Il Vaticano sembra volere che nascano più disabili, non che ne vengano abortiti di meno.
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“La convenzione Onu sui diritti dei disabili, circa 650 milioni nel mondo, entrata in vigore l’8 maggio scorso, è il primo trattato sui diritti umani del terzo millennio ed è stato approvato dall’assemblea generale dell’Onu nel 2006. Il Vaticano ha partecipato attivamente ai lavori per la stesura del testo, durati cinque anni. Per poi non firmarlo perchè il documento non ha inserito un divieto esplicito nei confronti dell’aborto. Il Vaticano ritiene infatti “tragico che una imperfezione del feto possa essere una condizione per praticare l’aborto”, come riconosce una Convenzione il cui obiettivo è “proteggere le persone con disabilità da tutte le discriminazioni riguardo all’esercizio dei loro diritti”. L’articolo 10 della Convenzione, però, prevede espressamente il diritto alla vita per le persone disabili ed impegna gli Stati a mettere in atto le misure perché questo accada.” (Repubblica)
Diciamo che se una Nazione riconosce “persona” un feto oppure solo un neonato, che siano disabili o meno, sempre persona con diritti fondamentali è. E se la persona ha diritto alla vita, allora non c’è bisogno di specificare il divieto all’aborto. Mi sa tanto che, come al solito, dietro questo ennesimo “no” ci siano ragioni politiche ed economiche, dal momento che pochi disabili nel mondo significano anche minori entrate per la Chiesa. Altrimenti non si spiegherebbe la contemporanea avversità nei confronti delle diagnosi prenatali che, talvolta, permettono ad un feto disabile di nascere sano. In poche parole, i cattolici sembrano volere che nascano più disabili, non che ne vengano abortiti di meno.
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