La Presidenza del Consiglio chiede la condanna di Berlusconi

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Silvio BerlusconiMilano. “Chiedo di dichiarare la responsabilità penale di Silvio Berlusconi e di condannarlo al risarcimento per danni non patrimoniali e morali da liquidarsi in separata sede nella misura di 1 milione e 100 mila euro, oltre agli interessi che si matureranno dalla emissione della sentenza al saldo, e di disporre una provvisionale imediatamente esecutiva di 300 mila euro” . Sono queste le richieste che, al termine delle sue conclusioni, l’avvocato Domenico Salvemini ha presentato ai giudici del processo stralcio per la Sme, per la Presidenza del Consiglio.

In sostanza è la Presidenza del Consiglio contro il presidente del Consiglio, nulla di paradossale se consideriamo quanto può nuocere allo Stato un uomo così potente.

Non è stato un compito facile quello che l’avvocato dello Stato [cos’è l’Avvocatura dello Stato?] ha affrontato oggi nell’aula del processo dove ha dovuto presentare ai giudici presieduti da Francesco Castellano le sue conclusioni e formulare le sue richieste a carico dell’unico imputato rimasto a giudizio per corruzione, Silvio Berlusconi. Il legale ha chiarito questo aspetto e ha sgombrato il campo da equivoci e suggestioni: ”Da un punto di vista strettamente giuridico -ha affermato in aula- io rappresento la presidenza del Consiglio dei ministri, quindi un soggetto giuridico diverso dalla persona fisica del presidente del Consiglio che qui è presente nella veste di imputato, rappresentato e difeso dai suoi legali”.
Precisata la sua posizione, Salvemini ha attaccato, e duramente, proprio dalla somma indicata come la tangente versata al giudice Squillante e a Filippo Verde dai conti attribuiti alla Fininvest per assicurarsi la mancata vendita della Sme a Carlo De Benedetti. Si tratta di quei 434 mila dollari che nel marzo del 1991 passano dai conti Ferrido e Polifemo al conto Mercier di Cesare Previti per approdare al conto Rowena di Renato Squillante.

“Siccome non è stata trovata una causale lecita perché questi soldi -ha detto il legale di parte civile- dovessero andare da Fininvest a Squillante, anzi da Silvio Berlusconi al giudice Squillante, la deduzione logica è che questa somma fosse compenso di una corruzione” . E per provare ancora meglio quanto affermato, Salvemini ha smontato la difesa degli imputati ed ha negato che quella somma fosse solo una parcella, come tante volte ha dichiarato Cesare Previti. ”Di parcelle regolarissime non c’è traccia. Non esiste nemmeno l’ombra di una parcella, né di un contratto sulla base del quale Previti avrebbe svolto quella imponente attività legale di cui ha parlato”, ha sottolineato l’avvocato.

Il quale ha approfittato anche del passaggio sui conti esteri, per ‘rimproverare’ alle difese gli attacchi messi a punto sulle rogatorie grazie anche alla legge che, di recente, ha rimesso mano in materia di assistenza giudiziaria internazionale. ”Se quei dati (cioè i passaggi esteri di denaro, ndr) erano irrilevanti come dicono le difese perché ci si è dati tanto da fare per impedirne l’utilizzo? Se quei soldi -ha aggiunto l’avvocato- erano normalissime trasparenti parcelle come dice Cesare Previti, allora perché ci si è tanto preoccupati di impedirne l’uso?”. (da Adnkronos)

“E’ tutto non credibile” . Secondo Salvemini vi furono rapporti tra Berlusconi e Squillante fin da quando, nel 1985, il giudice assolse l’attuale premier in un processo per l’installazione di alcuni ripetitori avvenuta, secondo l’accusa, irregolarmente.

Contesta l’arringa di Salvemini Niccolò Ghedini, uno dei difensori di Silvio Berlusconi [e parlamentare di Forza Italia, che coincidenza], e la definisce “politica”. “L’avvocato dello Stato - dice Ghedini - è stato nominato dalla precedente maggioranza, oggi opposizione, e sta facendo un intervento squisitamente politico. Le accuse sono gravi ma sono sbagliate. E’ un intervento squisitamente politico”. (da la Repubblica.it)

Insomma, come il deficit nel bilancio dello Stato, anche la colpevolezza del premier è colpa del precedente governo di centrosinistra.

Nel frattempo anche la Cir di De Benedetti è parte civile ed ha anch’essa formulato le richieste, che sono ben più corpose.

La Cir chiede a Silvio Berlusconi 4,5 miliardi di euro di danni per il mancato acquisto della Sme, dovuto, secondo l’accusa, alla corruzione da parte della Fininvest dei giudici che bloccarono la trattativa tra la Buitoni e l’Iri per l’acquisto del colosso alimentare pubblico. A chiedere l’incentissimo risarcimento comprensivo di danni patrimoniali, spese legali e processuali e grave danno all’immagine di Carlo De Benedetti, e’ stato oggi all’udienza in corso al Tribunale di Milano l’avvocato di parte civile Giuliano Pisapia.

“I danni che chiediamo sono ingenti ma sono documentati - ha spiegato il legale - per Buitoni l’acquisto di quella attivita’ avrebbe portato ad un aumento di valore rilevante dell’intero Gruppo” . E come esempio Pisapia ha citato l’andamento di gruppi quali la Nestlé o la Coca Cola che negli ultimi anni hanno aumentato il proprio valore di oltre dieci volte.

Secondo la parte civile la colpevolezza di Silvio Berlusconi è chiara: “Non chiediamo una condanna sulla base di teoremi, illazioni o sospetti ma sulla base di precisi fatti documentali e deposizioni testimoniali. Sono emersi elementi probatori che dimostrano rapporti illeciti tra una lobby giudiziaria (quella costituita tra gli altri dagli allora giudici Filippo Verde e Renato Squillante) ed esponenti della corruzione (Silvio Berlusconi e Cesare Previti) ci sono indizi certi e univoci a loro carico”. (da AGIonline)

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