Berlusconi insiste: giù le tasse o elezioni
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Berlusconi è in piena campagna elettorale, con un anno e mezzo di anticipo e completamente solo.
Silvio Berlusconi insiste: o si riducono le tasse o si va al voto. E ribadisce il concetto agli alleati politici che continuano a mostrarsi riottosi. In un articolo pubblicato questa da Il Foglio, e che Berlusconi stesso definisce un “manifesto” [forse il premier era invidioso del manifesto di Karl Marx?], il premier attacca anche l’euro, accusato di asfissiare l’economia, e i vincoli del Patto di stabilità Ue.
“Se le imposte si riducono in modo consistente e visibile, la corsa continua. Altrimenti, la parola deve tornare agli italiani perché siano loro a decidere del proprio destino”, ha scritto Berlusconi, aggiungendo che “la copertura delle riduzioni fiscali c’è” .
“Il mio partito e io [che sono la stessa cosa] non siamo a disposizione per voltafaccia”, prosegue il premier nel suo articolo per il quotidiano diretto da Giuliano Ferrara.
“Attivare la leva fiscale è la politica di questo governo, concordata con la maggioranza che lo ha eletto e presentata nella massima chiarezza agli italiani e sottoscritta con parole inequivoche dai leader e dai candidati dei partiti della coalizione di governo”, prosegue. “Impossibile anche solo pensare che a questo programma si possa rinunciare, aggiustando in qualche modo le cose a seconda di nuove convenienze”.
Per il presidente del Consiglio “la riduzione strutturale delle imposte, combinata con un intelligente ridimensionamento e cambiamento qualitativo della spesa pubblica e con un duttile ricorso al deficit di bilancio, è la leva che ha permesso i più grandi risultati nella storia dell’economia occidentale”.
Forti anch le critiche di Berlusconi all’euro e alla politica della BCE [cosa è e cosa fa la BCE].
“Se la benedetta introduzione della moneta unica europea - scrive il premier - ha fino ad ora prodotto un risultato che è l’esatto contrario dello scopo per cui l’euro nacque, e cioè un’economia asfittica e una crescita zoppicante sotto il fardello del vincolismo ’stupido’, invece che una liberazione delle grandi energie dell’Unione, lo si deve al clamoroso abbaglio di una politica senza mandato. In Europa è fortissima la spinta a rivedere gli aspetti di vincolismo rigido del Trattato di Maastricht [fortissima sì, ma solo da parte italiana] - continua Berlusconi - Quei fattori perversi che hanno incrementato il valore della nostra moneta oltre il necessario e artificialmente penalizzato la competitività delle nostre industrie e dei nostri servizi”. Quindi il presidente del Consiglio ha concluso: “Il nostro modello produttivo e di consumo deve tornare a credere in un orizzonte economico più libero e competitivo” .
Ma proprio sul patto di stabilità è molto prudente Gianfranco Fini. “Il patto di stabilità non si può discutere sulla base di interessi nazionali”, ha detto ieri il neo ministro degli Esteri al termine del pranzo avuto con i colleghi dell’Unione europea in occasione del Consiglio degli affari generali a Bruxelles. “Prescindendo dalla necessità di ridurre il carico fiscale” , ha detto Fini, “il patto deve essere discusso in una logica di pieno accordo europeo. Non può essere un interesse nazionale a imporne una discussione nell’agenda” . (da giornale.it)

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