Al premier un potere straordinario
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Il presidente Nicola Mancino, forte di una passione antica sui problemi istituzionali e di una pratica che gli ha affinato una sensibilità particolare su temi tanti delicati, è molto preoccupato. «Preoccupato perché in realtà siamo all’ultima battuta. Gli atti successivi saranno semplicemente formali. La maggioranza, se ci sarà ancora, approverà il testo come esce dal Senato. Oggi ci saranno le dichiarazioni di voto. Hanno dispiegato una larga mobilitazione per il forte condizionamento della Lega. È quasi un atto definitivo».
Presidente perché dice se la maggioranza ci sarà ?
Perché se alle elezioni regionali si dovesse registrare uno sconquasso nel centro destra si potrebbe anche far saltare un impianto di costituzione da noi fortemente combattuto perché contiene i germi di una involuzione politica.
In queste ore molti parlano di pericolo di rottura del paese.
Mi dispiace che se ne stia parlando solo in queste ore. Stiamo affrontando il tema delle riforme da quasi quattro anni. Ed è un tema di vecchia data. Io sono stato vice presidente della Commissione Bozzi negli anni ‘70, si figuri! Poi ci sono state le Bicamerali di De Mita-Nilde Iotti e di D’Alema. Quindi, il problema c’è dagli anni ‘70, quando l’indebolimento dei partiti fece avvertire il bisogno di dare maggiore stabilità ai governi.
E invece quale logica si sta affermando?
Vede, non è bastata la legge elettorale del 1993. Il sistema si è profondamente modificato con quella legge. Sono stati posti al centro dell’attenzione non tanto i problemi istituzionali quanto il bombardamento delle forze politiche tradizionali e la divisione del paese in due aree, di centro destra e di centro sinistra. Di volta in volta abbiamo registrato passi in quella direzione: dalla vittoria di Berlusconi nel 94 a quella di Prodi nel 96. Via via s’è accentuata la tendenza alla personalizzazione della politica poi esplosa soprattutto nel 2001. Accanto al bipolarismo abbiamo personalizzato le coalizioni: una, nel segno di Berlusconi; l’altra, di Rutelli.
La proposta del centro destra legittima questo impianto?
Certamente, anzi lo rassoda. Abbiamo un Capo del governo eletto direttamente dagli elettori che avrà il potere di sciogliere la Camera. Nessun Parlamento al mondo viene sciolto con un atto finale del Capo del governo. Nell’esperienza occidentale non esiste questa ipotesi. Il Capo del governo può proporre lo scioglimento ma non deciderlo a suo piacere.
Perché il centro destra ha accettato una conclusione così frettolosa?
Il centro destra è in difficoltà a causa della politica economica e sociale fatta nel paese in questi anni. Ci troviamo davanti a un governo che non riesce a fare arrivare gli italiani - come si dice - oltre il venti del mese. I quattrini finiscono prima. C’è un impoverimento generale, un malcontento diffuso. Fenomeni che hanno investito anche gli elettori che nel 2001 votarono Berlusconi. La Lega condiziona fortemente il governo, esercita un potere alto e incide in profondità . La Lega ha detto: andiamo via dal governo se non approvate subito la riforma costituzionale.
Lei dice che fanno la riforma perché costretti. Dal punto di vista elettorale li aiuta?
Nel loro progetto la riforma non resta isolata. C’è una norma costituzionale che prevede una legge elettorale in chiave fortemente maggioritaria; non si tiene conto che nessuna legge elettorale può obbligare i cittadini a dar vita a maggioranze parlamentari. Dobbiamo sempre pensare a una prospettiva a lungo termine. La durata della Carta va oltre il quinquennio. Se il Capo dello Stato non è più il supremo regolatore degli equilibri istituzionali, se perde il potere di persuasione, i suoi diventano poteri deboli. Il Capo del governo finisce con il diventare il padrone della vita e della morte del Parlamento.
C’è anche il rischio dell’innesco di processi disgregativi?
Credo che questi processi non dipendano dagli ordinamenti costituzionali. Un paese si può disgregare perché le sue condizioni economiche non sono soddisfacenti, perché la condizione sociale peggiora e legittima proteste e disordini. La mia preoccupazione è che in un contesto come quello italiano risolviamo le difficoltà affidando al Capo del governo poteri molto ma molto più forti rispetto al passato. Sia chiaro: è giusto dare al Capo del governo poteri più forti, ma vanno inseriti all’interno di un equilibrio complessivo. Anche la Corte Costituzionale è stata fortemente politicizzata.
In che senso, presidente?
Sette dei quindici componenti li elegge il Parlamento. Una provvista che rischia di essere fortemente di parte. Se si considera che il Capo dello Stato, eletto dalla stessa maggioranza, nomina altri quattro componenti corriamo il rischio di avere undici componenti della Consulta fortemente politicizzati.
Qual è la cosa che teme di più?
L’assenza di contropoteri.
Ma cosa accade nel paese? Perché questo precipitare?
La maggioranza aveva tutto nel programma: il ricatto della Lega parte da lontano. La maggioranza oggi è muta e anche sorda. Per dialogare non utilizza neanche il poco tempo che ha a sua disposizione. Non reagisce neanche alle provocazioni. Si stanno preparando a fare pubblicità , a propagandare una rivoluzione democratica solo perché si sono finalmente rafforzati i poteri del governo. Questi argomenti possono diventare anche suggestivi per la gente. Consideri che mai un governo è stato così forte come quello di Berlusconi: cento voti alla Camera, 45 al Senato. Se ha funzionato male, non è certamente per colpa del meccanismo istituzionale ma per difficoltà politiche interne a una coalizione contraddittoria che ha, da una parte, la Lega che vuole sfasciare il paese e, dall’altra, un partito come An che si batte per tutelare l’interesse nazionale.
Sarà necessario il referendum?
Sarà inevitabile. Alla seconda lettura, che avverrà in tempi brevi - non più di tre mesi - se la loro maggioranza reggerà ancora, dovremo porre sul tappeto l’alternativa referendum. Non potremo non tener conto che non è tanto il Presidente del Consiglio di oggi in discussione, ma un futuro anche lontano Presidente di domani che diventerebbe titolare di un potere straordinario. È inutile che la maggioranza se la prenda: la dittatura della maggioranza non è una invenzione di Prodi (anche io ne parlo da oltre un anno). Ogni maggioranza precostituita e solida dà vita a preoccupazioni, soprattutto se utilizza il potere in modo incontrollato. L’analisi fatta da Prodi è di scienza della politica. Il problema venne già affrontato a Filadelfia dai padri costituenti degli Usa che affidarono molto potere al Presidente eletto dal popolo ma creando il contrappeso di Camere autonome, non soggette al suo controllo. (da l’Unità online)

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