Vogliono schedare la libera informazione

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Quello che sta accadendo negli USA viene considerato clamoroso: è in attesa dell’approvazione definitiva al Congresso una proposta di legge per la regolamentazione delle pratiche lobbistiche e di divulgazione di massa, che obbliga una sostanziosa fetta di blog, portali di informazione, siti non profit e attivisti politici a denunciare al Congresso l’esistenza della propria iniziativa in rete. Chi non provvedesse alla registrazione sarebbe soggetto a pene severe, inclusa la galera.

C’è chi parla dunque di una misura in pieno stile cinese nel paese della prima Costituzione moderna, del Primo Emendamento e della libertà di espressione ed informazione. La Sezione 220 della legge S.1, la proposta di riforma dell’attività lobbistica attualmente in attesa alla Camera dei Rappresentanti, prevede che tutte le fonti di informazione rivolte al grande pubblico, che abbiano un bacino d’utenza uguale o superiore a 500 utenti denuncino preventivamente la propria attività. Continua a leggere ‘Vogliono schedare la libera informazione’

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I fondi per i decoder DTT erano illegali

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Il Commissario alla Concorrenza dell’Unione Europea ha stabilito che aver finanziato la piattaforma della tv digitale terrestre è stata una violazione la neutralità tecnologica, finendo quindi per turbare il mercato. 220 milioni di euro se ne sono andati così. Chi dobbiamo ringraziare? Il governo Berlusconi, ovviamente.

Prevista da tempo è arrivata ieri la conferma che l’Unione Europea si appresta a condannare l’Italia per gli stanziamenti che sono stati previsti nelle Finanziarie del 2004 e del 2005 per stimolare l’acquisto dei decoder della televisione digitale terrestre.

Il Commissario alla Concorrenza della UE, Neelie Kroes, ha sottolineato che quei fondi sono “illegali” in quanto violano il principio di neutralità tecnologica. Qui c’è lo zampino di Rupert Murdoch, la cui società satellitare SKY aveva fatto notare come ai finanziamenti per i decoder DTT non corrispondessero quelli per il satellite. Una tesi sposata dalla Kroes, secondo cui quei fondi hanno creato “un vantaggio indiretto per gli operatori del settore digitale in Italia” ai danni di quelli satellitari.

Il Commissario europeo Kroes ora intende portare le proprie conclusioni alla Commissione, che dovrebbe decidere per la condanna formale dell’Italia entro la prossima settimana.

Il punto nodale è cosa accadrà dopo. Come si ricorderà si è parlato di rimborsi dei soldi ricevuti, questione bollente se si pensa che l’intero affaire è costato all’Erario 220 milioni di euro. Continua a leggere ‘I fondi per i decoder DTT erano illegali’

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Insegnante vittima dell’adware rischia il carcere

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Da PI:

Julie Amero, supplente presso una scuola media del Connecticut, e i suoi studenti devono essere rimasti paralizzati di fronte al prorompere di una cascata di popup dal contenuto esplicito. A oltre due anni da quella apparizione inattesa su un PC di classe, l’insegnante rischia 40 anni di carcere: è accusata di aver volontariamente sottoposto dei minori a contenuti poco adatti alla loro età.

“I popup non se ne andavano, continuavano a comparire”, ha dichiarato una smarrita Julie Amero in tribunale nei giorni scorsi, riporta un quotidiano locale. La difesa ha chiamato a testimoniare un esperto, che ha analizzato il computer e ha constatato che la macchina era infestata da spyware. Un sito di acconciature alla moda avrebbe subdolamente sfruttato le vulnerabilità del browser installato sul computer della scuola, per adescare l’utente con un’imbarazzante mole di pubblicità a luci rosse. Inoltre la licenza del software che proteggeva il computer era scaduta, fatto che scaricherebbe un’eventuale responsabilità sull’amministratore di sistema della rete scolastica.

Ma per l’accusa ha risposto un investigatore esperto in reati informatici, della polizia di Norwich. L’aspetto dei link suggerisce che l’insegnante abbia effettuato l’accesso alle pagine incriminate, ha sentenziato l’esperto. L’avvocato ha tratto le sue conclusioni: “Si deve fisicamente cliccare su quei collegamenti per accedere ai siti incriminati”. Un’inferenza affrettata, e formulata senza troppa cognizione di causa, sottolinea e dimostra un blogger, a difesa dell’educatrice.

