Basta! Parlamento pulito!

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Basta! Parlamento pulitoNotavo (via swampthing), con rinnovato spirito statistico, che Beppe Grillo, nel suo blog, ha pubblicato l’appello per la raccolta fondi “Parlamento pulito“. L’obiettivo è quella di pubblicare su una testata giornalistica internazionale l’elenco dei nomi dei rappresentanti italiani in Parlamento, nazionale o europeo, che hanno ricevuto una condanna in via definitiva. L’idea sarebbe quella di diffondere la convinzione che

Chi è stato condannato in via definitiva non deve più sedere in Parlamento. Un parlamentare non può rappresentare i cittadini se è stato condannato dalla Giustizia. E se la legge lo consente, va cambiata la legge.

Sinceramente non mi trovo d’accordo con questa idea, essenzialmente per 2 motivi.

1) Una qualunque persona ha il diritto di riscattarsi anche dopo un errore commesso, nessuna condanna può essere infinita, per cui, anche se dopo una lunga interdizione all’attività politica, non dovrebbe essere questa preclusa a nessuno.

2) La minaccia di un’interdizione perpetua all’attività politica, più che deterrente funzionerebbe come sprone ad una maggiore ingiustizia, allo scopo di tentare, ancor di più, di manipolare la giustizia.

E’ tuttavia interessante notare, leggendo l’elenco dei parlamentari condannati in via definitiva, la loro distribuzione politica: 13 Forza Italia (di cui uno poi passato al centro-sinistra), 2 Lega Nord, 2 Udc, 1 PRI, 1 Nuovo PSI, 1 Udeur, 1 Margherita, 1 Union Valdotain-DS, 1 DS. Insomma l’82% dei condannati è del centrodestra… una percentuale ben maggiore dei voti ricevuti alle ultime elezioni politiche del 2001 !
Infine una statistica sul tipo di reati commessi da questi parlamentari condannati: 5 per corruzione, 3 per finanziamento illecito, 2 per evasione fiscale e 2 per truffa, e poi una serie di favoreggiamenti, false dichiarazioni, inquinamento ambientale, diffamazione, resistenza a pubblico ufficiale, falso e abusivismo edilizio.
Insomma, il 21% delle condanne sono per corruzione, e dire che Silvio Berlusconi ha più volte dichiarato che Tangentopoli fu una invenzione e che non c’è corruzione in Italia. Con tutta la buona volontà, è però assai difficile crederci.

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Winnie the Pooh e Mediaset

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Winnie the PoohIeri sera sul TG5 andava in onda un autorevole servizio sul gadget del momento: Winnie the Pooh in versione mini, appeso alle zip degli zaini ed ai telefonini, in voga non solo tra i giovanissimi ma anche fra gli (ma soprattutto “le”) adolescenti. Un servizio degno del miglior Carlo Rossella, direte voi. Semplicemente un servizio inutile in un telegiornale sensibilmente peggiorato negli ultimi mesi. Ebbene, ieri sera mi sono chiesto: ma è possibile che tutti i pupazzetti che ho visto in giro appesi agli zaini e ai telefonini fossero veramente solo ed esclusivamente di Winnie the Pooh, così come dichiarato nel bel servizio? Ho chiesto in giro e la risposta ha confermato i miei sospetti. Pazienza direte voi. E l’ho detto anch’io.
Finché stasera un’altro bellissimo servizio del TG5. L’argomento scottante è: cosa occorre acquistare (e quali sono i costi) per il primo giorno di scuola dei vostri pargoli. Innanzitutto una tabella con i prezzi leggermente ritoccati verso l’alto, giusto per invogliare gli italiani a non badare a spese quando si tratta di comprare un astuccio o uno zaino griffati. E poi qualche domandina ai diretti interessati: i bimbi. “Che diario ti compri?”, disse la giornalista. “Quello di Winnie the Pooh”, disse la frugoletta. E che combinazione se poi nel parlare di quaderni e quadernoni la telecamera si sia soffermata proprio sul bel faccione dell’orsetto giallo, goloso e dal cervello molto piccolo, come lui stesso si definisce.
Siamo di fronte ad un accordo pubblicitario occulto fra Mediaset e la Disney (che dal 1961 detiene i diritti di Winnie the Pooh) per una serie di messaggi promozionali travestiti da servizi giornalistici?
Vedremo se la squallida pubblicità occulta continuerà, confermando questi sospetti oppure si risolverà tutto con altri squallidi servizi su altri personaggi che non siano della Disney, di modo da rivelare solo la scarsa levatura dei giornalisti Mediaset e non la loro cattiva fede. Mi tocca sperare per quest’ultima possibilità.

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