Saddam: la strategia della vendetta

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Fonte: Repubblica.it, articolo di Vittorio Zucconi.

CI VORREBBE più coraggio a risparmiargli la vita che a spegnerla, ma la banalità della vendetta sarà ancora una volta più forte dell’intelligenza della politica. La scontata sentenza di morte contro Saddam Hussein al-Majid al-Takriti, prodotta apparentemente da quella parodia di Norimberga che è stato il suo processo e forse già eseguita, è stata scritta tre anni or sono, al momento della sua estrazione dalla tana di topo dove si era nascosto e niente avrebbe potuto più cambiarla.

L’aveva firmata, in quel dicembre del 2003, George Bush, il Presidente della nazione occupante, quando aveva dichiarato alla BBC subito dopo la cattura che soltanto “la pena ultima (la morte)” sarebbe stato il giusto castigo per questo “disgustoso tiranno”.

Caso chiuso e Capodanno con il patibolo. Non sono serviti tribunali internazionali, giuristi e giudici di peso e di altre nazioni, come fu appunto a Norimberga. La sentenza era già stata depositata a priori. Tutto il resto, il processo con giudici destituiti e cambiati a piacere dall’immaginario governo di Bagdad, le procedure seguite un tanto a spanna verso il finale già scritto secondo le leggi scritte ancora dal Rais, la sentenza, l’appello farsa che ha richiesto ben 15 minuti di delibere, l’esecuzione, quando sarà stata eseguita, sono pantomime organizzate per dare una parvenza di legittimità giudiziaria alla vendetta finale del vincitore contro il vinto, soprattutto contro l’uomo che aveva “tentato di uccidere il mio papà”.

Nella guerra insieme globale e privata che da quasi sedici anni, dalla Tempesta nel Deserto, vede in campo Stati Uniti e Iraq ma senza che mai l’Iraq abbia aggredito gli Stati Uniti, alla fine il clan texano dei Bush ha saldato il conto con il clan sunnita dei Takriti. Continua a leggere ‘Saddam: la strategia della vendetta’

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Interventi senza clamore

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Oggi il Ministro dell’Interno Giuliano Amato e il Presidente della Camera dei Deputati Fausto Bertinotti sono stato operati l’uno al cuore (angioplastica delle coronarie) al Policlinico Tor Vergata di Roma, e l’altro alla prostata in una clinica sempre di Roma. Senza dover andare negli Stati Uniti, senza conferenze stampa dello staff medico e senza rientri trionfali come Silvio Berlusconi. Eppure si tratta di un Ministro e del Presidente della Camera, non Pinco e Pallino. Tutto nella norma, insomma.

Non è nella norma invece che SkyTg24, che ha dato la notizia di un ricovero di Gianfranco Fini per accertamenti, si sia guadagnata una denuncia per diffamazione da parte del leader di Alleanza Nazionale. Diffamazione? Sì, infatti in serata, è stato diffuso il comunicato stampa di Alleanza Nazionale:

La notizia diffusa da Sky in merito a presunti controlli medici che sarebbero stati effettuati dal presidente di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, in strutture ospedaliere, integra il reato di diffamazione in quanto falsa e lesiva della sua reputazione. Per questi motivi, l’onorevole Gianfranco Fini denuncerà quanto accaduto alle Autorità giudiziarie.

Caspita, che suscettibile! Rispondendo al telefono ad un giornalista dell’Ansa Fini ha dichiarato

Io sto a casa e sto benissimo, non ho fatto alcun controllo, nemmeno per idea. Anzi, se permette faccio gli scongiuri

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Paolo Guzzanti e il vaso di Pandora

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Intervistato Paolo Guzzanti dice (visto oggi al TG2):

E’ ovvio che questo immenso macchinario non è stato attivato per colpire il piccolo Scaramella, ma ciò che c’è dietro Scaramella, cioè io, e poi ciò che c’è dietro di me, cioè la Commissione Mitrokhin, e poi ciò che c’è dietro la Commissione Mitrokhin, ovvero quello che abbiamo trovato e che sta chiuso in un vaso di Pandora

E che dopo anni non è ancora stato scoperchiato? Il Dossier Mitrokhin fu consegnato ai servizi segreti italiani a partire dal 1995, mentre la Commissione fu istituita nel 2002. Dopo dubbi sull’autenticità del documento originale, le indagini sulle prove inventate da Scaramella per screditare Prodi, indagini della magistratura che hanno già archiviato il caso (ottobre 2006), Paolo Guzzanti parla ancora di “ciò che è stato trovato”? Sembra sentire l’avv. Taormina quando, prima di rinunciare alla difesa di Annamaria Franzoni, disse “sappiamo chi è il colpevole, ma non lo diciamo”.

Io so come diventare miliardario, ma ora non mi va.

