USA: il voto che va in corto circuito

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La Florida, uno dei 32 stati nei quali è possibile anticipare il proprio voto prima della data ufficiale delle elezioni del 2 novembre, ha aperto i suoi seggi lunedì e già si lamentano le prime disfunzioni: le nuove macchine per la votazione elettronica hanno fatto crash e si sono verificate contestazioni nelle liste degli elettori.

Nel 2000 Bush ha vinto le elezioni presidenziali (salvo essere stato poi nominato dalla Corte Suprema) con 537 voti sul concorrente Al Gore .

Tutti ricordano lo scandalo delle schede ‘farfalla’ stampate in modo tale che chi voleva votare per il candidato democratico finiva per votare per un candidato locale repubblicano, Pat Buchanan.

Lo stato della Florida, il cui governatore è Jeb Bush fratello di George, ha investito centinaia di milioni di dollari per passare al sistema elettronico di votazione. Ci hanno messo quattro anni, ma da quel che sta succedendo in Florida e negli altri stati che hanno anticipato la data delle elezioni i problemi non sono certo stati risolti. Nella Contea di Palm Beach e in quella dell’Orange si sono formate file di elettori che attendono da più di un’ora dato che le macchine del sistema “touch screen” sono andate in corto circuito.

I Democratici hanno schierato 10mila avvocati in tutti i cinquanta stati della Federazione pronti a far causa al minimo accenno di frode elettorale. Altrettanto hanno fatto i repubblicani.

Ambedue i partiti hanno messo in azione legioni di volontari che hanno dato una mano consistente nel trovare cittadini disposti a registrare il proprio voto.

Negli Stati Uniti per avere diritto ad esprimere il proprio diritto costituzionale del voto bisogna iscriversi in apposite liste. E questo è sempre stato una spada nel fianco del Partito Democratico il quale pesca consensi soprattutto nella parte meno affluente della società americana, quella -tanto per intendersi- costiuita dalla minoranze nere e ispaniche.
Molti infatti preferiscono non iscriversi perchè timorosi di qualche controllo da parte di autorità locali o centrali, oppure perchè completamente disinteressati ed avulsi dal clima delle competizioni elettorali che rifiutano in una sorta di cinismo-menefreghismo generalizzato.

Su queste fasce di potenziale elettorato i democratici hanno lavorato con i loro volontari e questa volta si dovrebbe vedere aumentare il numero degli aventi diritto al voto.

Nel 2000 si è attestato intorno ai 130 milioni di cui solo la metà è andata poi ai seggi elettorali. L’uomo più potente del globo viene così eletto da una minoranza di circa 25 milioni di persone su una popolazione totale di 289 milioni di cittadini.
Per agevolare la registrazione, che comunque è necessaria tenuto conto dell’alto nomadismo degli americani, ci si avvale di diversi sistemi, tra i quali la scelta tra un partito o l’altro nel momento in cui si firma la richiesta per la patente di guida o il suo rinnovo, la compilazione via internet salvo poi inviare direttamente per posta all’ufficio elettorale della propria zona il modulo scaricato elettronicamente.

Il sistema elettorale americano appare agli occhi di un europeo farraginoso e complesso. Ed in effetti così è. Ma bisogna risalire al modo in cui gli Stati Uniti si sono formati. E proprio perchè si tratta di stati che si sono uniti tra loro, le più ampie difficoltà si sono registrate sin dall’inizio in quanto ognuno dei partners della coalizione non intendeva rinunciare più di tanto alla propria sovranità.
Questo giustifica il fatto che in ogni stato le leggi elettorali sono diverse e vengono applicate con modalità diverse offrendo ampi spazi a illegalità.
(…)
Nonostante che le valutazioni a freddo dopo la fine dei tre dibattiti televisivi tra i due candidati abbiano dato la vittoria a John Kerry, Bush ha ripreso la testa con un lieve scarto sul suo avversario. Ma sulla attendibilità di questi ‘polls’ sono in molti a dubitare, non solo per il sospetto di manipolazioni ma soprattutto per la volatilità delle opinioni dei campioni di cittadini intervistati (da RomaOne).

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