Governo battuto: la Finanziaria non c’è più

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la Camera dei DeputatiLa maggioranza è saltata perché è stato approvato l’emendamento 1.1, a firma Antonio Boccia della Margherita che modifica il primo comma del primo articolo della Finanziaria; il comma fissava il saldo netto da finanziare in termini di competenza, in 50.000 milioni di Euro. L’emendamento che è passato anche grazie allo scarso numero di deputati della maggioranza presenti in aula [vedi anche Bocciato l’articolo 24 della riforma costituzionale, articolo che ha avuto la stessa triste sorte], diminuisce a 48.138 milioni di Euro il saldo da finanziaria. La copertura è approntata mediante un taglio alle tabelle dei vari ministeri. In pratica vengono riscritti gli stanziamenti di tutti i ministeri per il 2005.

In particolare, l’emendamento Boccia ha raccolto 191 voti favorevoli, tutti dell’opposizione, e 184 voti contrari, ovvero tutti i deputati della maggioranza presenti in quel momento in aula, mentre un parlamentare si è astenuto. Le assenze maggiori nel campo della maggioranza erano tra i deputati di AN (presente solo il 42%) e quelli dell’UdC (presenti solo il 22%).
La modifica obbliga il Governo a destinare i fondi speciali a riduzione del deficit bloccando ogni possibilità di finanziare nuove leggi di spesa per investimenti. Di fatto, commenta Boccia, “la Finanziaria non esiste più“. Da notare che mai prima d’ora l’esecutivo era stato battuto al primo voto sulla Finanziaria. E’ stata una vera e propria “imboscata parlamentare” quella che ha fatto “saltare” il primo articolo.

Perfetta la strategia dell’opposizione. Tutto comincia con un sms inviato ai colleghi da Boccia: «Venire a votare in aula alle 16 in punto. Presenza obbligatoria». Ma fino al momento del voto i deputati restano nascosti nei corridoi di Montecitorio, per non mettere in allarme la maggioranza piena di defezioni. Una mossa studiata nei minimi dettagli dai deputati più esperti di teniche parlamentari: «Ho fatto votare i presenti, come prescrive il regolamento e ho tenuto a lungo la votazione aperta», afferma Fabio Mussi, vicepresidente della Camera e presidente della seduta, di fronte alle tardive proteste del centrodestra. «Abbiamo bocciato la finanziaria con grande soddisfazione», commenta Francesco Rutelli. Sul vertice serale intorno a Berlusconi calano nubi nerissime.

Il relatore della legge, Guido Crosetto, nell’esprimere il parere negativo all’emendamento prima del voto, aveva sottolineato che se esso fosse passato avrebbe rimesso in discussione «l’intera architettura» della Finanziaria. Analogo il ragionamento del sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas. L’emendamento, aveva sottolineato, «apparentemente è virtuoso», perchè abbassa il saldo netto da finanziaria e quindi il deficit di bilancio. Però l’emendamento per far ciò taglia soprattutto i fondi speciali del ministero dell’Economia, cioè quelli che servono per coprire le nuove leggi, e tocca anche altri dicasteri «senza una precisa logica». Ma nonostante il parere negativo di relatore e del governo l’emendamento è stato approvato, lasciando la maggioranza e lo stesso sottosegretario visibilmente sconcertati.

La finanziaria è già a pezzi, l’emendamento fa saltare le cifre del bilancio, i conti non tornano più. «A questo punto la devono riscrivere», afferma il capogruppo DS Luciano Violante. Duro anche Pierluigi Castagnetti della Margherita: «Il governo si deve dimettere, la Finanziaria è saltata. Semplicemente non c’è più. Ne prendano atto: è inutile che continuino a scambiarsi poltrone. La maggioranza non c’è. Un governo che non è in grado di approvare un articolo centrale della Finanziaria dovrebbe avere la dignità di dimettersi». Dal punto di vista tecnico, osserva l’ex ministro Vincenzo Visco «sarà molto difficile recuperare anche perchè si tratta di un precedente assoluto. Di fatto la maggioranza non era presente in aula e, nonostante gli sforzi per prender tempo, sono andati sotto e la Finanziaria è stata completamente svuotata. Ho visto assenze forti nei banchi di AN e dell’Udc, ma anche in Forza Italia. Non so se questo ha anche un significato politico».

Panico nei banchi del centrodestra. Il presidente della commissione Bilancio, Giancarlo Giorgetti, chiede l’immediata sospensione dei lavori. «Non ci sono conseguenze per il governo - afferma subito il ministro della giustizia Roberto Castelli - sono forse alla mia tredicesima finanziaria e posso assicurare che di incidenti di questo tipo ne ho sempre visti [anche se in realtà, come detto prima, è la prima volta che accade una cosa del genere]». Però ci si guarda intorno: è l’UdC il gruppo con più assenti. Solo un caso? Immediatamente viene convoncato un vertice di maggioranza. Qualcosa che non funziona, evidentemente, c’è.

(da Tiscali Finanza, Corriere della Sera, l’Unità)

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