Italia ed Europa: governi da rifare
Articolo letto 621 volteOggi Gianfranco Fini, in un’intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato:
Il patto elettorale con gli italiani non può essere rispettato perchè mancano le risorse. Quindi è meglio fare un nuovo patto e, magari, un nuovo governo.
Il vicepremier analizza il deludente risultato delle elzioni suppletive. E conclude che “c’è un forte disincanto con punte di delusione nei nostri elettori. Non è vero infatti che il centrosinistra avanza, ma vince perché l’astensionismo colpisce quasi esclusivamente la CdL”.
Occorre quindi rilanciare l’alleanza e recuperare il dialogo con gli elettori “Per rimotivare l’elettorato dobbiamo passare immediatamente all’azione. Serve un nuovo inizio e lo immagino a due livelli.
Il primo è relativo allo stato di salute della CdL in periferia, perché è nel rapporto con il territorio che abbiamo i problemi più gravi. C’è un deficit di classe dirigente, ci sono partiti organizzativamente deboli e spesso litigiosi, assai più di quanto lo siano al vertice. C’è assenza di collaborazione e in alcuni casi persino di dialogo con sindacati, associazioni di volontariato, categorie professionali. E’ necessario allora creare delle cinghie di trasmissione tra il centro e la periferia. Spero si sia capito che - passata l’ubriacatura post ‘94 - senza partiti forti non si motiva più l’elettorato e non si intercetta il voto di opinione. E condivido quanto dice Francesco Storace: il centrodestra deve ascoltare di più gli umori e i malumori popolari”, cioè più populista?.
La prima cosa da fare, per Fini, è prendere atto della situazione e riporporre un nuovo programma più concretamente perseguibile. “Penso a un programma apparentemente poco ambizioso, in realtà concreto e realistico, che centrerei quasi esclusivamente sugli aspetti economico-sociali più gravi. Bisognerà fare delle scelte che sono ormai ineludibili, indicando le priorità. Se le risorse finanziarie sono esigue, non si può pensare di dare qualcosa a tutti, perché alla fine scontenteremmo tutti. Faccio un esempio. Se nel 2005 le risorse disponibili per la riforma fiscale, e reperibili con tagli alle spese e non agli investimenti, ammontano a 5,5 miliardi di euro, si deve anzitutto sciogliere un nodo: con la riforma fiscale vogliamo tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori e delle famiglie o rilanciare la capacità produttiva delle imprese?”. Bella domanda… e dopo 3 anni di governo, dopo un programma elettorale e dopo il contratto con gli italiani siamo ancora al punto di partenza, non si sà dare una risposta a questa domanda? In realtà le leggi sul falso in bilancio, sul condono fiscale e edile sono alcuni esempi pratici ci ciò che il governo ha fatto per i ricchi e non certo per le classi meno abbienti.
Poi il vicepresidente del Consiglio lancia la proposta di un nuovo governo. “Varato il nuovo programma per l’ultima parte della legislatura, magari anche attraverso la convocazione degli Stati generali della CdL, potrebbe anche nascere un nuovo governo. Se vogliamo dare uno choc positivo alla pubblica opinione, lavorare rapidamente a un programma nuovo, da attuare con una squadra di governo diversa e con la prospettiva di una coalizione più ampia, penso sia una possibilità interessante. Tocca a Berlusconi decidere, in piena autonomia. Ma deve farlo in fretta, perché non abbiamo molto tempo”. (da giornale.it)
In Europa la situazione non è migliore. Dopo le polemiche scaturite dalle sfiducie di alcuni candidati commissari europei (tra cui l’italiano Buttiglione, vedi Rocco e i suoi sfracelli). Il presidente della Commisione Europea chiede un rinvio per il voto di fiducia e annuncia un minirimpasto.
“Piccoli cambiamenti, scelte mirate” , sussurra José Manuel Durao Barroso. Per divincolarsi dalla morsa duplice del Parlamento europeo e dei ricatti dei governi vorrebbe affidarsi a una terapia soft. “Un rimpasto ampio non ci sarà - ha affermato l’ex premier portoghese alla radio francese Europe 1 - La nuova lista dei commissari sarà pronta in meno di un mese, spero” .
La speranza, che più di una mezza certezza appare un mezzo scongiuro, è affidata al buon cuore dei governi nazionali. Primo fra tutti quello italiano. “Il ruolo di presidente della Commissione Esecutiva è molto più difficile di quello di un primo ministro ” si è lamentato Barroso - in quanto è necessario trattare per tutto il tempo con almeno altre due istituzioni. Perciò l’equilibrio da raggiungere è difficile, e complesso” . E Buttiglione? “Non posso accettare un commissario che avrebbe dei problemi con il Parlamento” , si è sbilanciato Barroso senza citarlo.
Diversa la posizione del primo ministro lussemburghse Jean-Claude Juncker, cristiano sociale: “Non si tratta soltanto della candidatura del signor Buttiglione - ha dichiarato - sebbene, per esprimersi in termini diplomatici, quello sia un caso difficile. Ci sono altri tre o quattro commissari che non hanno il sostegno del Parlamento Europeo. Ciò che occorre è un cambio in qualche modo più ampio”.
Da Roma, fino a questo momento, non arrivano segnali incoraggianti. Il ministro degli esteri Frattini si limita infatti a confermare la fiducia a Rocco Buttiglione. Berlusconi, ovviamente, attacca la sinistra “che boicotta l’interesse nazionale” (anche se, forse, non fare di Buttiglione un commissario europeo potrebbe essere proprio nell’interesse nazionale), mentre sul resto tace. E il presidente dell’Udc? Resta in attesa, anzi “a disposizione” . La decisione, dice, non è nelle sue mani.
Nella mattina di giovedì a palazzo Chigi è arrivato il presidente della Commissione europea Romano Prodi, ancora in carica visti i ritardi di Barroso. “Si è trattato di una visita di cortesia ” ha affermato al termine dell’incontro - Doveva essere una vista di fine mandato e, invece, è stata di cortesia” . Ma cinquanta minuti di colloquio con Berlusconi non sono cosa che avviene tutti i giorni. Anche perché, ammette Prodi, “si è parlato soprattutto di temi europei” (da l’Unità).

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