Ministri leghisti in piazza: fuori la Turchia dall’Europa

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Fuori la Turchia dall'EuropaDopo l’articolo Turchia: negoziati per l’adesione all’UE ora diamo voce agli oppositori. Noi ci limitiamo a sottolineare come, se la Turchia fosse pure un terra di orchi, un processo di democratizzazione e un maggior rispetto dei diritti umani non possa che far bene. Alla Turchia, e all’Europa.

Dal sito ufficiale del quotidiano La Padania si legge:

La Turchia è:

Un Paese musulmano
Cento milioni di abitanti che modificherebbero gli equilibri all’interno dell’Unione europea [l’entrata di qualunque nazione modificherebbe gli equilibri, per definizione] e aprirebbero le porte all’invasione islamica totale [se è per questo in Europa ci sono già milioni di turchi, 2,5 milioni in Germania].
Un regime autoritario
Non esistono diritti per le minoranze né libertà di pensiero [leghisti invidiosi?], manca un processo decisionale democratico, poiché il sistema politico è tradizionalmente dominato dal potere militare.
Un’economia selvaggia
Non sono previste norme di tutela ambientale e sindacale [mentre i leghisti si sono sempre distinti per essere per la tutela del lavoro e dell’ambiente: in fondo sono sempre verdi], per cui le piccole e medie imprese possono facilmente imporsi alle nostre aziende con una concorrenza sleale simile a quella cinese.
Per questo è necessario che sia il popolo a decidere attraverso il referendum. (da La Padania Online)

Ma veniamo alla manifestazione leghista di questa mattina.

Scende in piazza il popolo leghista per dire no all’ingresso della Turchia nell’Unione europea. Puntuali, alle 11, ministri, parlamentari e semplici milianti si sono ritrovati vicino al Palazzo di Giustizia di Milano per dare il via alla manifestazione. In tutto qualche centinaio di persone.

Tra i primi ad arrivare il ministro delle Riforme Roberto Calderoli che rilancia l’idea del referendum, per “dare voce al popolo”. “Nel momento in cui sembra prevalere una volontà politica, sia da destra che da sinistra, favorevole all’ingresso della Turchia in Europa - dice Calderoli - è più che mai necessario pensare a un referendum che parta dal popolo per far esprimere la gente su questa questione tanto grave”. Calderoli si mette alla testa del corteo ed esprime ai giornalisti i suoi dubbi, uno tra tutti “i pericoli legati a infiltrazioni di tipo terroristico”.

Poco dopo si unisce al corteo anche Roberto Maroni, ministro del Welfare. Appoggia anche lui l’idea del referendum. “Sulla questione dell’ingresso della Turchia in Europa, la Commissione Europea se c’è batta un colpo, indica un referendum europeo. Su una questione così delicata come l’ingresso della Turchia in Europa non possono esprimersi i ministri degli esteri, deve esprimersi il popolo”.

Dietro di loro il popolo leghista, che invoca il nome di Umberto Bossi e mostra orgoglioso i suoi cartelli. Sopra c’è scritto “no alla Turchia in Europa“, “sì alle radici cristiane” e ancora “dopo i cinesi i turchi! Piccola e media impresa a rischio“.

Nel cielo centinaia di bandiere della Lega e quelle tradizionali, con il sole delle Alpi. Il corteo raggiungerà piazza del Duomo per i comizi conclusivi. Alla testa della manifestazione un’automobile con altoparlante che diffonde inni leghisti insieme con canti tradizionali del Natale. (da repubblica.it)

Ma gli orientamenti nei confronti della possibilità di una adesione sono diversificati in Europa.

Governi, partiti, opinioni pubbliche, hanno atteggiamenti assai diversificati nei riguardi della prospettiva che Ankara metta piede in Europa. Ci sono paesi prevalentemente favorevoli come l’Italia, altri dove abbondano i contrari, come l’Austria. A volte all’interno dello stesso paese leader politici e cittadini guardano in direzioni opposte. È il caso della Francia dove la maggioranza della popolazione sembra contraria all’adesione, che viene invece incoraggiata dal governo. (da l’Unità online)

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