Referendum costituzionale: vince il No

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Con il 61% dei voti del 53% degli italiani (superato il quorum che non c’è, dice il Ministro dell’Interno Giuliano Amato) vince il No. Vince il No nel Nord, nel Centro, nel Sud e nelle Isole, solamente le regioni Lombardia e Veneto registrano un risultato opposto. Bossi commenta: “La Lega andrà avanti lo stesso”. Magari pretendendo la ricomposizione del Regno Lombardo-Veneto. Berlusconi commenta: “Italia spaccata in due”. Ora mi aspetto che voglia contare anche queste schede, oltre a quelle del 9-10 Aprile.

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Referendum costituzionale

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Domenica 25 e Lunedì 26 si svolgerà il Referendum confermativo sulla riforma costituzionale, chiamata erroneamente “Devolution”, che coinvolgerà 50 articoli della Costituzione. Mezza Costituzione.
In realtà l’aspetto più importante e preoccupante è il Premierato all’Italiana che darà al Primo Ministro più poteri del Presidente degli Stati Uniti. Infatti il nostro amico e alleato non può scogliere le camere a suo piacimento, mentre il futuro premier italiano potrà usare questa minaccia (e sappiamo benissimo quanto i nostri parlamentari si tengano stretta la poltrona) per legiferare in certe specifiche direzioni piuttosto che in altre.
Inoltre, a quanto pare (sentito al TG1 oggi) il Primo Ministro potrà ricevere deleghe legislative… non so se mi spiego. Una singola persona, ricattando la Camera con la minaccia dello sciogliemento, potrà ricevere una delega per scrivere ed approvare le leggi. Un despota. Più o meno.

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Prostitute, bambine e farmaci. Lo strano mondo del signor Savoia

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Attendendo conferme, smentite, richieste di archiviazione o condanne, chi lo sa, riportiamo un articolo di Repubblica sulle intercettazioni alla base dell’arresto di Vittorio Emanuele di Savoia, di suoi collaboratori, del sindaco di Campione d’Italia e dell’esponte di AN e portavoce di Gianfranco Fini, Salvo Sottile. Intanto il figlio Emanuele Filiberto, che rimane in Francia, aveva dichiarato che il padre Vittorio era malato ma viene smentito da un check-up e le guardie monarchiche del Pantheon si traferiscono a Potenza da “Sua Altezza” definendo le accuse “infamanti e miserabili”. Certamente lo sono anche i reati corrispondenti. E Vittorio trova anche il tempo di parlare male dei sardi e di Giuliana Sgrena

“Il ‘capo’ avrebbe preferito una bionda e ha giudicato 200 euro eccessivi per la prestazione”: è il commento che due collaboratori di Vittorio Emanuele di Savoia si scambiano dopo l’incontro fra il principe e una prostituta, che loro stessi avevano organizzato, a Milano.

E’ solo una delle tante intercettazioni telefoniche che sono tra gli elementi dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Vittorio Emanuele di Savoia e dei suoi presunti complici.

L’episodio si riferisce all’accusa - contestata a Vittorio Emanuele, Ugo Bonazza, Gian Nicolino Narducci e Giuseppe Rizzani - di aver favorito la prostituzione. Gli incontri, documentati nell’ordinanza di custodia cautelare, sarebbero avvenuti in Italia e all’estero: l’ accusa al principe è quella di aver sempre chiesto ai suoi collaboratori di trovargli una prostituta. Bonazza, Narducci e Rizzani si mettono all’opera: contattano le donne, chiedono a quanto ammonta “l’onorario” (in un’ occasione, 300 euro) e curano i dettagli dell’incontro, cioè l’ora e il luogo.

In un caso, la richiesta della prostituta (mille euro) viene giudicata troppo alta; in un altro l’incontro salta per iniziativa di un collaboratore di Vittorio Emanuele, “preoccupato dalle maldicenze che girano sul suo conto sull’ isola di Cavallo”.

Le bambine. “Speriamo che ci sian delle belle bambine, così le s…”, dice Gian Nicolino Narducci, stretto collaboratore di Vittorio Emanuele, al principe, che ribatte subito: “Subito, sì, urlando!”.

