Petrolio italiano in Iraq: tornano le polemiche

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PetrolioL’Italia sarebbe a Nassiriya non per garantire la pace ma per proteggere i giacimenti petroliferi prenotati dall’Eni. La notizia, non nuova e oggetto di interrogazioni parlamentari già lo scorso anno, è stata rilanciata da un’inchiesta di RaiNews 24. Ed ha provocato la dura reazione dell’opposizione, che ha chiesto chiarimenti al Governo ed ha ribadito la necessità del ritiro del contingente italiano dall’Iraq. L’inchiesta di Sigfrido Ranucci ricorda un vecchio accordo tra Saddam e l’Eni, che risale alla metà degli anni ‘90, per lo sfruttamento di un giacimento di petrolio proprio nella zona di Nassiriya. E parla anche di uno studio commissionato dal ministero delle Attività produttive sei mesi prima dello scoppio della guerra in Iraq. Nel dossier si invita, in caso di guerra, a presidiare Nassiriya per non perdere l’ affare-petrolio.

L’inchiesta, ha commentato tra gli altri il segretario di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti, «è la riprova che la contrarietà del popolo della pace contro la guerra sia sacrosanta e motivata. Così come abbiamo la riprova di alcuni dei veri motivi che hanno portato gli Stati Uniti e i suoi alleati alla guerra in Iraq». Sul caso i senatori Nello Formisano e Massimo Donadi (Italia dei valori) hanno presentato ieri una interrogazione al presidente del Consiglio per chiedere “totale chiarezza”. Anche i Verdi, con due interrogazioni (Alfonso Pecoraro Scanio e Tana De Zulueta), chiedono al Governo «risposte chiare sul ruolo degli interessi dell’Eni nella scelta di partecipare alla guerra in Iraq e di Nassiriya quale sede operativa del nostro contingente».

Sul caso è intervenuto, proprio da Nassiriya, dove si trova in visita al contingente italiano, il capo di Stato Maggiore della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, che però si è trincerato dietro un «non so, non ho elementi di giudizio», alla domanda sulla presenza di interessi petroliferi dietro la presenza dei militari in quell’ area dell’Iraq.

Ai cronisti che hanno insistito per avere un parere, Di Paola ha detto: «Non credo che il mio giudizio sia importante, anche perchè l’inchiesta giornalistica non la conosco». Ma è verosimile? «Il fatto che un’ipotesi sia verosimile - ha risposto - non significa che sia vera».
Ufficialmente è la formazione delle forze di sicurezza irachene l’obiettivo principale della missione italiana in Iraq. Questo vuol dire che a fine anno, quando l’addestramento sarà completato, i militari italiani potranno smobilitare? L’ammiraglio Di Paola non vuole parlare di calendario di ritiro delle truppe italiane. «Noi - spiega - stiamo conducendo questa missione sulla base di obiettivi e di fatti. Il problema delle date, che così tanto ossessiona la stampa, non è un mio problema».

«Il percorso che stiamo seguendo - afferma il capo di Stato Maggiore della Difesa - è quello della formazione delle forze irachene perché possano, nel più breve tempo possibile, assumersi la responsabilità della sicurezza del proprio Paese. Questo percorso sta procedendo in parallelo con quello istituzionale. In questo momento il nostro obiettivo prioritario è focalizzare l’attenzione sull’addestramento».(da La Padania Online)

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