La guerriglia non è terrorismo
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La guerriglia non è terrorismo. Questa è la necessaria distinzione che ha dovuto fare il giudice dell’udienza preliminare (Gup) di Milano Clementina Forleo. Per questo ha assolto 5 islamici dall’accusa di terrorismo internazionale mentre li ha condannati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, fabbricazione di documenti falsi e ricettazione. Riecheggia invece su tutti i giornali la dichiarazione di Gianfranco Fini, Vicepresidente del Consiglio dei Ministri:
Leggere le motivazioni con cui un giudice milanese ha assolto una cellula di integralisti islamici dall’accusa di terrorismo internazionale genera un sentimento di rabbia e incredulità. Non dubito della preparazione giuridica del Gup, ma distinguere in Iraq “attività di guerriglia” da “attività di tipo terroristico” e perciò richiamare la convenzione globale dell’uomo sul terrorismo e scrivere sulla sentenza che è ”notorio che nel conflitto bellico in questione strumenti di altissima potenzialità offensiva sono stati innescati da tutte le forze in campo”, significa mettere sullo stesso piano vittime e carnefici [le vittime a cui si riferisce sono gli iracheni, vittime anche della coalizione anglo-italo-americana, o i soldati italiani?]. Adesso saranno molti e rumorosi coloro che grideranno allo scandalo perchè gli esponenti politici non devono commentare le sentenze. Ma sono convinto che almeno in questo caso esprimere dolore e indignazione per simile disinvolto stravolgimento di una realtà che è sotto gli occhi del mondo intero [è sotto gli occhi del mondo intero che alcuni popoli sono esonerati dal reato di terrorismo, mentre altri non hanno il diritto di opporsi ad una invasione] sia semplicemente doveroso.
Il punto fondamentale è che se si prendesse alla lettera il discorso di Fini, allora qualsiasi azione bellica che ha provocato vittime fra i civili dovrebbe essere punita come atto terroristico, ma sappiamo benissimo che questo convolgerebbe sia gli americani che noi italiani. Di certo esiste anche il terrorismo in Iraq, ma non si può difendere un’invasione ignorando l’esistenza della guerriglia chiamandola terrorismo. E’ da codardi.
E’ invece da demagoghi la dichiarazione di Roberto Calderoli:
Mi si è rivoltato lo stomaco davanti ad una sentenza del genere. Ancora non è stato seppellito il povero Simone Cola e già si calpesta la sua memoria
Ma vediamo esattamente quali sono state le parole del Gup:
Estendere tale tutela penale anche agli atti di guerriglia, per quanto violenti, posti in essere nell’ambito di conflitti bellici in atto in altri Stati e a prescindere dall’obiettivo preso di mira, porterebbe inevitabilmente ad una ingiustificata presa di posizione per una delle forze in campo, essendo peraltro notorio che nel conflitto bellico in questione, come in tutti i conflitti dell’era contemporanea, strumenti di altissima potenzialità offensiva sono stati innescati da tutte le forze in campo
(…) avevano come precipuo scopo il finanziamento, e più in generale il sostegno di strutture di addestramento paramilitare site in zone mediorientali, presumibilmente stanziate nel nord dell’Iraq.
(..)erano organizzati sia la raccolta e l’invio di somme di denaro, sia l’arruolamento di volontari, tutti stranieri e tutti di matrice islamico-fondamentalista (…) non risulta invece provato -aggiunge il giudice- che tali strutture paramilitari prevedessero la concreta programmazione di obiettivi trascendenti attività di guerriglia da innescare in detti [cioè in Iraq] o in altri prevedibili contesti bellici, e dunque incasellabili nell’ambito delle attività di tipo terroristico

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