Dell’Utri condannato a 9 anni
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Marcello dell’Utri, senatore di Forza Italia e grande amico di Silvio Berlusconi dai tempi dell’università, è stato condannato a 9 anni di reclusione per associazione mafiosa. Dopo l’assoluzione-prescrizione di Silvio Berlusconi (e per tutta la notte, festa, regali e canzoni con il partito), ecco una brutta notizia. Dopo Cesare Previti, ecco un’altro grande amico personale di Berlusconi condannato. Giusto ieri i partiti della Casa delle Libertà si sono lanciati in pluasi ai magistrati, mentre oggi li attaccano accusandoli, nuovamente e noiosamente, di accanimento giudiziario. Ma riportiamo i fatti, le reazioni politiche, e, in fondo, una breve biografia di Marcello dell’Utri con gli intensi rapporti col premier.
I giudici della seconda sezione penale del tribunale di Palermo, dopo tredici giorni di camera di consiglio, hanno condannato Marcello Dell’Utri a 9 anni di reclusione con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il senatore di Forza Italia è stato anche condannato a due anni di libertà vigilata, oltre all’interdizione dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni alle parti civili, il Comune e la Provincia di Palermo. La sentenza è stata letta dal presidente del collegio Leonardo Guarnotta, nell’aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo. I pm Antonio Ingroia e Domenico Gozzo avevano chiesto la condanna a 11 anni. A sette anni è stato invece condannato il coimputato Gaetano Cinà. Una vicenda giudiziaria iniziata nel 1994, anno in cui il senatore fu iscritto nel registro degli indagati.
“E’ evidente che è una sentenza che conferma la validità del materiale probatorio presentato - ha commentato il pubblico ministero Ingroia - e spazza via tutti gli insulti che ci sono stati rivolti durante questi sette anni”. Al momento della lettura del dispositivo della sentenza, Dell’Utri non era in aula. Il senatore era in volo da Roma a Milano (ieri sera era con Silvio Berlusconi alla cena di Natale dei senatori di Forza Italia): ha saputo dell’esito solo dopo l’atterraggio. Da Venezia, Berlusconi ha detto testualmente: “Non voglio fare alcun commento” .
Duro il commento di uno dei legali di Dell’Utri, Enzo Trantino [anche deputato di AN]: “Oggi ha prevalso la società dei malfattori - ha detto - neppure il Tribunale di Palermo è riuscito a dominare la mandria di pentiti che si è scagliata contro un cittadino onesto. Credevamo che il Tribunale avrebbe controllato la qualità delle accuse, ma non è avvenuto. Queso vuol dire - ha aggiunto l’avvocato - che tutti i cittadini onesti sono in balia di qualunque pentito, e in pericolo per la loro libertà” [sinceramente sono più preoccupato che mi aumentino le tasse univeritarie]. E ha ammonito: “Non ci fermiamo qui”.
La camera di consiglio era cominciata il 29 novembre scorso, dopo la lunga dichiarazione spontanea dello stesso Dell’Utri, che aveva chiesto ai giudici di essere “restituito alla famiglia e alla politica” . “Non mi esalto se sarò assolto, non mi abbatto se sarò condannato. La vita continua” aveva detto Dell’Utri ieri. “La vita continua come prima anche perché la vicenda non finisce: ci sarà la sentenza, poi l’eventuale appello, la Cassazione. Sono più che mai sereno”. da (repubblica.it)
Così ha invece replicato Franceschini alle nuove accuse della Casa delle Libertà.
“E’ intollerabile questo atteggiamento della destra: applaude i giudici quando assolvono un potente e li attacca con violenza quando lo condannano” . Così il coordinatore dell’esecutivo della Margherita Dario Franceschini commenta la reazione degli esponenti della Cdl alla condanna di Marcello Dell’Utri.
“Noi - sottolinea l’esponente diellino - rispettiamo le sentenze comunque. E lo facciamo perchè crediamo fermamente nei principi costituzionali dell’indipendenza della magistratura e dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge”. (da repubblica.it)
Ma chi è Marcello dell’Utri? Vediamo una veloce biografia.
La politica, l’economia, lo sport. Tante cose hanno in comune Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi. Un’amicizia di vecchia data nata negli anni Sessanta, consolidata nei Settanta, viva ancora oggi. Dell’Utri fu uno dei fondatori di Forza Italia, anzi, fu quello che più spinse Berlusconi a entrare in politica. Quel 10 luglio del 1993, quando in una riunione dei vertici Finivest il “dottore” - così lo chiamava - discusse insieme ai suoi collaboratori l’eventualità di formare un partito. Da allora, Dell’Utri è rimasto sempre uno dei fedelissimi del premier. Per questo, Berlusconi lo ha fatto entrare nell’ufficio di presidenza di FI, affidandogli - a lui come ad altri - il rilancio del partito.
Nato a Palermo l’11 settembre del 1941, è studente universitario alla Statale di Milano quando conosce Silvio Berlusconi, studente anche lui. Gli anni passano e l’amicizia si consolida. Dell’Utri diventa allenatore dell’Edilnord, la squadra di Berlusconi che in quegli anni vince i campionati Allievi, Juniores e Terza categoria. Il senatore abbandona il ruolo nel 1965, per andare a dirigere il centro sportivo “Elis”, a Roma.
Nel frattempo, Dell’Utri diventa impiegato di banca. Ma molla tutto quando, nel 1973, Berlusconi lo richiama a Milano. Lo vuole accanto a sé, come assistente, per lavorare all’Edilnord. Li allontana solo una breve parentesi, poi Silvio e Marcello tornano a lavorare insieme dal 1980, nel settore della pubblicità. Dell’Utri diventa dirigente, poi presidente e amministratore delegato di Publitalia ‘80, la concessionaria di pubblicità televisiva per le tre reti del gruppo Fininvest, e di network europei di cui Fininvest è azionista. Resterà nella società fino al 1995.
Anche la carriera politica di Dell’Utri è strettamente legata a quella di Berlusconi. Tra i fondatori di Forza Italia, esponente di spicco del partito fin dalla nascita, nel 1996 diventa deputato, dal 1999 parlamentare europeo, e nelle elezioni politiche del 2001 viene eletto senatore, nel collegio 1 di Milano. Con un pregio: è quello che, nel partito, più di tutti ha saputo rivolgersi ai giovani. E diventa anche presidente dell’associazione culturale “Il circolo” (più di 100 le sedi dislocate sul territorio nazionale), strumento che servirà al presidente del Consiglio per far partire la cosiddetta Onda azzurra. Nel 1994 inizia la sua vicenda giudiziaria. (da repubblica.it)

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