Il processo si è svolto fra gli sbadigli del magistrato: probabilmente tediata da argomenti estranei al suo bagaglio di conoscenze, la giudice era ansiosa di chiudere il caso, senza troppo sottilizzare. A marzo si conoscerà il verdetto del tribunale. Continua a leggere ‘Insegnante vittima dell’adware rischia il carcere’

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Lega Nord e AN chiedano scusa

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Alla richiesta di Azouz Marzouk di avere delle scuse ufficiali da parte di alcuni politici della Lega Nord e di Alleanza Nazionale che lo avevano ingiustamente accusato della strage di Erba solo perché musulmano, ci associamo chiedendo che certe affermazioni, anche se fatte da politici, dovrebbero essere perseguite. Non si tratta di libertà di parola di ma rispetto dell’innocenza di chiunque fino a condanna definitiva da parte della magistratura, articolo 27 della Costituzione:

L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Se certi politici possono concedersi la libertà di accusare qualcuno addirittura prima della fine delle indagini e farla franca, allora viviamo in un piccolo Paese.

Infatti l’On. Mario Borghezio, il 12 dicembre 2006, dichiarò

La spaventosa mattanza cui ha dato luogo a Erba un delinquente spacciatore marocchino ci prospetta uno scenario a cui dobbiamo abituarci. Quel che è successo a Erba può succedere, in ogni momento, dovunque personaggi non integrati semplicemente perché non integrabili, hanno trovato nel nostro territorio e, purtroppo, anche in Padania facile accoglienza, ottusa tolleranza, favoritismi politico-sociali d’ogni genere. È ora di finirla

(via terrorpilots)

Azouz Marzouk ha chiesto che certi politici gli chiedano scusa e si sono avute solo le dichiarazioni Calderoli che per qualche ragione a noi ignota dice che dovrebbe essere Azouz Marzouk a chiedere scusa.

Appoggio e approvazione a Marzouk sono giunte, invece, dalla deputata Paola Balducci, responsabile Giustizia dei Verdi, secondo la quale “troppo spesso tragici fatti di cronaca vengono strumentalizzati da leader politici irresponsabili che vorrebbero trovarvi conferma della loro propaganda xenofoba. La drammatica vicenda di Erba gli può dare l’occasione di mostrare la loro umiltà (fonte)

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A Londra appaiono i manifesti previsti da Orwell

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Il controverso posterDa PI: Desta sensazione l’affissione nella metropolitana londinese di una serie di poster che promuovono la sicurezza che sarebbe garantita dal tecnocontrollo sulle persone. Manifesti che a qualcuno mettono i brividi

Londra - George Orwell ne aveva parlato nel suo romanzo più celebre: manifesti e slogan piazzati un po’ ovunque dal Governo, per ricordare ai cittadini ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, e che il controllo continuativo di un grande occhio, quello di un grande fratello, è cosa buona e sana, e fa sentire tutti più sicuri. Questo hanno pensato molti di coloro che si sono imbattuti in una nuova serie di poster affissi sui muri della metropolitana londinese (vedi qui sotto).

A partire da BoingBoing, che associa i poster non ad Orwell ma al celeberrimo film Brazil di Terry Gilliam, i commenti sulle affissioni si sono moltiplicati. Che si tratti di “big brother” o “brazil” la cosa colpisce Autistici/Inventati mentre di “stile orwelliano” parla Mind Hacks che, descrivendo gli occhi che caratterizzano l’immagine del poster, sottolinea come questo possa essere figlio di uno studio secondo cui ricordare alle persone che sono sorvegliate le spinga ad agire in modo più onesto. Non a caso c’è chi dice, osservando il poster: “Ecco, il 1984 è finalmente arrivato in Inghilterra”.
“All’apparenza - attaccano altri - il governo pseudo-fascista del Regno Unito ritiene di essere il potere più elevato nel paese. Non è così: in ogni società democratica il massimo potere lo ha il popolo. Se qualcuno deve sorvegliare allora è la gente che deve guardare il Governo!”.

“Credo - scrivono alcuni utenti - che sia un segno concreto del mondo in cui viviamo, che come in un incubo erode le libertà”. Altri si limitano ad osservare: “Al di là di ogni altra cosa, il poster ricorda molto da vicino un’immagine sovietica e, se non sbaglio, erano loro i cattivi”.

