Tecnocontrollo? Più facile in Italia

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Roma - Su “Il Giornale” di sabato 18 novembre è apparso un ordinario articolo di documentazione del mondo di Internet, notoriamente covo di criminali e quant’altro. L’articolo, dal poco promettente titolo Nella Rete dei guardoni la violenza fa il pieno di clic, contiene tuttavia una vera e propria perla; leggere invece di non leggere si rivela, come al solito, una buona idea. La perla consiste in un virgolettato che riporta la dichiarazione di un dirigente della Polizia delle Comunicazioni. Attenzione, ho detto “perla” non “buona notizia”.

Il virgolettato recita:

l’interattività di Internet (…) ci aiuta anche a prevenire e reprimere reati. Come il video delle violenze nella scuola di Torino: non sarebbero mai state scoperte se non fossero state messe in Internet. E rintracciare i colpevoli nel mondo virtuale, se sono in Italia, è più facile che nel reale.

C’è da ritenere che l’autore dell’articolo abbia usato a proposito le virgolette, e che quindi il discorso sia riportato letteralmente; anche il parere espresso è di persona certo competente e bene informata sullo specifico. E allora? Non c’è da gioire che la tecnologia abbia aiutato la giustizia a risolvere (speriamo) un altro caso ed assicurare alla giustizia dei colpevoli?
In una parola: no.

Non c’è da essere contenti che la Rete, da strumento di libertà e comunicazione, si sia trasformata in strumento di tecnocontrollo. Come cittadini onesti ed individui liberi c’è solo da aver paura. Sono anni che i sistemi di controllo basati sulla memorizzazione automatica di dati stanno annullando la nostra vita privata.

La Rete si sta trasformando in un raffinato, potente, economico, enorme strumento di controllo sociale; questo accade non spontaneamente, ma grazie ad una parallela realizzazione di potenti strumenti legali, di leggi che permettono di sfruttare caratteristiche tecniche esistenti (ad esempio i log dei server) trasformandole in strumenti di tecnocontrollo.

L’emanazione di queste leggi e direttive è ahimè un fenomeno globale, ma in Italia siamo più realisti del Re, ed attualmente guidiamo, sotto vari aspetti, la classifica dei paesi con le leggi più restrittive delle libertà individuali. Il decreto Pisanu, con la sua data retention attualmente senza limiti, ne è l’aspetto più eclatante.

L’unica soddisfazione di una Cassandra è poter almeno dimostrare che aveva ragione. Non lo dico soltanto io, ma lo dicono anche utenti esperti nell’uso quotidiano di questi strumenti.

Termino con un’immagine in stile cyberpunk.
“Ti muovi nella matrice tra luci ed ombre, lungo una strada tracciata da altri verso il futuro; invece di esplorare segui la strada e ti lasci guidare. In lontananza appare un cartello stradale illuminato dai fari; mentre si avvicina le lettere diventano più chiare. C’è scritto Benvenuti nel 1984.”

da Punto-Informatico

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