Nucleare: referendum con la data di scadenza

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Silvio BerlusconiL’8 e 9 novembre 1987 gli italiani votarono per 5 referendum di cui 3 erano sulla cancellazione dell’approvvigionamento di energia a partire dalla fissione nucleare. Riguardo tali referendum sul nucleare i sì furono 80,6% per il primo, 79,7 per il secondo e 71,9 per il terzo (*). Eppure, a poco più di 17 anni da voto, Silvio Berlusconi annuncia che il governo sta preparando uno studio per dotare di nuovo di centrali nucleari il nostro Paese.

Forse sono io che non conosco abbastanza l’argomento , ma non sapevo che i referendum avessero la data di scadenza. Non entro nel merito della sicurezza o utilità dell’energia nucleare, ma credo che ci voglia un’altra consultazione popolare per cancellarne una “vecchia” .

Quando si potrebbe fare una politica seria per il risparmio energetico e lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili, ecco che il nucleare sta per rientrare dalla finestra. Ma vediamo nel dettaglio le dichiarazioni di Berlusconi e le reazioni.

Dopo i farmaci il nucleare: è un Silvio Berlusconi in gran forma quello che parla del futuro energetico italiano mentre inaugura la linea elettrica San Fiorano-Robbia, al centro nazionale di controllo del Grtn [Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale]. In tasca l’assegno di cinque milioni di euro da regalare a Don Gelmini per il suo 80esimo compleanno, nella testa un nuovo obiettivo: un altro annuncio d’effetto. Parte da una considerazione: «Una sola legislatura è troppo breve per impostare un piano energetico nuovo, che risponda alla domanda che pende sul nostro sistema: l’utilizzo o meno della produzione nucleare dell’energia[per questo vuole essere rieletto? Per darci il nucleare?]». E poi, sul fronte del rischio «subiamo la penalizzazione di centrali nucleari situate in altri paesi: ove vi fosse qualcosa di negativo tutti i danni verrebbero anche a noi. Inoltre paghiamo l’energia molto di più». Dunque, «c’è bisogno di una riconsiderazione globale sia per il sistema elettrico, sia sul gas metano, sia sul petrolio». L’annuncio: «Il governo sta preparando uno studio per dotare il nostro paese di potenzialità e di riserve energetiche necessarie».

Soltanto pochi giorni fa il Tavolo politico ambientale della Gad ha inviato una lettera a Romano Prodi con la quale si sostiene che «le politiche ambientali in Italia debbono passare attraverso l’efficienza e il risparmio energetico, l’impulso alle fonti energetiche pulite e rinnovabili ed il proseguimento del programma di metanizzazione nel settore trasporti». Il premier sa che in questi anni il governo non ha affrontato una sola questione al riguardo. Sarà per questo motivo che parla della possibilità di fare un sacco di soldi producendo nucleare.

Immediate le reazioni di Verdi, ambientalisti e partiti dell’opposizione: la bocciatura è unanime. Sono in molti a ricordare al premier che nel 1987 gli italiani con un referendum hanno detto no al nucleare.

Coro di «sì», invece, da Fi e schegge di An: «Viviamo già in un’Europa nuclearizzata, l’Italia deve recuperare questo gap», dice Adolfo Urso; «Berlusconi ha ragione. Finalmente in Italia c’è un capo del governo che ha il coraggio di dire le cose come stanno», aggiunge Isabella Bertolini [l’oggetto misterioso], Fi. Grande freddezza dal ministro [per le Politiche Agricole e Forestali] Gianni Alemanno: «Sono temi che vanno affrontati con un’attenta programmazione. Prima di fare scelte che possono avere impatti negativi sul territorio, bisogna riflettere attentamente»; entusiasmo dall’Udc con Luigi D’Agrò che lo definisce un «premier coraggioso». «Miope e controriformista», invece, per dirla con la deputata Isabella Bertolini, la sinistra che sostiene il no al nucleare. Basta fare due conti: «Si risparmierebbero ogni anno più di 15 miliardi di euro e le famiglie potrebbero pagare l’energia elettrica il 40% in meno. Chiamare in ballo un referendum che si è tenuto 20 anni fa, significa fermare le lancette del tempo».

L’International energy agency - la Iea - registra che il nucleare oggi fornisce il 6,9% dell’energia primaria «bloccata - come racconta il WWF - dagli stessi meccanismi di mercato, e secondo l’Iea, questo contributo già modesto è destinato a ridursi al 4,3% nel 2030. Inoltre resta irrisolto il grave problema delle scorie». Osservano Fausto Giovanelli e Valerio Calzolaio, Ds: «Il nucleare è per Berlusconi uno specchietto per le allodole, serve solo a sviare l’attenzione sul problema vero, cioè che il suo governo in 4 anni non ha fatto niente per abbassare il costo dell’energia. Il nucleare è una scelta sbagliata almeno per tre ragioni: perché gli italiani non lo vogliono, perché non sappiamo come smaltire le scorie, come dimostra la mancata individuazione da parte del governo di un sito per i rifiuti provenienti dagli ospedali, e perché il nucleare pulito arriverà, se arriverà, tra 50 anni». «È davvero sconcertante» per Patrizia Sentinelli di RC «che Berlusconi continui a proporre il nucleare quale fonte di energia». Dalla Margherita Ermete Realacci in una cosa dà ragione al premier: «In Italia è necessaria una riconsiderazione globale sull’energia. Ce la impone tra l’altro, anche il protocollo di Kyoto, pena pesanti sanzioni. Ma il nucleare è la risposta sbagliata». Anche per una questione economica: «Costruire una nuova centrale è talmente antieconomico che non si trovano investitori», conclude Realacci.

Il WWF ritiene le dichiarazioni del premier «inopportune e fuori luogo», ma non si tratta di parole al vento: «Non è un caso - spiega l’associazione - se queste parole arrivano proprio mentre al senato è in discussione la cosiddetta “legge comunitaria” che di fatto fa rientrare il nucleare dalla finestra». Roberto Della Seta, presidente di Legambiente si augura che «Berlusconi, così come tutti i nostalgici dell’atomo la smettano di sollevare polveroni e attui una politica seria che punti sul risparmio e sulle fonti rinnovabili». (da l’Unità online)

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