a Che tempo che fa non viene negata a nessuno. Ovviamente i TG e i giornali online parlano di “Scuse di Fazio a Schifani”. Senza specificare chiaramente che le scuse sono sul metodo e assolutamente non sul merito.

Un altro passo indietro verso la libertà di stampa. Giusto un anno fa eravamo saliti al 61esimo posto superando rispetto all’anno prima le Tonga, il Burkina Faso e il Botswana, ma rimaniamo sempre dietro a Kiribati, Tuvalu, Nauru e soprattutto al Mali. Ad oggi non mi sento di poter dire che il giornalismo italiano sia più libero e indipendente del Burkina Faso.

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Austria, reclusa e violentata dal padre in 24 anni ha dato alla luce sette figli

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Austria, reclusa e violentata dal padre, in 24 anni ha dato alla luce sette figli, però, nonostante questo e nonostante le innumerevoli statistiche che dicono chiaramente che le violenze sessuali avvengono principalmente in casa e da parte di familiari… ebbene, c’è chi da ancora palesemente per scontato che sia tutta colpa degli immigrati. Quelli che prima erano extracomunitari ma ora non lo sono più.

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Kiva.org: micro-prestiti che cambiano vite

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Kiva.org

Che la beneficenza a volte si trasformi in un buco nell’acqua è purtroppo una realtà che è difficile ignorare. Se poi i governi dei Paesi a cui gli aiuti economici sono destinati si interpongono e dilapidano, per non dire di peggio, quello che persone generose hanno elargito… beh viene voglia di trovare un altro sistema per aiutare concretamente le persone che hanno bisogno di aiuto economico.

Kiva è la cosa che più si avvicina alla soluzione. Si tratta di una piattaforma di micro finanziamento, rivolta a piccoli imprenditori dei paesi in via di sviluppo, gestita da un organizzazione senza scopo di lucro che mette in contatto persone che hanno bisogno di un prestito (spesso cifre che a noi ricchi del mondo sembrano irrisorie) con persone che vogliono fare del bene bypassando governi e arrivando direttamente ai destinatari, ma potendo anche monitorare il successo del prestito. Tutti possiamo contribuire ad una specie di prestito collettivo, dal momento che si può prestare anche solo 25$, fino ad arrivare insieme decine di creditori alla cifra totale richiesta.

Kiva si appoggia a decine di associazioni internazionali di microcredito per fornire una valutazione del rischio del prestito (come l’International MicroLoan Fund) e viene stilata una statistica sul rischio che il prestito non venga mai restituito. In pratica, più del 94% dei prestiti viene restituito e la cifra può essere subito reinvestita o recuperata.

Kiva si avvale di PayPal per le transazioni economiche ma ha come supporter anche colossi come Youtube (che ha donato 120 milioni di dollari in banner pubblicitari), Google (che offre spazi pubblicitari gratuiti a Kiva), Lenovo (che offre PC per l’amministrazione di Kiva) o Lex Mundi (che offre consulenze legali nei nuovi paesi in cui Kiva comincia a lavorare).

Il bello di Kiva è che coloro che chiedono prestiti sono persone che, nonostante vivano in condizioni economiche disagiate, hanno attività commerciali e si danno davvero da fare per aumentare il loro giro d’affari e, di riflesso, aiutano la propria comunità e il benessere collettivo a crescere. Sono quindi le persone più affidabili a cui prestare denaro, perché il successo del prestito (e dell’eventuale successiva richiesta) dipende dalla loro stessa onestà e dedizione al lavoro. Inoltre queste persone, rivolgendosi a Kiva, si impegnano, tramite il sito stesso kiva.org, a mantenere informati tutti coloro che hanno partecipato al prestito.

E’ molto semplice partecipare: basta avere un conto PayPal (che si apre con una carta di credito o un contocorrente) e scegliere il piccolo imprenditore o il gruppo di imprenditori che si vuol finanziare. Contestualmente al prestito si può scegliere di donare una piccola somma Kiva, per supportare il lavoro che c’è dietro a questa piattaforma.

Per conto mio, ho partecipato al finanziamento di due imprenditori e di un gruppo di 6 imprenditori:

  • Mahbuba Khasanova, una sarta del Tajikistan che ha bisogno di nuove stoffe.
  • Florence Patou, una farmacista del Togo che deve acquistare acqua potabile imbottigliata.
  • Il gruppo EDJROMEDE TCHIAN (formato da Bernadette Zokpenon, Véronique Adokpo Danon, Claudine Loko, Yvonne Dah Nakezenon, Suzanne Vodounou e Kpodjava Kounou) del Benin che devono acquistare noci di palma per estrarne l’olio di palma da rivendere.

Tutto questo non cambierà di certo il mondo, ma se voleste anche voi partecipare o fare un po’ di pubblicità a questo intelligente sistema di finanziamento distribuito… beh, molte brave persone cambieranno la loro vita. In meglio.

Ringrazio sentitamente Sergio per aver condiviso con me alcune considerazioni sulla sua esperienza personale ed aver fugato gli ultimi dubbi prima della mia partecipazione attiva in Kiva.

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Berlusconi: tagli alle tasse

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Ci avete creduto anche questa volta? Bravi.

Berlusconi - tagli alle tasse

via, via

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UdC: Italia al palo, affissioni abusive?

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UDC - sagome Italia

Roma, zona Università “La Sapienza”. Decine di supporti in plastica incollati a pali e ringhiere con sagome di cartoncino arancione a forma di Italia. L’UdC ha pensato bene di affidare la propria campagna elettorale ad una affissione probabilmente abusiva ma sicuramente disturbante ed inquinante. Con l’intelligente slogan “L’Italia non può restare al palo”.

Cartoncini che si staccano facilmente e imbrattano marciapiedi, supporti in plastica fortemente incollati, che rimangono sui pali anche molto tempo dopo la rimozione dello pseudo-volantino. Ma anche nessuna traccia di un’autorizzazione ministeriale. Oltre allo slogan, al simbolo e al sito web di Pierferdinando Casini, solo l’indicazione (tramite etichetta adesiva) del Committente responsabile, il Senatore Giuseppe Naro.

UdC - sagome Italia

Ma che bella immagine di sè che l’Unione di Centro (UdC) da al Paese. Un bel disprezzo per la città e i suoi cittadini. Anche a Genova è comparsa questa campagna, ne parla Marco Molinari che giustamente osserva: “non so quanto sia compatibile con il rispetto della cosa pubblica e le norme vigenti in regime di campagna elettorale.”

Ovviamente ho provveduto subito a fare una segnalazione alla polizia municipale che mi ha chiesto generalità e numero di cellulare prima di assicurarmi che avrebbero fatto subito un controllo. Il giorno dopo molte delle sagome sono ancora lì, e molte sono ancora in strada. Chissà, forse tale affissione non è abusiva… che ne pensate?

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