Mentezemolo: Pezzotta serio, Berlusconi no.

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Luca Cordero di Montezemolo«Sono molto d’accordo sulle cose che un sindacalista serio come Pezzotta dice». Sono quasi le 12 di sabato mattina quando al Teatro Doninzetti di Bergamo, dove si celebrano i 140 anni di Italcementi e l’istituzione della Fondazione omonima, Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria, strappa con il governo di Berlusconi. Una lacerazione profonda, covata, ed esplosa proprio davanti a una foltissima platea di industriali e finanzieri locali. Che approva e applaude. Lo zoccolo duro dell’elettorato di centrodestra applaude e ancora applaude.

Accanto al presidente di Confindustria c’è Savino Pezzotta. Lui ha smesso di parlare da due minuti. Rosso in viso, accaldato e accalorato, «molto turbato», il segretario della Cisl ha appena finito di demolire la politica finanziaria del governo, culminata con la farsa della riduzione delle tasse. Che cosa ha detto Pezzotta di così veritiero da meritare l’acclamazione pubblica da parte della Confindustria? Che «si sta scivolando verso la deriva», che «manca un’idea di Paese, di futuro», che la riduzione delle tasse è stata in realtà «un’operazione mediatica tremenda», «che non esistono più obiettivi chiari», «che la parola investimenti è sparita dalla finanziaria».

Finito Pezzotta è l’ora di Montezemolo che articola quello che poco prima aveva solo accennato. «Siamo impaludati in tattiche elettorali di breve periodo - è l’analisi del presidente degli industriali - che non affrontano i pochi e prioritari problemi per il futuro del Paese, e questo è grave». E ancora. «Non voglio fare polemiche con nessuno perché il futuro di questo Paese non è né di destra né di sinistra, diremmo le stesse cose con qualunque governo. Bisogna guardare avanti, e non lo si fa». Come si può fare, si è poi chiesto Montezemolo «una politica industriale seria con obiettivi di medio e lungo periodo decidendo dopo tre mesi di dibattito tutto in una notte perché si deve fare una Finanziaria? Come si può pensare al futuro con questo continuo richiamo al contingente?»

Ancora applausi. Che fanno restare di stucco anche Mirko Tremaglia, ministro bergamasco, in sala tra gli invitati. «Non si viene qui a celebrare Italcementi - è la reazione a fine cerimonia del ministro per gli Italiani nel mondo - facendo un comizio come hanno fatto Pezzotta e Montezemolo senza la presenza con loro sul palco del governo che, per quello che hanno detto, avrebbe dovuto esserci per controbattere».

Ma qui non è il salotto di Vespa. La platea non è neutrale. E Montezemolo ne interpreta gli umori. «Dal vocabolario del dibattito politico sull’economia è sparita la parola investimenti». Allo stesso modo è sparito «il concetto di meritocrazia, tutte cose che non sono né di destra né di sinistra. Io penso che sia meglio qualche redistribuzione in meno e qualche investimento in ricerca in più».
La sbandierata riduzione delle tasse quindi non è servita a nulla. Per dare rilancio ai consumi e quindi all’economia del paese la strada di Confindustria è quella di «intervenire sul cuneo fiscale, cioè sul differenziale di quanto un operaio costa a un’impresa e di quanto invece si ritrova in busta paga». Così, per Montezemolo, si possono liberare risorse «evitando che un malessere sociale diventi disagio sociale».

Il tutto, naturalmente, «facendo squadra» [come auspicato da Campi]. Perché «la concorrenza è fortissima» e ci vuole dialogo tra tutte le forze sociali. Come, ha ricordato Pezzotta, «c’è stato negli anni ‘90 quando i governi erano attenti alle espressioni delle parti sociali. Lì è partito il rilancio del nostro Paese». Un ‘idea che non esiste più. Per il leader Cisl, invece, «è mancato completamente il confronto con le parti sociali. Capisco che nel governo ci possano essere delle tentazioni antisindacali, ma questo vale anche per gli altri, a cominciare da Confindustria. Siamo al 30 novembre e non c’è stato nessun incontro con il sindacato. Alla faccia del dialogo».

«Riprendiamo a sognare, guardiamo il bicchiere come mezzo pieno», è allora la ricetta di Montezemolo. Ci sono delle difficoltà da superare, ha ammesso, «in Europa c’è ovunque una grande depressione» e in Italia va anche peggio. «Noi soffriamo di più per i problemi strutturali che non si affrontano e alla fine vengono al pettine». Alcuni sono stati affrontati. La legge Biagi è «una buona cosa anche se necessita di alcune messe a punto» ma il Paese ha bisogno di fiducia e certezze per investire e spendere. Occorre agire perché abbiamo il debito più alto d’Europa ma il più basso livello di investimenti pubblici e in ricerca».

Fine del Montezemolo pensiero. Questa la reazione del governo per bocca di Maurizio Gasparri, ministro delle Comunicazioni: «Non siamo i lustrascarpe né di Confindustria, né di nessun altro. Gli incentivi li diamo solo a chi crea posti di lavoro in Italia e non scappa all’estero». Parma e gli abbracci tra Antonio D’Amato e Berlusconi sono un ricordo da cartolina. (da l’Unità online)

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