No alle medicine alternative per i bambini
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No al ricorso alle medicine alternative, dall’omeopatia alla pranoterapia, per i bambini ed i soggetti incapaci di esprimere un consenso libero e informato, tranne che nei casi di disturbi lievi e a possibile remissione spontanea. Lo stop arriva dal Comitato nazionale di bioetica (Cnb) che, in un documento approvato all’unanimità , boccia il ricorso a tali terapie anche nel caso di patologie ‘’sicuramente gravi”.
Il documento pone comunque dei paletti precisi: ”Innanzitutto - ha detto D’Agostino [presidente del Cnb] - chi pratica le medicine alternative deve essere un medico con un titolo pubblico e riconosciuto; inoltre, la condizione essenziale resta il consenso libero e informato del paziente a queste pratiche”.
Dunque, ha aggiunto il presidente del Cnb, ”il medico ha il dovere di spiegare adeguatamente al paziente i limiti ed i pregi sia della medicina scientifica sia di quella alternativa cui il paziente vuole ricorrere”. Ed ancora: ”Il paziente va anche informato del fatto - ha detto D’Agostino - che un eventuale ricorso alla medicina alternativa significa, in alcuni casi, rimandare una diagnosi e l’inizio di una terapia scientifica che, per varie patologie, potrebbe avere molte più probabilità di successo”.
E’ comunque indubbio, secondo il Cnb, che ”in alcune circostanze, in particolare nel caso di forme morbose non gravi o di pazienti ipocondriaci o in fase di terapia palliativa - si sottolinea nel documento - appaia giustificato ricorrere alla somministrazione di sostanze o all’esecuzione di pratiche scientificamente non convalidate, a condizione che il paziente, competente e informato, lo richieda espressamente”. Il Comitato all’unanimità ribadisce però che nel caso di situazioni ‘’sicuramente gravi, per le quali esistono rimedi conosciuti ed efficaci, non appare in alcun caso lecito, né giuridicamente né deontologicamente e bioeticamente, che il medico non effettui gli accertamenti richiesti dalla medicina scientifica e non ponga in essere ogni sforzo per chiarire al paziente le conseguenze di un suo eventuale rifiuto di quelle cure che tale medicina giudica utili o addirittura indispensabili”. (da RomaOne)

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