Cina, Ciampi: Togliere l’embargo sulle armi
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Durante la visita ufficiale a Pechino (Beijing), il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi si abbandona a dichiarazioni sconcertanti. Visto che nel mondo ci sono poche armi, sarebbe meglio togliere l’embargo alla Cina (invece che bloccare tutto il commercio mondiale di armi) e appoggiare qualsiasi azione repressiva da parte del governo cinese nei confronti di eventuali spinte indipendentiste di Taiwan (o del Tibet già che ci siamo).
“L’Italia ha sempre sostenuto il partenariato strategico tra Unione Europea e Cina. Con questo spirito ho confermato al Presidente Hu Jintao che l’Italia guarda con favore all’abolizione dell’embargo sull’esportazione delle armi e lavora attivamente per renderela possibile” . Lo ha detto il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi al termine del suo colloquio, all’Assemblea del popolo di Pechino, con il Presidente Hu Jintao. Ciampi ha ribadito “la ferma adesione dell’Italia alla politica di una sola Cina” esprimendo l’opposizione “verso qualsiasi atto unilaterale che modifichi lo stato di Taiwan” . (da Rai.it)
Si registrino le proteste della Lega sulla possibilità di non introdurre quei dazi doganali che aiuterebbero, con metodi da protezionismo inizio ‘900, la piccola e media impresa italiana, ma anche intelligenti preoccupazioni sulla sicurezza e la pace. Sperando che non siano solo belle frasi per avvalorare l’ipotesi di riproporre i dazi doganali
Togliere l’embargo sulle armi alla Cina. Dopo la disponibilità del ministro degli Esteri Gianfranco Fini, arrivano le parole del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi a segnare ufficialmente l’appoggio dell’Italia alla richiesta della Cina, sottoposta dal 1989 al divieto di esportare armi da parte dell’Unione europea. ”Ho confermato al presidente Hu Jintao - ha detto il capo dello Stato al termine del colloquio con il presidente della Repubblica Popolare Cinese - che l’Italia guarda con favore all’abolizione dell’embargo sull’esportazione delle armi e lavora attivamente per renderla possibile”.
Ma in Italia le parole di Ciampi provocano un’alzata di scudi da parte della Lega. ”Sono allibito”, dice il coordinatore delle segreterie della Lega e ministro per le Riforme, Roberto Calderoli. ”Il Capo dello Stato rappresenta il Paese, ma non può assumere delle decisioni per conto del Paese, che non siano state discusse nelle sedi preposte dalla Costituzione”.
”La questione -osserva Calderoli- è assolutamente discutibile nella forma ed è assolutamente condannabile nella sostanza. Poche persone e gli interessi di alcune nazioni, più attente al business che alla sicurezza mondiale, non possono fare sì che la Cina, dopo aver mandato all’aria l’equilibrio economico mondiale, possa rappresentare un rischio, con l’acquisizione di armamenti, anche per il già precario e difficile equilibrio che fino ad oggi ha assicurato la democrazia e la pace nel mondo” [Calderoli?!].
La scure leghista si abbatte anche sulle aperture commerciali siglate nel corso della missione cinese. ”Mi auguro che le notizie provenienti dalla Cina - dice Calderoli - siano state addomesticate dai media che, come sempre al servizio dei poteri forti e dei loro interessi, fanno il gioco delle grandi imprese. Queste aperture fatte alla Cina, in occasione del viaggio del presidente della Repubblica, forse faranno comodo ai cinesi e alle mega aziende-Stato assistite di casa nostra, ma rappresentano la messa di requiem per la nostra piccola e media impresa, che rappresenta la parte sana e produttiva del Paese”. Il ministro, quindi, ribadisce le parole d’ordine del Carroccio: ”Difendiamo i nostri confini, le nostre aziende e il nostro lavoro diciamo sì ai dazi per i prodotti orientali e no all’ingresso della Turchia in Europa”. (da adnkronos)

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