E’ quanto emerge dall’intercettazione telefonica di un colloquio fra Narducci e il principe, che discutono della partecipazione di Vittorio Emanuele ad una manifestazione filantropica, nel settembre dello scorso anno. Durante l’evento, sarebbero stati raccolti fondi a favore di un’ associazione milanese che assiste minorenni vittime di abusi sessuali e maltrattamenti in famiglia. Continua a leggere ‘Prostitute, bambine e farmaci. Lo strano mondo del signor Savoia’

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Bossi: “Se al referendum vince il no bisogna trovare vie non democratiche”

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A quest’uomo è permesso di dire qualsiasi cosa? Dagli usi non comuni della bandiera italiana, all’incitamento alla secessione armata. Approvare un referendum dettato dal 4% degli elettori sarebbe dunque saggio?

il tono è pacato, reso ancora più tenue dalla voce bassa, ma le cose che Umberto Bossi dice al Tg1 sembrano fatte apposta per infiammare una campagna referendaria finora piuttosto sonnacchiosa. Il leader del Carroccio dice che non crede più alla possibilità di un confronto sulle riforme con l’Unione nel caso vincessero i No. “No, non ci credo - afferma Bossi - li ho visti in aula, faranno delle regole per non toccare mai più la Costituzione, il Paese non cambierà mai più democraticamente. Bisognerà trovare altre vie, perchè democraticamente non cambierà più niente. E questo è un dramma”.

Cosa intende per “altre vie”? Bossi non lo dice, ma dalla maggioranza non hanno difficoltà a dare un’interpretazione allarmante. Parole “sconcertanti”, afferma il segretario del Prc Franco Giordano. “Sorpresi e preoccupati” i diesse, per bocca di Nicola Latorre. Reazione che certo non si sarà attenuata nel leggere poco dopo quello che Bossi ha detto durante un comizio nel bresciano: “Stavamo meglio quando eravamo sotto l’Austria [ma lui che ne sa? E’ nato dopo.]. Se lo avessero saputo quelli che sono andati a combattere sul Piave, forse giravano i fucili dall’altra parte”. Continua a leggere ‘Bossi: “Se al referendum vince il no bisogna trovare vie non democratiche”’

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Veronesi sulle droghe: meglio educare che proibire

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“Liberalizzare le droghe pesanti fa calare il numero dei tossicodipendenti”. Umberto Veronesi, ex ministro della Salute, commenta, in un’intervista al settimanale Grazia, il dibattito sulle “stanze del buco”, i luoghi attrezzati con personale sanitario e già attivi in diverse città europee per tenere sotto controllo le tossicodipendenze.

Veronesi spiega che il risultato emerge da uno studio condotto dall’università di Zurigo: “L’esperimento è iniziato nel 1991, quando la Svizzera ha cominciato un programma di somministrazione controllata di eroina. Se dieci anni fa i neoconsumatori erano 850, oggi la cifra è scesa a 150 (l’82% in meno). Secondo gli autori dello studio, questi dati dimostrano che la politica ‘liberale’ sulla droga della Svizzera non ha provocato la tanto temuta ‘banalizzazione’ del consumo di eroina, cioè il rischio di usarla di più perché era più facile procurarsela“.

“Al contrario - continua Veronesi - la dipendenza da eroina è diventata sempre più un problema medico e ha perso la sua immagine di ‘atto di ribellione’. I risultati di questa richiesta non mi meravigliano, già dopo un anno dalla legalizzazione dell’eroina per i tossicodipendenti gravi, all’inizio degli anni Novanta, il governo elvetico aveva ottenuto una riduzione del 20% dei morti per overdose”.

Poi aggiunge: “Questo dimostra che la legalizzazione delle droghe ha effetti positivi. Intendiamoci, io sono contro tutti gli stupefacenti, ma penso che non sia con il proibizionismo che si risolva il problema. Siamo tutti contrari alle droghe, leggere o pesanti, nessuno dice che fanno bene. Ma abbiamo soltanto due scelte davanti a noi: proibire o educare“. Continua a leggere ‘Veronesi sulle droghe: meglio educare che proibire’

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