Allarme consensi: riforma dell’Irpef già nel 2005?
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Berlusconi aveva promesso il taglio delle tasse. Per 3 anni e mezzo non c’è stato niente. Poi, come sapete, con questa legge Finanziaria è rispuntato l’argomento, ma la riforma dell’Irpef (cioè l’imposta sul reddito delle persone fisiche, cioè i cittadini, non le imprese) è stata rimandata al 2006. Ma questa posticipazione è costata al centro destra un calo improvviso dei consensi, tanto da convicere Berlusconi a cercare un modo per attuare la riforma già dal 2005. Trovare i soldi non è facile, ma il premier, pur di non perdere le prossime elezioni è disposto a tutto.
E ieri notte c’è stato un vertice a quattro sull’argomento, vediamo cosa è successo.
“Andiamo a dormire più tranquilli e più sereni” . Queste parole del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, hanno chiuso ieri sera a tarda notte una giornata convulsa per il governo, iniziata con l’incontro a colazione del premier Gianfranco Fini e terminata verso l’una di notte dopo un nuovo lungo vertice a quattro Berlusconi-Fini-Siniscalco-Baldassarri[viceministro dell’Economia] preceduto da una visita del premier al presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini. Il problema sul tappeto e’, come e’ noto, l’anticipo al gennaio 2005 della riforma Irpef, in un primo tempo spostata al 2006.
Il consensi registrati dai sondaggi dopo questa decisione (6-8 punti percentuali solo per Forza Italia ma anche gli alleati della Casa delle Libertà hanno fatto segnare delle regressioni) e il superamento del 50% da parte delle opposizioni ha portato Berlusconi al ritorno sui primi passi, ovvero al dare via subito alla riduzione delle tasse, come da contratto stipulato con gli elettori.
Ma il problema della copertura non è di poco conto. E qui si sono scontrate - e si scontrano - le due diverse anime del centrodestra. Berlusconi e Lega vogliono incidere meno sull’Irap (versante imprese), ridurre al massimo le spese per il nuovo contratto degli statali e non effettuare nuove assunzioni nel pubblico impiego. In questo modo si troverebbe la copertura per il taglio delle tasse. AN e UdC, invece, non vogliono alcuna operazione sul versante della pubblica amministrazione e nemmeno sull’Irap. Due posizioni, come si vede, contrapposte e non facilmente conciliabili.
Fini, in particolare, non può accedere a questa soluzione per due motivi: il primo risiede nel partito e nella forte resistenza della Destra Sociale di Alemanno[Ministro delle politiche agricole e forestali] e Storace [Presidente della Regione Lazio] a fare concessioni in materia di pubblico impiego; il secondo per non far pensare ad un baratto tra la sua nomina al ministero degli Esteri, che dovrebbe avvenire in mattinata, ed il cedimento di AN sulla riforma fiscale così come voluta da Berlusconi, soprattutto dopo l’incontro del premier di martedì con Bossi che sembra aver rinsaldato il vecchio asse delle cene di Arcore. Quindi, sul versante tasse, da An non può venire nessuna risposta prima della direzione di domani, che si annuncia particolarmente infuocata. Intanto a Palazzo Chigi sta per iniziare il Consiglio dei ministri, occasione per tornare a parlare della riforma fiscale. (da ASCA)

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