Tecnocontrollo? Più facile in Italia
Articolo letto 521 volteRoma - Su “Il Giornale” di sabato 18 novembre è apparso un ordinario articolo di documentazione del mondo di Internet, notoriamente covo di criminali e quant’altro. L’articolo, dal poco promettente titolo Nella Rete dei guardoni la violenza fa il pieno di clic, contiene tuttavia una vera e propria perla; leggere invece di non leggere si rivela, come al solito, una buona idea. La perla consiste in un virgolettato che riporta la dichiarazione di un dirigente della Polizia delle Comunicazioni. Attenzione, ho detto “perla” non “buona notizia”.
Il virgolettato recita:
l’interattività di Internet (…) ci aiuta anche a prevenire e reprimere reati. Come il video delle violenze nella scuola di Torino: non sarebbero mai state scoperte se non fossero state messe in Internet. E rintracciare i colpevoli nel mondo virtuale, se sono in Italia, è più facile che nel reale.
C’è da ritenere che l’autore dell’articolo abbia usato a proposito le virgolette, e che quindi il discorso sia riportato letteralmente; anche il parere espresso è di persona certo competente e bene informata sullo specifico. E allora? Non c’è da gioire che la tecnologia abbia aiutato la giustizia a risolvere (speriamo) un altro caso ed assicurare alla giustizia dei colpevoli?
In una parola: no.
Non c’è da essere contenti che la Rete, da strumento di libertà e comunicazione, si sia trasformata in strumento di tecnocontrollo. Come cittadini onesti ed individui liberi c’è solo da aver paura. Sono anni che i sistemi di controllo basati sulla memorizzazione automatica di dati stanno annullando la nostra vita privata. Continua a leggere ‘Tecnocontrollo? Più facile in Italia’
