Tullio Regge: è in corso una campagna terroristica antiscientifica
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E’ tutta una questione di percezione del rischio confrontato col fattore di rischio. Prima di addentrarci nelle dichiarazioni di Tullio Regge (considerato uno dei più autorevoli scienziati italiani, riconosciuto anche all’estero per i suoi studi e per i meriti nel campo della divulgazione scientifica) spieghiamo che, senza avventurarci in calcoli teorici, statisticamente esiste un fattore di rischio che corrisponde a valutare la probabilità che un fenomeno crei danni alla saluta umana. La percerzione del rischio è invece la propensione delle persone a considerare tale fenomeno più o meno rischioso per la propria salute. Un esempio? Fumare ed andare in automobile è molto più rischioso che vivere vicino ad un deposito di scorie nucleari o prendere l’aereo, ma la percezione della gente è opposta. La classifica scientifica del fattore di rischio per questi quattro esempi è
- Automobile
- Fumo
- Aereo
- Scorie nucleari
La classifica della percezione del rischio è invece
- Scorie nucleari
- Aereo
- Fumo
- Automobile
Esattamente l’opposto. Per un piccolo articolo sull’origine della paura clicca qui.
Ma veniamo alle dichiarazioni di Tullio Regge in un’intervista.
Chi ha paura delle scorie nucleari? Certamente non Tullio Regge, uno dei maggiori fisici mondiali. Secondo lo scienziato torinese la campagna contro i rifiuti radioattivi presenti nel nostro Paese trascura le cifre: «Quanti morti hanno fatto finora? Nessuno. Il fumo invece uccide ogni anno 90 mila persone».
D:Eppure, il ministro Marzano [ministro delle attività produttive] ha deciso di trasferire all’estero le barre irraggiate contenute nelle centrali dismesse di Trino Vercellese, Saluggia e Caorso. Che ne pensa?
R:«Si tratta di un’operazione politica. Abilissima, non c’è che dire. Costerà cara, ovviamente. La Francia e l’Inghilterra non si prendono mica gratuitamente le nostre scorie. Ho letto che l’intero trasferimento dovrebbe ammontare a circa 300 milioni di euro. In compenso però, il governo si è assicurato con questa mossa i voti dei Comuni in questione».
D:Se il trattamento è davvero così sicuro, perché le amministrazioni locali non ne vogliono sapere? L’ultima protesta risale a pochi mesi fa, quando la popolazione di Scanzano, in Basilicata, insorse per fermare la costruzione di un «deposito unico nazionale»…
R:«C’è stata una campagna terroristica anti scientifica contro questi impianti di smaltimento di combustibile. Le scorie sarebbero state rinchiuse a grande profondità e in maniera impermeabile, un deposito isolato intorno dal sale. Praticamente zero rischi per chi abita nei paraggi. Molto più pericoloso viaggiare in automobile, con 9 mila vittime della strada registrate ogni anno. Non mi risulta che ci siano mai stati stati in Italia decessi per contaminazione».
D:I nemici delle scorie sostengono che il «decadimento» totale della radioattività comporta qualcosa come 240 mila anni. Anche questa è un’esagerazione?
R:«Non dico che il nucleare sia sicuro al cento per cento. Credo, al contrario, che esiga disciplina e continui accertamenti. Auspicherei però, che il dibattito su questa materia fosse sostenuto da dati reali e non da leggende. Abbiamo tutti la memoria del disastro di Chernobyl, eppure il tempo ha dimostrato che la paura portò a sovrastimare le cifre di quell’incidente. All’inizio si parlò di 300 mila decessi, poi l’Organizzazione mondiale della sanità ne calcolò 30 mila. Sembrò allora che avremmo avuto 4500 vittime nel giro di 50 anni. Il conto a oggi è fermo a 50 morti accertati, forse ce ne saranno altri cento nel prossimo mezzo secolo…»
D:La scienza porta i fatti, ma la paura è irrazionale e guarda al futuro insondabile. Gli ambientalisti argomentano che le caratteristiche sismiche del nostro paese ne fanno un territorio tra i meno indicati per questo tipo di depositi. Basta la prova che non è mai accaduto nulla per essere tranquilli che non accadrà domani?
R:«A ciascuno il suo lavoro. Io sono uno scienziato e l’esperienza mi insegna che il peggiore incidente italiano in campo energetico è stato il Vajont, la frana della diga che il 9 ottobre 1963 uccise 1909 persone.
I demagoghi invece diffondono mitologia. Qualche sera fa ho visto un signore in televisione che denunciava a gran voce la presenza di uranio 238 nel mare. Sapeva quel signore che l’acqua marina contiene naturalmente, al pari del sale, 4 milligrammi di uranio al metro cubo? L’uomo non c’entra. Nel Mare Adriatico ce ne sono 40 mila tonnellate, pari alla produzione annua dell’intero pianeta. La stessa cosa vale per il nucleare: in Italia viene considerato il demonio, ma gli argomenti sono spesso privi di fondamento». (da LaStampaWeb)

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