Curiosità sulle elezioni USA

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In questi frenetici giorni di pre e post elezioni americane ho ricevuto alcune richieste di chiarimenti sul funzionamento di questa grande macchina del voto USA. La prima domanda a cui rispondo è: “Le elezioni federali in America si svolgono sempre a novembre, di martedì, per l’esattezza il primo martedì dopo il primo lunedì del mese. Perchè?”

La società americana è stata per gran parte della sua esistenza prevalentemente agraria e quindi il mese fu scelto per agevolare la popolazione contadina che a novembre ha più possibilità di spostarsi visto che la stagione di lavoro è terminata e il clima ancora relativamente mite.
In considerazione del fatto che molti elettori vivevano appunto nelle zone rurali e quindi impegnavano parecchio tempo per raggiungere i seggi elettorali , fu scartato il lunedì come giorno per le votazione, di modo che la gente non dovesse mettersi in viaggio di domenica, cosa che avrebbe impedito di assistere alle funzioni religiose.
Fu deciso allora il martedì, e per evitare che l’evento potesse cadere in coincidenza con il primo novembre, si stabilì che le elezioni dovessero tenersi il primo lunedì dopo il primo martedì del mese.
Questo per due motivi: sia perchè l’1 novembre è la festa di Ognissanti per la chiesa cattolica, sia perchè la quasi totalità dei commercianti aveva l’abitudine di chiudere i conti del mese precedente il primo giorno di quello successivo.
In questo modo si evitava anche che il resoconto di bilancio positivo o negativo potesse influenzare il voto.
Questa regola, che all’inizio venne fatta valere solo per le elezioni presidenziali - da tenersi ogni quattro anni negli anni pari - in seguito fu estesa anche per quelle della Camera e del Senato. (fonte Libero)

La seconda domanda a cui rispondo è: “come funziona il sistema delle iscrizioni alle liste elettorali?

Una delle caratteristiche per noi più sorprendenti del sistema americano è la selezione degli elettori. Negli Usa vota solo chi va a iscriversi alle liste elettorali (e in molti Stati dev’essere fatto un certo numero di mesi prima delle elezioni, al contrario dell’Europa dove il certificato elettorale arriva a casa quasi ovunque). E nel farlo deve dichiarare anche l’appartenenza politica (con buona pace della segretezza del voto): democratico, repubblicano, o indipendente. Queste liste vengono poi controllate da apposite commissioni all’interno d ogni stato, che cancellano le persone con precedenti penali, interdette dai pubblici uffici, o ritenute per una serie di altri motivi non idonee a esercitare il diritto di voto. Questo ha portato varie volte ad accuse di parzialità delle commissioni. Nel 2000, per esempio, la Florida ha cancellato dalle liste 57.700 elettori, per la maggior parte neri e ispanici iscritti come elettori democratici: George W. Bush vinse la Florida, dopo numerose contestazioni, per soli 538 voti. E con quella vittoria ottenne la presidenza. I democratici accusarono l’allora segretario di Stato della Florida, la repubblicana Katherine Harris, di faziosità nella “pulizia” delle liste. (da il diritto di tutti)

Infine qualcuno, guardando la televisione, si è accorto di una cosa e si è chiesto: “è stata fatta propaganda elettorale nel gi0rno del voto, davvero si può?

In Italia è certamente vietato. Esiste il Sabato di Riflessione, il giorno prima delle elezioni in cui è vietato tenere comizi, appendere manifesti elettorali, mandare in onda spot elettorali. Per quanto riguarda le affissioni, ad esempio l’articolo 8 della legge 130 sancisce il divieto, nel giorno precedente e in quelli stabiliti per le elezioni, di nuove affissioni di stampati, giornali murali od altri e di manifesti di propaganda elettorale. Ciò stante, ad iniziare dalle ore 0.01 del sabato precedente il primo giorno della votazione, non è consentita l’affissione di nuovi mezzi di propaganda elettorale negli appositi spazi destinati alla propaganda elettorale diretta o indiretta. (art. 5 Circ. Min. Int. n. 1943/V, 8aprile 1980) (da rifondazione.it)

Salvo poi vedere al telegiornale la notizia che Berlusconi, durante le ultime elezioni amministrative, ha tenuto un minicomizio all’uscita dal seggio. Se il premier ha sbagliato, ma forse poco, di certo riportare la notizia il giorno stesso delle elezioni non è sintomo di rispetto per la legalità.

E negli USA, come funziona? Lì non esiste nessun giorno di astensione dalla propaganda, neppure nel giorno delle elezioni. Si fa campagna elettorale senza esclusione di colpi da 3 anni prima delle elezioni, con le cosiddette primarie, accusando, anche violentemente, i propri compagni di partito per raggiungere il favore degli iscritti (al partito Democratico o Repubblicano) ed essere eletto come candidato designato a sfidare (quasi sempre) il presidente uscente. Verso il febbraio-marzo dell’anno delle elezioni si conosce il candidato per la presidenza e comincia la propaganda contro l’altro partito, che non finisce neppure col giorno del voto (quest’anno ad esempio Kerry ha tenuto un comizio la mattina stessa dell’Election Day). Solamente la telefonata al vincitore di uno dei due principali candidati che ammette di essere stato sconfitto pone fine alle ostilità. Sull’argomento propaganda negli Stati Uniti riporto un’ottima riflessione:

Chiunque sia l’inquilino della Casa Bianca eletto il 2 novembre, vorrà giovarsi dell’esperienza dei primi tre anni di guerra per evitare di ripetere gli errori commessi. A cominciare dal credere nella propria propaganda, come a volte è capitato a Bush. Forse gli tornerà utile meditare sul motto di un presidente americano che seppe vincere una guerra senza sparare un colpo, Ronald Reagan. Contro alcuni suoi consiglieri che lo spingevano a rompere ogni rapporto con il regime sovietico, egli, che ne aveva fiutato il prossimo collasso, osservò:

Io accetto il mondo come è e cerco di farlo come può essere. Voi vedete il mondo come può essere e agite come se non potesse essere che ciò che è.

(da Repubblica.it)
Ci permettiamo di sottolineare come George W. Bush rischierebbe di attorcigliarsi la lingua se solo tentasse di pronunciare una frase di questo genere.

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