Ciclone extratropicale fa meno paura di Uragano
Articolo letto 624 volteCome avrete notato nei telegiornali si sente parlare quasi esclusivamente di Uragano Kyrill. Ma non si tratta affatto di un Uragano, bensì di un ciclone extratropicale particolarmente depresso. Sono 44 le vittime di questo ciplone, ma molto dipende da ciò che è a terra, e poco dalla sua forza. Nel 1999 l’Europa fu investita da un fenomeno meteorologico più intenso, ma non lo chiamarono Uragano perché i giornalisti non avevano ancora affinato il loro vocabolario catastrofistico. Non si tratta quindi di essere pignoli con la nomenclatura. Si tratta di non farsi trascinare da sentimenti post-11 Settembre qualunque sia l’argomento che trattiamo.
Il seguente articolo è tratto da Repubblica.it ed è a firma di Luca Mercalli.
In Germania lo chiamano “Orkan” che vuol dire uragano. Per noi l’uragano è in genere associato ai grandi vortici degli oceani tropicali, come Katrina che nel 2005 distrusse New Orleans. Il nome di battesimo di questa tempesta europea è “Kyrill” e non è stato assegnato dal servizio meteorologico americano responsabile delle tempeste tropicali, bensì dall’istituto di meteorologia dell’università di Berlino. Ma ci sono molte altre differenze. Intanto non si tratta di un uragano vero e proprio, ma di un “ciclone extratropicale”, cioè semplicemente una bassa pressione un po’ più vigorosa della norma, in grado di attivare venti di forte intensità.
L’uragano tropicale ha bisogno di acque oceaniche calde per svilupparsi, ad almeno 27 gradi, e quando giunge sulla terraferma perde subito potenza, come se venisse privato del combustibile; la sua forza distruttiva è una combinazione di vento, pioggia torrenziale e ondate marine che invadono la costa. Il ciclone extratropicale si muove invece anche su oceani freddi e può correre sulla terraferma animato dalla circolazione dell’atmosfera a grande scala, producendo danni soprattutto per il vento forte ma nel complesso è meno distruttivo degli uragani tropicali. Dunque nella definizione “ciclone extratropicale” non c’è nulla di eccezionale, tutte le nostre basse pressioni europee sono definite così, ma Kyrill è più profonda del solito - cioè la pressione al centro è molto bassa: ieri sulla Danimarca sono stati misurati 962 ettopascal.
Ora la depressione, dopo aver flagellato Gran Bretagna Francia e Germania, è transitata sull’Europa dell’Est dove va ad esaurirsi. Tra ieri e oggi i venti hanno raggiunto a Londra i 110 km/h, 115 a Lille, 144 a Dusseldorf, 110 a Zurigo con un massimo di oltre 200 km/h sulle montagne della Svizzera. Nonostante queste raffiche violente ci stupiscano per i danni e le vittime che procurano, questa tempesta non è un caso eccezionale per il clima europeo: ha avuto una ricorrenza di circa 2-3 anni in Francia e di circa 10-20 anni in Germania; in termini di vittime e estensione di territorio interessato, quella del Natale 1999, battezzata Lothar fu ben più distruttiva.
Se dunque non è anomala intesa come singolo episodio, costituisce però un ulteriore campanello d’allarme in tema di cambiamenti climatici: gli scenari sfornati dai modelli di previsione climatica indicano infatti una maggior frequenza di questi episodi per il futuro, anche se per ora è presto per trarre conclusioni.
Intanto oggi un effetto collaterale di Kyrill è stato il fohn sulle Alpi, che ha soffiato violento nelle valli con raffiche anche superiori a 120 km/h e temperature nuovamente al di sopra della media: i 27 gradi a Torino hanno superato i record storici di duecento anni per gennaio. Lungo i confini settentrionali qualche fiocco di neve cadrà sopra i 2000 metri, ma più a valle sarà pioggia.
La tempesta si esaurirà in fretta e il week-end si preannuncia più tranquillo e soleggiato sabato, un po’ più grigio domenica. Ma la svolta è attesa per martedì 23 gennaio quando l’aria fredda e un piccolo e normale ciclone extratropicale mediterraneo porteranno finalmente la neve e le temperature nella media dell’inverno che non c’era.

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