Referendum: Ruini va alla guerra. Santa
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Ancora fecondazione assistita. Riporto un’articolo apparso lunedì su l’Unità online poiché sono ancora poche le persone che si sono rese conto di quanta differenza c’è fra le belle e misericordiose parole e gesta di Giovanni Paolo II e ciò che il resto dei cardinali, vescovi e portavoce ecclesiastici fà. Non solo ingerenza sul dibattito politico, ma anche indicazioni di voto, arrivando ad affermare che è sbagliato ritenere possibile per un cattolico di votare sì ai referendum. Ed ecco l’articolo:
La Chiesa italiana si schiera. Dice no al referendum sulla fecondazione medicalmente assistita. Senza incertezze. Ritiene la legge il male minore per difendere la vita umana. La si può difendere votando no o boicottando con l’astensione il referendum. Le ragioni di questa scelta, che per le forme e i contenuti pare una vera e propria ingerenza sulle vicende politiche italiane da parte dei vescovi, le spiega il presidente della CEI, cardinale Camillo Ruini aprendo a Bari i lavori del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale italiana.
Tutto come previsto dopo le sortite dell’ascoltato rettore dell’Ateneo Laterano, monsignor Rino Fisichella, il vescovo-teologo che era arrivato a bacchettare il segretario diessino Piero Fassino, colpevole di ritenere possibile per un cattolico di votare sì ai referendum. Ma il richiamo all’ordine per i credenti è rigido e nelle intenzioni della gerarchia ecclesiastica non dovrebbe ammettere deroghe. Scottano ancora le sconfitte sul divorzio e sull’aborto. La Chiesa, spiega Ruini, non sposa questa legge che «sotto diversi e importanti profili non corrisponde al suo insegnamento etico», ma le riconosce il merito «di salvaguardare alcuni principi e criteri essenziali, in una materia in cui sono in gioco la dignità specifica e alcuni fondamentali diritti e interessi della persona umana». Da qui la netta opposizione ai quattro referendum ammessi dalla Corte Costituzionale, decisione della quale il cardinale prende atto senza nascondere di comprendere gli interrogativi e le perplessità che può aver suscitato. Ruini esprime anche la netta contrarietà dei vescovi a possibili modificazioni in Parlamento che potrebbero scongiurare il pronunciamento popolare. Proprio questo intento, rileva, renderebbero le eventuali modifiche «in alcun modo “migliorative”», ma al contrario «dovrebbero forzatamente abdicare proprio a quei principi e criteri essenziali». Così si tagliano le gambe ai tentativi di chi, cattolici compresi, cerca di trovare una soluzione politica ai problemi lasciati aperti dalla legge 40. Vi è chi auspica su questi temi così delicati la libertà di coscienza. La Chiesa richiama all’obbligo di coscienza. È vero che l’alto prelato assicura l’intenzione della Chiesa di non persegue alcun intento di contrapposizione. Questo però non vuole certo dire che starà in passiva attesa.
Tutt’altro. Ruini preannuncia battaglia. Abbandonando le tradizionali prudenze, lo dice chiaramente. «Quanto alle modalità attraverso le quali esprimere più efficacemente il rifiuto del peggioramento della legge, sembra giusto avvalersi di tutte le possibilità previste in questo ambito dal legislatore». Un’affermazione significativa che fa prevedere un volersi lasciare le mani libere sulle forme per contrastare i referendum. Questo vuole dire o seguire la via dell’indicazione di voto negativo ai quattro quesiti referendari, oppure indicare la più insidiosa strada dell’astensionismo, invitando i cattolici a boicottare il voto per far fallire la consultazione referendaria. Ruini esprime una preoccupazione: il clima in cui si svilupperà la campagna referendaria. Chiede (rivolto agli ambienti favorevoli ai referendum) sia evitato ogni spirito di crociata e impegna la Chiesa affinché «si svolga in forme serene e rispettose». Avanza una richiesta, rivolta in particolare ai maggiori mezzi di comunicazione: che «le diverse posizioni abbiano ciascuna spazio adeguato». Dalla prossima campagna referendaria vede l’occasione positiva per «rendere il popolo italiano più consapevole dei reali problemi e valori in gioco». Richiama il monito a misurarsi con «la sfida della vita» rivolto all’umanità da Giovanni Paolo II nel suo messaggio indirizzato al Corpo Diplomatico, nel quale ha difeso il valore dell’embrione come persona.
Un confronto che secondo il suo vicario alla guida della diocesi di Roma vede schierati affianco ai cattolici anche non credenti, «ugualmente preoccupati del nostro comune futuro». Il cardinale pare ben consapevole degli effetti delle sue parole. Mette in conto difficoltà e critiche, ma lo dice espressamente, sente «doveroso» esprimersi «con sincerità e chiarezza». Una chiarezza cui il centrodestra ovviamente plaude, tra cui il Forum delle associazioni familiari, contrario ai referendum. Molto dure le critiche del centrosinistra. «Mi spiace solo che il cardinal Ruini parli, si muova e agisca come un capopartito» replica, il radicale Daniele Capezzone che ricorda al cardinale Ruini come «i credenti italiani, su tutte le battaglie civili e di modernità, hanno sempre votato dalla parte delle libertà, scegliendo di distinguere tra la propria personale opinione e la necessaria laicità delle leggi dello Stato». Si fa sentire anche Pierluigi Mantini, della Margherita. «Da laico cattolico, chiedo al cardinal Ruini: perché interviene a favore dell’immodificabilità, anche per via parlamentare, della legge 40 che è comunque una legge in contrasto con la morale cattolica?».
Mantini difende l’autonomia dei cattolici in politica. «Poiché l’intera materia della procreazione assistita è contraria alla morale cattolica - osserva - perché non lasciare al legislatore e alla libera valutazione dei cittadini la ricerca delle soluzioni più ragionevoli? Il pensiero della Chiesa resta autorevole per le coscienze, ma è inadatto a sostenere soluzioni legislative complesse su un tema che è ritenuto, per definizione, in contrasto con la morale cattolica». «L’eventuale schieramento della Chiesa a sostegno di una legge immorale, nel corso del referendum - conclude - sarebbe incomprensibile e persino illogico poiché avverrebbe non su principi ma su soluzioni tecnico-legislative che appartengono ai corpi politici nazionali». Il diessino Lanfranco Turci, coordinatore dei comitati referendari, si dice «colpito dal carattere perentorio e intransigente delle dichiarazioni del cardinale Ruini, che «non lascia margini nè a revisioni legislative nè ad una articolazione del voto del mondo cattolico». «Sono perplesso - aggiunge Turci - poi per l’esplicito riferimento all’astensionismo: mi pare che chi su questi temi impugna la bandiera dell’intransigenza coerentemente dovrebbe farlo sul comportamento elettorale. Non capisco la Cei che usa questi metodi “politichesi”».
E commenta il senatore Stefano Passigli (Ds): «Dispiace, persino a un laico, vedere che l’Episcopato italiano continua a mostrarsi non in sintonia con il comune sentire della stragrande maggioranza della popolazione italiana». (da l’Unità online)

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