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Giugno 17, 2006

Prostitute, bambine e farmaci. Lo strano mondo del signor Savoia

Posted in: Prostituzione, Minori, Criminalità, Medicina

Attendendo conferme, smentite, richieste di archiviazione o condanne, chi lo sa, riportiamo un articolo di Repubblica sulle intercettazioni alla base dell’arresto di Vittorio Emanuele di Savoia, di suoi collaboratori, del sindaco di Campione d’Italia e dell’esponte di AN e portavoce di Gianfranco Fini, Salvo Sottile. Intanto il figlio Emanuele Filiberto, che rimane in Francia, aveva dichiarato che il padre Vittorio era malato ma viene smentito da un check-up e le guardie monarchiche del Pantheon si traferiscono a Potenza da “Sua Altezza” definendo le accuse “infamanti e miserabili”. Certamente lo sono anche i reati corrispondenti. E Vittorio trova anche il tempo di parlare male dei sardi e di Giuliana Sgrena

“Il ‘capo’ avrebbe preferito una bionda e ha giudicato 200 euro eccessivi per la prestazione”: è il commento che due collaboratori di Vittorio Emanuele di Savoia si scambiano dopo l’incontro fra il principe e una prostituta, che loro stessi avevano organizzato, a Milano.

E’ solo una delle tante intercettazioni telefoniche che sono tra gli elementi dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Vittorio Emanuele di Savoia e dei suoi presunti complici.

L’episodio si riferisce all’accusa - contestata a Vittorio Emanuele, Ugo Bonazza, Gian Nicolino Narducci e Giuseppe Rizzani - di aver favorito la prostituzione. Gli incontri, documentati nell’ordinanza di custodia cautelare, sarebbero avvenuti in Italia e all’estero: l’ accusa al principe è quella di aver sempre chiesto ai suoi collaboratori di trovargli una prostituta. Bonazza, Narducci e Rizzani si mettono all’opera: contattano le donne, chiedono a quanto ammonta “l’onorario” (in un’ occasione, 300 euro) e curano i dettagli dell’incontro, cioè l’ora e il luogo.

In un caso, la richiesta della prostituta (mille euro) viene giudicata troppo alta; in un altro l’incontro salta per iniziativa di un collaboratore di Vittorio Emanuele, “preoccupato dalle maldicenze che girano sul suo conto sull’ isola di Cavallo”.

Le bambine. “Speriamo che ci sian delle belle bambine, così le s…”, dice Gian Nicolino Narducci, stretto collaboratore di Vittorio Emanuele, al principe, che ribatte subito: “Subito, sì, urlando!”.

E’ quanto emerge dall’intercettazione telefonica di un colloquio fra Narducci e il principe, che discutono della partecipazione di Vittorio Emanuele ad una manifestazione filantropica, nel settembre dello scorso anno. Durante l’evento, sarebbero stati raccolti fondi a favore di un’ associazione milanese che assiste minorenni vittime di abusi sessuali e maltrattamenti in famiglia.

I farmaci. Un avvocato torinese in vena di filantropia era disposto ad indicare a Vittorio Emanuele di Savoia persone pronte a spendere “cifre rilevanti” per l’ acquisto di farmaci da inviare in Eritrea, ma doveva trattarsi “non dico di roba tarocca, ma roba di basso costo in barba a qualsiasi brevetto”.

La proposta viene fatta a Gian Nicolino Narducci, collaboratore del principe, che si dimostra subito “entusiasta dell’ affare” e pensa di coinvolgervi l’ imprenditore Pierpaolo Cerani, che ha un’ azienda farmaceutica con sede a Trieste.

Durante il colloquio, Narducci - che parla all’ interlocutore della possibilità di coinvolgere “il capo” - pensa all’ invio di flebo. L’ avvocato subito ribatte: “Però tieni conto che deve essere roba di bassissimo costo perchè è per il terzo mondo”. Narducci acconsente: “Bassissimo costo! Quella è acqua! E’ acqua e zucchero”.

I giudizi sui sardi. Il gip di Potenza, Alberto Iannuzzi, ha commentato una dichiarazione diffusa ieri dall’ex Presidente della Repubblica, Fracesco Cossiga, molto critica verso l’inchiesta e il pm che la coordina, Henry John Woodcock. “Se il senatore Cossiga avesse
conosciuto il giudizio di Vittorio Emanuele di Savoia sui sardi sono sicuro che non avrebbe detto ciò che ha detto, ha detto Iannuzzi, che ha poi fatto riferimento a una conversazione telefonica, intercettata dagli investigatori, fra Vittorio Emanuele di Savoia e il suo assistente, Gian Nicolino Narducci.

Argomento di conversazione, il cattivo funzionamento di uno dei motori della barca del principe, il quale ritiene che il lavoro di riparazione sia stato fatto male o non sia stato eseguito affatto, per “derubarci e basta”. I giudizi di Vittorio Emanuele sui sardi sono implacabili e alcuni sono irriferibili: “Puzzano e basta”, dice ad un certo punto. Il suo assistente ribatte: “Sono figli di p… deficienti”.

Quel fastidioso sito internet. Altra vicenda che emerge dalle intercettazioni coinvolge anche il cugino di Vittorio Emanuele, il leader politico bulgaro Simeone Saxe-Coburg-Gotha, e il figlio del principe, Emanuele Filiberto. Da Ginevra, dove è vicino alla moglie ormai quasi alla fine della gravidanza, ha saputo di essere indagato per accesso abusivo ad un sistema informatico.

Lui e il padre istigarono Massimo Pizza, Achille De Luca e Ciro Barca a “bombardare” un sito internet che pubblicava pagine sui Savoia e sui loro conoscenti “sgradite” alla famiglia. Sgraditi a Vittorio Emanuele erano anche alcuni articoli pubblicati da “Novella 2000″. Nessun problema: secondo l’ accusa, il principe chiese ad un altro indagato ora detenuto di mandare una lettera minatoria al direttore del settimanale.
Spedizione da Messina, testo su foglio di carta di quaderno di terza elementare: “Sei morto”.

Gli insulti alla Sgrena. Poi ci sono i giudizi sulla giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena: “Quel pezzo di m… di quella
vecchia t… malmestruata”: questa la frase che Vittorio Emanuele di Savoia pronuncia mentre parla al telefono con Gian Nicolino Narducci dopo la tragedia avvenuta nei pressi dell’ aeroporto di Baghdad in cui perse la vita Nicola Calipari, su un’ auto con la cronista italiana appena liberata.

Narducci definisce la giornalista “comunista di m…”: i toni del colloquio crescono quasi a dismisura, con espressioni, anche da parte del principe, fortissime e molto volgari: “Le parole e il tono utilizzati dal Savoia e dal Narducci - commenta il gip - appaiono emblematici della loro personalità “.
(fonte la Repubblica)


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