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I mostri di Erba

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Oggi i coniugi Romano hanno confessato. Sono stati loro ad uccidere i vicini di casa. I giornalisti dei telegiornali sguazzano in questa notizia come i bambini nelle caramelle, perché a loro non interessa altro che la notizia faccia notizia, appunto. E così si sprecano frasi che identificano i due assassini come “mostri” come se non facessero parte della nostra società. Addirittura al TG5 dicono che non si può nemmeno parlare di omicidio perché è qualcosa di molto peggio. Insomma qualcosa di inimmaginabile, disumano, al di fuori della concezione di noi brava gente.

Non riesco a non vedere del patetico buonismo in queste parole, un insulso tentativo di “chiamarsi fuori” (argomento, questo che ho già affrontato in quest’altro articolo).

Questa volta voglio concludere facendo una citazione che credo chiarisca il perché non possiamo definire quelle persona come “mostri” come se non facessero parte del genero umano, come se non fossero persone, come se non fossero i nostri vicini, e a volte anche noi stessi:

E ogni generazione diventerà sempre più barbara, sino alla follia collettiva. Ma non è detto che potranno esserci nuove generazioni. Il mondo è già ora un immane manicomio, e non ha futuro, se non riusciremo a invertire la tendenza che lo porta all’autodistruzione.

E tu stesso, se solo riuscissi a sederti tranquillo e a riflettere, scopriresti terrorizzato quanta pazzia si annida in te. Il fatto che tu riesca a controllarla e a reprimerla è irrilevante. Basterebbe poco a trasformarti in un maniaco omicida, per farti uscire in strada e uccidere chiunque tu incontrassi, perché tu stesso ti dia la morte.

Rajneesh Chandra Mohan Jain, detto Osho

Così poco che è bastato il pianto di un bambino per avere l’istinto di sgozzarlo.

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Inchiesta sulla Bill & Melinda Gates Foundation

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Una Fondazione che dona per risolvere certi problemi nel mondo e investe in industrie che creano quegli stessi problemi. Al netto delle spese e delle entrate Bill Gates e sua moglie vanno in pareggio, i problemi non si risolvono, e loro (e la Microsoft) ci guadagna in pubblicità. Senza rischiare che la risoluzione del problema dell’AIDS in Africa rischi di non mettere più in piena luce l’impegno dei Gates. E infatti, per evitare questo rischio, finanziano le compagnie farmaceutiche che mantengono alti i prezzi delle medicine per i malati di AIDS.

Da PI

Un’inchiesta del LA Times mette in difficoltà i coniugi Gates e la Fondazione più ricca del mondo. Le sue attività benefiche comprenderebbero investimenti controversi ad impatto ambientale e sanitario gravissimo

Il Los Angeles Times ha realizzato un approfondito reportage su quelli che qualcuno definisce “imbarazzanti segreti” della Bill & Melinda Gates Foundation. Niente di sconvolgente, secondo gli esperti, ma spiacevole per il comune sentire. Si parla, ad esempio, del sostegno alla Sanità africana da parte della Fondazione, che però al contempo finanzierebbe le corporation dell’energia responsabili della contaminazione ambientale che quella Sanità combatte. Continua a leggere ‘Inchiesta sulla Bill & Melinda Gates Foundation’

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Discriminazione informatica nell’UE

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L’Unione Europea snobba il mondo OpenSource, favorendo per di più Microsoft, pubblicando i video estratti dalle sedute e dalle conferenze stampa del Consiglio Europeo solo in formato windows media video? Inoltre sono discriminati coloro che usano Firefox e Opera? Allora noi firmiamo una bella petizione! (io sono il firmatario numero 10907)

Da Punto Informatico:

Che Linux incorra in ostacoli nel farsi accettare come piattaforma ideale per le infrastrutture informatiche delle istituzioni del vecchio continente è cosa nota. Ma una discriminazione ad alto livello suscita invece scalpore. Lo segnala ZDNet UK: il portale predisposto a fungere da collettore dei documenti video estratti dalle sedute e dalle conferenze stampa del Consiglio Europeo è precluso alla possibilità di fruizione da parte degli utenti del Pinguino.

I video sono distribuiti in formato Windows Media (.wmv), e sono quindi disponibili per la visione solo a quei sistemi (Windows e Mac) in grado di gestire opportunamente lo standard Microsoft. “Il servizio di streaming live del Consiglio dell’Unione Europea può essere visualizzato sulle piattaforme Microsoft Windows e Macintosh”, è scritto in bella mostra sul sito. Nessun supporto per Linux dunque, in nessun modo. Continua a leggere ‘Discriminazione informatica nell’UE’

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