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Nigeria, oggi

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oggi, al TG5:

Nigeria: Sono 500 le vittime dell’esplosione avvenuta in un oleodotto… *
…ma per fortuna dalla Nigeria giunge anche un’ottima notizia: i 2 italiani rapiti stanno bene.

Ma che fortuna! Mi sono già dimenticato dei 500 corpi carbonizzati!

*)[i soliti poveri che cercano di rubare il petrolio rischiando la vita, questo perché gli immensi giacimenti petroliferi nigeriani non contribuiscono minimamente ad incrementare il benessere della popolazione, ma ingrassano solo le casse dell’Eni ed altre multinazionali petrolifere]

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Le pagine gialle della P2

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Ricordate cos’era la P2 (o forse dovremmo dire cosa è)? Cito da wikipedia:

La loggia massonica Propaganda Due, più nota come P2, fu una loggia già appartenente al Grande Oriente d’Italia dedicata a reclutare nuovi adepti alla causa massonica; fu una loggia “coperta”, cioè segreta, e questa circostanza, insieme alla caratteristica di riunire - appunto in segreto - circa mille personalità di primo piano, principalmente della politica e dell’Amministrazione dello Stato italiano, suscitò uno dei più gravi scandali della storia della Repubblica.

Ecco la lista completa degli appartenenti alla P2.

Peccato che finì tutto in amnistia e i tesserati delle P2 girano ancora liberi e tranquilli. Cosa fanno adesso quelli ancora vivi e famosi? Tenete conto che quando l’articolo fu scritto, un anno e mezzo fa, era ancora in carica il governo Berlusconi III e i rispettivi ministri.

- Berlusconi Silvio (tessera n.1816): …

- Cicchitto Fabrizio (tessera n.2232): deputato e vicecoordinatore nazionale di Forza Italia, nonchè editorialista de Il Giornale.

- Ciuni Roberto (tessera n.2101): collaboratore de Il Giornale e Panorama.

- Costanzo Maurizio (tessera n.1819): conduttore di Buona Domenica e de Il diario su Canale 5 nonché consulente per La 7.

- Croce Giuseppe (tessera n. 2071): Giudice per le Indagini Preliminari a Roma.

- De Carolis Massimo (tessera n.1815): avvocato, amico di Siniscalco, attuale esponente di Forza Italia.

- Donelli Massimo (tessera n. 2207): attuale direttore di TV Sorrisi e Canzoni (Gruppo Mediaset).

- Fiori Publio (tessera n. 1878): deputato di AN e attuale vicepresidente della Camera.

- Gervaso Roberto (tessera n. 1813) : ha una rubrica fissa su Rete 4 (Peste e corna) e sul Messaggero.

- Manca Enrico (tessera n. 2148): dirige l’associazione “Pol-Is” per il “rinnovamento della politica e della democrazia”. Attualmente nelle file della Margherita.

- Martino Antonio (aveva presentato domanda scritta di affiliazione, non fecero in tempo ad approvare il suo ingresso nella P2): attuale Ministro della Difesa. Continua a leggere ‘Le pagine gialle della P2′

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Martino e l’inganno

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Antonio Martino (Forza Italia) nella sua odierna dichiarazione di voto contro la legge Finanziaria ha detto che l’aumento delle tasse perpetrato dalle sinistre “non danneggerà i ricchi, che possono permetterselo, ma quelli che ricchi sarebbero potuti diventarlo senza questo aumento di tasse”. Ecco l’inganno del capitalismo dei potenti:

Abbassiamo le tasse, non perché questo ci farebbe guadagnare molto di più, in fondo non c’è tanta differenza… siamo già ricchi! Ma le abbassiamo per preparare un futuro radioso a chi oggi non è ricco ma potrebbe un giorno diventarlo. Quindi, voi tutti poveri, votateci. Non per vivere meglio ora, ma per vivere meglio in un futuro.

Futuro che non arriverà mai.

Sì, perché alzare le tasse ai ricchi fornisce risorse per quello stato sociale che dà i servizi fondamentali dei trasporti, sanità, scuola, medicine a prezzi bassi o con esenzioni. Rinunciare a tutto questo e a molto altro per coltivare l’illusione che questo potrà favorirci quando diventeremo ricchi è l’inganno del capitalismo.

Non per niente è questa la stessa linea che da vent’anni viene proposta dai con e neo-con statunitensi.

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E-vote poco sicuro? Per forza

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Da PI:

Roma - Scrive Alberto: “Un articolo del Washington Post riferisce che in un recente rapporto il National Institute of Standards and Technology (NIST) dichiara che il voto elettronico “cannot be made secure”, non può essere reso sicuro. Mi risulta sia la prima volta che un ente ufficiale si pronuncia sulla inaffidabilità intrinseca del software”.

