Berlusconi: Iraq, missione compiuta
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La guerra è finita? Ad un anno e 10 mesi da quando George W. Bush dichiarò: “Mission accomplished”, e nessuno ci credette veramente, ecco il nostro premier Silvio Berlusconi che, colto in una illuminazione pre-elettorale, si accoda e dichiara: “Missione compiuta”. Anzi no.
Le parole del premier sono state un po’ più morbide: “Per l’Iraq si può cominciare a parlare di missione compiuta”.
Missione compiuta oppure no, guerra finita oppure no, in un paese dove si continua a morire a decine ogni giorno (con risalto giornalistico solo per le vittime più illustri o per le stragi più numerose) non è certo arrivata la pace.
Riportiamo un articolo del Corriere della Sera in cui vengono esposte le dichiarazioni di Berlusconi che verranno pubblicate domani su Il Foglio.
«Mission accomplished», aveva detto George W. Bush a bordo della portaerei «Lincoln» il primo maggio 2003. Berlusconi ripete ora le stesse parole tradotte in italiano: «Per l’Iraq si può cominciare a parlare di missione compiuta». L’intervento del presidente del Consiglio comparirà giovedì sul «Foglio» diretto da Giuliano Ferrara. In Iraq «dopo le elezioni del 30 gennaio, mentre si consolida il percorso costituzionale individuato dal governo ad interim e sostenuto dalla coalizione, si può cominciare a parlare di ‘missione compiuta’ senza escludere per il futuro nuovi, seri, solidi impegni nel sostegno politico, militare e diplomatico alla nascente democrazia irachena», afferma Berlusconi.
È possibile «cominciare a discutere» con il governo iracheno e gli alleati di «possibilità di graduale ritiro a partire dal prossimo mese di settembre», ribadisce il premier le parole pronunciate martedì sera a «Porta a porta». Secondo Berlusconi c’è «orgoglio per il lavoro compiuto fin qui e attenzione meticolosa a non ostacolare in alcun modo la ricostruzione pacifica dell’Iraq».
«Siamo felici di essere stati dalla parte giusta della storia», prosegue il capo del governo. «E di aver potuto cogliere i primi frutti di una strategia di pace e di libertà , di sicurezza e di democrazia, che è il fulcro della reazione occidentale alla drammatica lezione dell’11 settembre americano e dell’11 marzo madrileno».
«L’Italia non è più il Paese degli opportunismi, della volatilità in politica estera e di difesa, il Paese delle retromarce precipitose».
«A tutti coloro che hanno capito il valore di trasformazione e d’impulso della democrazia politica, il governo tende la mano per rinsaldare le basi unitarie della nostra Repubblica», termina Berlusconi sottolineando che gli italiani si sono divisi sulla scelta dell’intervento, ma si sono ritrovati uniti nel dolore per le vittime. (da Carriere della Sera.it)

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