“NIST - continua Alberto - raccomanda l’uso di schede cartacee e scrutinio elettronico via scansione ottica. In caso di contestazioni il voto puè essere ricontato, mentre il riconteggio non è possibile per il voto elettronico.
È interessante notare che il riconteggio negli USA va pagato dalla parte che lo richiede, a meno che il margine di differenza tra perdente e vincente non sia veramente minimo (in questo caso è a spese dell’erario). Se il riconteggio rovescia il risultato, il nuovo vincente viene rimborsato delle spese sostenute per ricontare i voti”.

Sarà anche molto interessante vedere se le raccomandazioni del NIST saranno o meno adottate dalla Commissione delle Elezioni del Congresso: se accadrà, le speranze di chi sostiene l’e-vote potrebbero essere definitivamente deluse.

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Berlusconi: pacemaker a Cleveland

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Facile essere a favore dei tagli alla spesa pubblica, quando si va a farsi operare all’estero.

(fonte)

AGGIORNAMENTO: Berlusconi ha dichiarato: “Se mi fossi operato a Milano avrei ricevuto decine di richieste in clinica di persone che desideravano visitarmi. E sottrarmi sarebbe stato davvero maleducato”. Ecco il vero motivo! Ma che gentile.

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Chiesa 1.5

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Riporto un articolo scritto da fran-tes-to sul blog se non la realtà, articolo che commenta in modo ironico, quasi comico, ma con una vena di tristezza, un altro allontanamento della Chiesa Cattolica dal mondo e dalla fratellanza della quale dovrebbe essere veicolo.

UPDATE(anzi pre-date): la software-house Vaticano™ ha deciso di togliere dal mercato liturgico il suo prodotto, Messa 2.0©, che venne rilasciato nel lontano 1962 in occasione del Concilio Vaticano II tenutosi a Roma (un evento simile ai periodici Macworld expo di S.Francisco od alle presentazioni di Steve Jobs).

La religion-house di Via della Conciliazione non immetterà nel mercato una nuova versione del software, ma distribuirà una via di mezzo fra la versione 2.0 (in italiano e semi-pseudo-democratica) e la 1.0 (in latino, ed indove fra le altre cose il giorno di pasqua si attiva il plugin “preghiera per gli ebrei deicidi”). Messa 1.5© prevede infatti che “il calice della nuova alleanza” non sia più versato per tutti, ma solo per molti; fra tre anni non potremo più tutti brindare, ed inebriarci, col sangue di Cristo, ma sarà privilegio solo degli utenti registrati, previo inserimento di username e password ricevuti al battesimo e che poi si dovranno rinnovare periodicamente tramite altri software quali Comunione 1.3©, Cresima 3.2©, Pregiudizi sugli omosessuali 7.5©, Repressione sessuale 9.2©, Estrema Unzione 0.9©. Per noi utenti normali ci sarà solo la versione free, che prevede taaanta ingerenza e, a meno di qualche keygen o crack, sempre meno possibilità di redenzione. Evviva!

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Chi lavora non fa l’amore

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«Il lavoro è una droga che sembra una medicina», affermava Tennessee Williams nel secolo scorso. I lavoratori italiani non si sono ancora disintossicati. Tutt’altro, secondo il sociologo Domenico De Masi, che sintetizza così la sua missione: «Noi vorremmo diffondere nelle aziende l’idea che si vive una volta sola».

Lo dice scherzando, ma il problema è serio. I dipendenti italiani non riescono a sottrarsi al vizio di rimanere in ufficio fino a tardi, anche se lo fanno gratis, perché per il loro inquadramento non gli spetta compenso straordinario. Secondo De Masi, proprio mentre la società del tempo libero sta per prender piede, grazie alla drastica diminuzione dei carichi di lavoro, l’Italia è il paese dell’overtiming, che indica il cosiddetto straordinario e, per estensione, il prolungamento ingiustificato della presenza in ufficio. Non pochi vogliono semplicemente nascondere dietro l’overtiming l’inconsistenza dei propri compiti, per apparire e sentirsi più importanti. Spesso si protrae la permanenza in ufficio per amore di quel poco o quel tanto di potere che si ha, o che si riesce a millantare. Altri invece vogliono mostrare piena disponibilità alla propria azienda nella speranza di una promozione o, quantomeno, di non rientrare in eventuali tagli del personale. Al ritorno dalle ferie siete terrorizzati dall’incubo di esser condannati alla solita routine anche per tutto il nuovo anno lavorativo: casa, capoufficio, ritorno serale, distrutti su un divano, o peggio temporaneamente lobotomizzati dalla tv? Ora c’è il modo di darci un taglio, a patto che si voglia davvero cambiare abitudini. Stiamo andando verso la società del tempo libero sia pure ancora attaccati alla poltrona dell’ufficio. Così la pensa Domenico De Masi, professore di sociologia del lavoro all’Università di Roma La Sapienza, impegnato da anni in attività di formazione e in ricerche socio-organizzative nelle maggiori imprese italiane.
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